Charles Darwin è
ancora attuale. È un verdetto di assoluzione tra i più
schiaccianti quello riservato al padre dell’evoluzionismo dal
pubblico, circa 800 persone, che ha affollato Villa Torlonia a
San Mauro Pascoli (Forlì-Cesena). Questo l’esito per alzata di
paletta: Assoluzione 605 voti; Accusa 98; Astenuti 87. Al
presidente del Tribunale, Gianfranco Miro Gori, non è restato
che prendere atto del verdetto e constatare che si è trattata
della votazione più partecipata di sempre nei 25 anni dei
Processi storici di Sammauroindustria (790 votanti).
L’accusatore Marco Ferraguti, professore dell’Università di
Milano, non ha giocato la carta del creazionismo, alla quale non
crede, ma ha messo in luce gli aspetti nebulosi della
personalità di Darwin, soffermandosi ad esempio sulla
pubblicazione de ‘L’origine della specie’: “Nel 1838 gli
elementi della sua teoria sull’evoluzione erano già tutti
presenti. Perché allora aspetta 20 anni prima di pubblicare
questo libro rivoluzionario? Perché aveva una grande paura: sia
delle reazioni del clero, sia di avere sbagliato qualcosa e
venire sbertucciato dai contemporanei. Perché Darwin non era un
accademico”.
A ribattere alle accuse è stato Stefano Mazzotti, direttore
del Museo di Storia Naturale di Ferrara, che ha sintetizzato la
teoria dell’evoluzione in sei punti: variabilità dei caratteri;
sovrapproduzione di prole; lotta per l’esistenza; selezione
naturale; ereditarietà; isolamento geografico. “La genialità di
Darwin – ha detto – è stata quella di concepire l’uomo parte
dell’albero della vita. E se guardiamo alle problematiche
attuali, Darwin deve essere ancora oggi un faro. Quello che
preoccupa nei tempi odierni sono le diffidenze sulla teoria
dell’evoluzione”.
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