Una coppia dentro e fuori dal set. Dave Franco e Alison Brie, marito e moglie nella vita reale, tornano a lavorare fianco a fianco con Together, un film – presentato in anteprima al Taormina Film Festival e ora al cinema con I Wonder Pictures – che mescola horror corporeo e commedia nera, e che li mette alla prova non solo come attori ma come partner. Sullo schermo si spingono ai limiti della codipendenza, tra corpi che si scontrano, ferite e claustrofobia emotiva. Nella realtà, invece, raccontano con leggerezza una complicità costruita in oltre tredici anni di relazione. Lui preciso, perfezionista, pronto a farsi male pur di girare una scena al massimo. Lei ironica, istintiva, capace di portare sul set un’energia contagiosa. Insieme parlano di amore e spazi personali, di paura e fiducia, ma anche di domeniche passate a letto tra film e ciambelle.
Dopo un film come Together, avete sentito il bisogno di spazio l’uno dall’altra?
Dave Franco: «In realtà il contrario. Subito dopo le riprese ho dovuto occuparmi della promozione di un altro progetto e siamo stati separati. È stato terribile. Mi sono reso conto che, durante il film, eravamo diventati ancora più codipendenti».
Alison Brie: «Sì, ci ha fatto riflettere molto sulla nostra relazione. Abbiamo accettato che sì, siamo codipendenti, ma in senso positivo. A volte è anche bello quando il lavoro ci allontana, perché ci fa sentire la mancanza».
Qual è stata la sfida più grande sul set?
Dave Franco: «La fisicità e la velocità. Abbiamo girato in 21 giorni, un progetto molto ambizioso per quel tempo. Ogni giorno c’era qualcosa di intenso da fare con i nostri corpi, dalle acrobazie agli urti. Ricordo una scena con una controfigura che si schiantava contro una porta a vetri. Ho pensato: “Non è abbastanza forte, devo farlo io”. Mi sono ritrovato con un livido sul naso per il resto delle riprese, ma ne è valsa la pena».
Alison Brie: «Abbiamo persino documentato tutte le mie ferite: ora abbiamo un collage. Dave era coperto di lividi. Ma eravamo così entusiasti che la fatica passava in secondo piano. Ogni giorno l’energia era al massimo, ed è stato estenuante ma anche esaltante».

