Intorno alle 00.50 greche, nelle acque internazionali a sud della punta occidentale di Creta, alcuni ordigni sono esplosi sopra la barca Otaria su cui mi trovo e su almeno altre sei o sette imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, che sono oltre 40 e viaggiano verso Gaza con aiuti umanitari. Colpita anche Morgana, sulla quale viaggiano la portavoce italiana Maria Elena Delia e i parlamentari Marco Croatti del M5S e Benedetta Scuderi di Avs: è stata distrutta la vela principale e la randa, stessa sorte anche per un’altra barca, ma sono almeno tre quelle che hanno subito danni. Colpire le vele vuol dire impedire fisicamente di proseguire. Si sentono altre esplosioni, la navigazione per ora va avanti. “Un drone volava sopra un’altra barca, ha puntato su di noi con una specie di lenza che penzolava, poi l’ha fatta esplodere”, dice chi era nel pozzetto. Nessun danno alle persone, non così alle barche.
Il “nostro” è esploso circa all’altezza dell’albero, ha fatto anche una luce fissa. Il botto è stato forte, dormivo sotto coperta e mi sono svegliato di soprassalto. Si direbbe grossi petardi, ordigni assordanti lanciati da droni che volano basso. Pochi istanti prima dell’esplosione su Otaria si sentiva della musica sul canale radio vhf usato dalle barche della Flotilla, poco dopo sono passati a un altro canale. Da giorni vengono avvistati droni che però volavano più in alto, apparentemente da ricognizione. Si direbbe che questi sono colpi di avvertimento, meno pesanti degli ordigni incendiari che hanno colpito in Tunisia la Familia Madeira e l’Alma, le due barche principali della Flotilla partita da Barcellona. Il ministero degli Esteri israeliano da due giorni scrive che non consentirà alla Gsf di arrivare a Gaza.
“Esplosioni, droni non identificati e interferenze nelle comunicazioni. Stiamo assistendo in prima persona a queste operazioni psicologiche, proprio ora, ma non ci lasceremo intimidire – si legge sui canali Telegram della Global Sumud Flotilla – Gli estremi a cui Israele e i suoi alleati arriveranno per prolungare gli orrori della fame e del genocidio a Gaza sono disgustosi. Ma la nostra determinazione è più forte che mai – si legge ancora – Queste tattiche non ci impediranno di portare aiuti a Gaza e rompere l’assedio illegale. Ogni tentativo di intimidirci non fa che rafforzare il nostro impegno. Non ci lasceremo mettere a tacere. Continueremo a navigare“.
Successivamente l’allarme è stato rilanciato: “Chiediamo con urgenza un’immediata presa di posizione pubblica di condanna questi attacchi, la protezione dei partecipanti da parte delle istituzioni internazionali, pressione diplomatica e politica sui responsabili per fermare queste azioni illegali” è scritto nell’appello. “Se qualcuno dovesse essere ferito o ucciso, si tratterebbe di un ulteriore crimine di guerra da aggiungere alla lunga lista di violazioni già commesse. È fondamentale che governi, istituzioni e organizzazioni internazionali intervengano ora, prima che sia troppo tardi”.
(la foto in evidenza non è relativa all’attacco descritto nell’articolo)

