Tre anni dopo Io non ho paura, Ernia torna con Per soldi e per amore (in uscita il 19 settembre), un disco che, racconta, ha riscritto da capo: «Avevo un album pronto, l’ho riascoltato e non mi piaceva più. Non mi rappresentava, non ci rivedevo quello che sono oggi. Così l’ho buttato e insieme al produttore Charlie Charles l’ho rifatto da zero. Non so se sia il disco della maturità, ogni volta me lo chiedono e rispondo che il disco della maturità sarà sempre il prossimo. Però questo è sicuramente un disco maturo». A spiegarci la natura del suo progetto, il significato e tutti i retroscena del disco è Ernia in prima persona, nella conferenza stampa di presentazione. Riflette: «Dove sta l’equilibrio tra soldi e amore? Non c’è una risposta oggettiva, ognuno ha la sua. Però se rileggo i testi mi accorgo che la mia risposta c’è: vince l’amore. È venuto fuori involontariamente, ma con chiarezza. Per i miei, per i miei amici, per la musica, per il lavoro che faccio. È lì che ho fatto vincere l’amore».
Il primo brano del disco è Mi ricordo, racconta gli inizi e la disillusione che ormai prova nei confronti del suo lavoro: «Parlo del fatto di aver raggiunto un certo successo e poi accorgersi che spesso sono i soldi a decidere la tua strada. Quando abbiamo iniziato con il rap non si guadagnava niente, nemmeno ci sognavamo di viverci. Poi le cose sono cambiate e non sempre in meglio».
Con Figlio di arriva l’incontro con i Club Dogo, un passaggio che per Ernia è anche un punto di arrivo personale: «Per me è stato un sogno fare un pezzo con i Dogo. Io ero convinto che non avrebbero mai accettato, se non fosse stato per Charlie non ci sarebbe stato. Lui mi ha spinto a chiedere, e alla fine è andata meglio di quanto mi aspettassi». La leggerezza torna con Fellini, una traccia che unisce ironia e osservazione sociale. Qui Ernia si diverte a smontare le pose del rap, prendendo in giro i deliri di onnipotenza che spesso circolano nell’ambiente, e nello stesso tempo mette in guardia i più giovani dall’illusione che bastino status symbol e scorciatoie per sentirsi arrivati. A rafforzare il brano c’è Kid Yugi, che per l’occasione si muove fuori dalla sua comfort zone e nel feat. dimostra di sapersi adattare a un registro diverso: «Con Kid Yugi siamo amici, quando viene a Milano ci vediamo per pranzo, quindi non c’è stato neanche bisogno di alzare la cornetta. All’inizio pensavo di metterlo su un pezzo molto più trap, ma non era il suo. Poi gli ho fatto sentire Fellini e lui ha detto subito: “questa è la mia”. Io non lo vedevo, non riuscivo a immaginarlo sopra quel tipo di produzione, invece è stato bravissimo».
A proposito del modo in cui viene percepito il rap, Ernia è netto e con questo disco prova a fre a pezzi lo stereotipo del rapper: «L’hip hop è uno strumento, ci puoi parlare di qualsiasi cosa. Certo, la facciata arriva prima: i pezzi da club, quelli più commerciali. Ma non puoi giudicare un artista solo da quello che streamma di più». E poi aggiunge sul concetto di artista: «Mi sembra che la parola artista sia stata un po’ violentata. La usano tutti per giustificarsi. Io non l’ho mai detto, oggi forse è la prima volta. Io scrivo canzoni, sono un autore. Non mi piace questa immagine del genio pazzo che fa quello che vuole perché tanto è arte. Nel corso degli anni ho visto persone fare delle cose anche ridicole e bizzarre e pensare che forse non avevano a che fare con il loro lavoro, poi quando glielo fai notare rispondo “sono un artista”. In questo senso credo sia una giustificazione».

