(di Agnese Ferrara)
Bisnonne, nonne, madri, figlie e
nipoti. Intere generazioni di donne, e di uomini appassionati di
cucina e cuochi, l’hanno letto. Moltissimi italiani ne
conservano una copia a casa ancora oggi. E’ il libro di ricette
tra i più consultati in Italia, la bibbia pre-internet per
eccellenza, non facile da capire per chi è alle prime armi ma un
must passato di mano in mano e conservato gelosamente anche
quando con le pagine unte di burro o appiccicose. Ancora
consultato e perfino in vendita ora su eBay nella versione del
1927 – legatura in tela rossa e rifilato – con base d’asta di
190 euro, è il ‘Talismano della felicità’, scritto da Ada Boni
per la prima volta nel 1925 e stampato nel 1929 dalla casa
editrice Colombo. Pubblicato inizialmente a puntate sulla
rivista Preziosa – fondata dalla stessa signora Boni – tra il
1925 e per un decennio, il manuale è in uscita negli Stati Uniti
per la prima volta nella versione fedele all’originale, tradotto
in inglese dalla casa editrice Little, Brown & Company.
Scritto due decenni prima de ‘Il cucchiaio d’argento’, altro
manuale di ricette onnipresente nelle case italiane, il
Talismano della felicità è stato per cento anni la bibbia
culinaria della penisola. “Generazioni di cuochi si sono rivolti
a ‘Il Talismano’ come fonte inesauribile di piatti classici che
portano conforto, nostalgia e profondo piacere. Catalogando
tutti i sapori e le tradizioni che definiscono la cucina
italiana, divenne rapidamente un regalo di nozze per eccellenza:
un talismano portafortuna per gli sposi che iniziavano una nuova
vita, – spiega l’editore. “Non può esserci vera felicità, –
precisava Boni, – se si trascura una parte così essenziale della
nostra vita quotidiana come il mangiare”.
La versione tradotta, – con la prefazione di Katie Parla,
giornalista americana che vive a Roma, autrice di libri di
cucina dove racconta i segreti della tradizione culinaria
italiana – corrisponde alla prima edizione e contiene quasi
1.700 ricette. “I cuochi americani possono finalmente apprezzare
appieno la ricchezza della cucina regionale italiana – precisa
l’editore Michael Szczerban che ne aveva sentito parlare da
conoscenti italiani rimanendo affascinato da un titolo così
evocativo tanto da andare alla ricerca dell’editore originale o
degli eredi per anni per chiederne i diritti di pubblicazione.
Intervistato dal New York Times, Mr. Szczerban ha spiegato che,
dopo anni e attraverso vari livelli di contatti, è riuscito ad
arrivare a un pronipote di Ada Boni ancora in vita,
l’ottantatreenne Stefano Tambone “cresciuto mangiando i piatti
che la signora Boni e suo fratello avevano provato nella loro
cucina di Roma”.
“Il pronipote si ricorda ancora di averla vista curva su una
traballante macchina da scrivere Remington. – spiega Szczerban
al quotidiano newyorkese. – Il signor Tambone ha ereditato la
sua collezione di libri di cucina e le pentole di rame usurate
che usava. In uno scambio di e-mail ha anche detto che la
famiglia è entusiasta che il libro sia ora disponibile in
inglese e che pensa che lo sarebbe anche la sua prozia, la
signora Boni”.
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