«Siete sempre quelli dell’olio di ricino!». «Siete rimasti a Stalin!» «Difendete Askatasuna!» «E allora, Casa Pound?». Mica tanta Festa, mica tanta Unità. Rimbomba, anche il giorno dopo, la schermaglia tra il ministro Paolo Zangrillo e alcuni torinesi che assistevano al dibattito sulla cittadinanza. Zangrillo e Forza Italia ribadiscono, il Pd replica. È intervenuto anche Ignazio La Russa per esprimere solidarietà a Zangrillo. Dunque? Se ne potrebbe uscire? Lo abbiamo chiesto a Marcello Mazzù, segretario del Pd a Torino: «Il nostro intento era e resta costruire dialogo, non accettiamo lezioni di democrazia da parte di chi, invitato da noi, è venuto qui a provocare».
Dunque, secondo lei il ministro se l’era preparata?
«Tutto bene finché Zangrillo non ha paragonato le code per il permesso di soggiorno a quelle per il passaporto. Eh no, è una scemenza bella e buona».
Zangrillo fischiato alla Festa dell’Unità sulla sicurezza. Il ministro al pubblico: “Vergognatevi”
13 Settembre 2025
Vi hanno dato degli squadristi.
«Ma figuriamoci! L’anno scorso era venuto a trovarci Federico Riboldi, eravamo un po’ preoccupati e non è successo niente».
Con Zangrillo, invece.
«Anche alcuni dei suoi si sono stupiti dei toni e della reazione. Noi avevamo pensato a un esponente di Forza Italia, decidessero loro chi, per la loro disponibilità a discutere di cittadinanza. Zangrillo ha detto: vengo io. Tutto bene, fino al suo crescendo, prima su corso Giulio Cesare, poi la storia delle code e infine Aska».
Che è, ammettetelo, un fico d’India: come lo tocchi ti pungi.
«Vero, però la politica non si occupa solo di cose semplici. Lo stabile di Askatasuna va recuperato, ma senza reprimere i giovani che vi gravitano».
Non era possibile evitare lo scontro frontale con il ministro e restare su un terreno di confronto?
«Abbiamo cercato di calmare qualche persona tra il pubblico, un paio non le avevo mai viste, e sono andato personalmente da Fontana per chiedergli di rientrare. Resto dell’idea che della questione si stia facendo un uso strumentale e demagogico».
Hanno cercato l’incidente?
«Secondo me, sì».
Ma è vero che la sinistra non lascia parlare?
«Ovviamente no, però c’è chi non sa usare altri argomenti che questo».
Pare di capire che il riferimento è anche a Marco Fontana.
«Non è la prima volta che va a parare lì».
Sinceramente, lei si aspettava che la bagarre potesse scatenarsi in un incontro tra voi e Forza Italia?
«Proprio no. Forse qualche collega di coalizione li avrà contaminati».
Non teme che questa polemica alla Festa dell’Unità possa compromettere il dialogo su un essenziale argomento di civiltà?
«No, perché i diritti di cittadinanza sono talmente importanti da venire prima di chiunque, e per chiunque intendo un politico piuttosto che un altro. Da questo tema non si scappa: sono gli stessi imprenditori a dichiarare che nel mondo del lavoro mancano almeno 300 mila persone per svolgere un certo tipo di mansioni. Me ne accorgo anche svolgendo la mia professione di medico del lavoro: ormai, il 70 per cento delle visite riguardano persone straniere. Alcuni erano presenti al dibattito, l’altra sera, e si sono giustamente irritati per il paragone con i passaporti».
Alla prossima Festa dell’Unità inviterete ancora il centrodestra?
«Naturalmente sì».

