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    Home»Persone»intervista al brand che ha stregato Miranda Priestley
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    intervista al brand che ha stregato Miranda Priestley

    admin5698By admin56981 Agosto 2025Nessun commento6 Minuti di lettura
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    intervista al brand che ha stregato Miranda Priestley
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    Fondato nel 2021 da due amiche, è un manifesto rivolto a tutte le donne. Avvistato sul set più atteso del 2026, sta facendo parlare molto di sé ma noi vi raccontiamo perché, oltre ai vestiti, ha molto da dire…

    SA SU PHI: tre semplici sillabe per un nome che sembra avere fascinazioni lontane e invece ha un animo italianissimo. Tre sillabe che raccontano due donne e una visione: SA come Sara Ferrero, SU come Susanna Cucco; si legge “sasufi” e richiama il francese “ça suffit“, ovvero, è abbastanza, siamo abbastanza. 

    Da questo semplice concetto è nato il brand di Sara e Susanna, due donne e due amiche, due carriere importanti e di successo nel mondo del management e della comunicazione ma divise, come quella di tante donne, nel perenne bilancio tra lavoro, famiglie, passioni e, ovviamente, mille responsabilità. 

    Da qui l’idea di creare un progetto, nel 2021, per quelle donne che, al mattino davanti all’armadio, vogliono scegliere e indossare qualcosa che le faccia sentire sicure, “powerful” e autentiche. Più che un marchio, una filosofia che rivelata dalle donne che lo indossano, come amano definirlo loro stesso. 

     

    (Nella foto: Susanna Cucco e Sara Ferrero)

     

    Materiali di altissima qualità, lavorati in laboratori e manifatture italiane, linee essenziali e pulite e una  palette dove il colore diventa elemento espressivo e non solo puramente decorativo sono gli elementi distintivi di SA SU PHI.

    Ma non solo… Guardando da vicino i capi e indossandoli si notano piccoli dettagli e “tricks” furbi”: come la cintura dell’abito che segna il punto vita solo sul davanti ma non dietro, lasciando la silhoutte più pulita e slanciata o la morbida maglia con le maniche che si possono sfilare e portare libere o intorno al collo, tutti elementi che possono venire in mente solo a una donna che quegli abiti li porta tutti i giorni e sa cosa desidera da loro. 

     

    E se dal 2021, anno in cui è nato, a oggi ha raccolto in poco tempo una community affiatata e consapevole di donne che ne sposa i valori, ora il brand si prende una nuova soddisfazione: due look sono stati indossati da Meryl Streep, o meglio, Miranda Priestley, nel sequel de “Il Diavolo veste Prada“.

    In uno la Streep porta il cappotto Lauren color beige, nel secondo un intero outfit nei toni del grigio, composto da giacca e gonna a ruota in fresco di lana.

    Grazia.it ha colto l’occasione per parlare con Sara e Susanna ed entrare nel mondo di SA SU PHI attraverso la loro voce:

    Partiamo dal principio: avete un background e delle carriere di successo nel mondo del management e della comunicazione. Cosa vi ha spinto a creare Sa Su Phi?

    «SA SU PHI nasce proprio dal desiderio di vestire donne come noi e come voi. La volontà di creare uno spazio in cui le nostre competenze potessero tradursi in un progetto autentico, al femminile, capace di coniugare estetica, etica e libertà espressiva. Dopo anni in ruoli manageriali e creativi, sentivamo l’urgenza di dare voce a un nuovo modo di fare moda più consapevole, responsabile e personale. Così abbiamo deciso di costruire un brand che non fosse solo un prodotto, ma un manifesto di identità e visione: un brand di donne dedicato alle donne».

    Essere imprenditrici e donne in Italia è molto complicato. Nel percorso di creazione del brand quali sono state le difficoltà in cui vi siete imbattute?

    «Abbiamo incontrato alcune sfide che spesso si sono tradotte in opportunità: dalla volontà di rimanere autonome e non accedere ad investitori esterni, alla fatica di affermare un progetto guidato che parte da zero in un sistema ancora spesso dominato da logiche dei grandi gruppi. Ma il vero ostacolo più grande è stato rompere le aspettative su come “dovrebbe” essere un brand fondato da donne. Abbiamo scelto di non scendere a compromessi sulla qualità, sulla trasparenza della filiera e sul nostro linguaggio visivo anche se questo ha significato muoverci più lentamente, ma in modo più solido e coerente».

    Tra i pezzi di Sa Su Phi, c’è un capo a cui siete particolarmente affezionate o che ha una storia particolare?

    «Tra i nostri pezzi preferiti ci sono senz’altro i maglioni in puro cashmere a 8 fili, un perfetto equilibrio tra comfort avvolgente e rigore architettonico. Sono capi che durano nel tempo e parlano di una femminilità sicura ma anche avvolgenti. Amiamo anche il nostro suiting, pensato per le nostre donne per affermare la propria presenza con forza e autenticità. Ogni completo è un invito a riscrivere le regole, esprimendo sé stesse con eleganza e consapevolezza. Non a caso è stato scelto anche da Miranda Priestly, simbolo intramontabile di determinazione e individualità».

    La notizia di questi giorni è che due vostri look sono “apparsi” sul set de “Il Diavolo veste Prada 2”, film attesissimo che uscirà l’anno prossimo. Com’è nata questa “collaborazione”?

    «È stata una sorpresa emozionante anche per noi. Uno stylist americano che ci segue da tempo ci ha contattate per un progetto top secret, senza svelare troppo. Solo in un secondo momento abbiamo scoperto che si trattava del sequel di “Il Diavolo veste Prada”. Vedere i nostri look sul set di un film così iconico è stato un riconoscimento straordinario, soprattutto perché dimostra quanto il nostro linguaggio estetico risuoni con la donna a cui ci rivolgiamo—una donna forte, consapevole, raffinata. Meryl Streep, sia come attrice che attraverso il suo personaggio, ne rappresenta un’espressione amplificata e perfetta.  In questi anni siamo riuscite a consolidare la nostra presenza come brand apprezzato e scelto da numerose donne del panorama fashion, dal mondo dell’arte e dell’impresa. Essere oggi rappresentate così non solo ci rispecchia profondamente, ma ci gratifica e conferma il valore del percorso che abbiamo intrapreso».

    Da donne e imprenditrici qual è la vostra visione sull’attuale situazione della moda italiana e cosa consigliereste a delle giovani che vorrebbero lavorare in questo campo?

    «La moda italiana sta vivendo un momento di transizione: si avverte la necessità di rinnovare il sistema in modo da ritornare ad essere più snelli e vicini al consumatore finale senza perdere la tradizione. Serve più coraggio nell’investire in idee nuove, soprattutto quando più spazio alle donne. Alle giovani che vogliono entrare in questo settore diciamo: siate radicali ma concrete, abbiate una visione chiara ma non abbiate paura di sbagliare. E soprattutto: costruite relazioni sane, perché la moda non è solo immagine ma è sistema, persone, lavoro quotidiano».

    brand che Intervista Miranda Priestley stregato
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