«Mio cugino ha partecipato alle proteste, ora è in ospedale con una pallottola in una gamba», dice Pawan, 40 anni, dalla sua abitazione di Katmandu. Nella capitale nepalese sono le cinque del pomeriggio e c’è il coprifuoco fino al mattino dopo alle sei. «Possiamo uscire solo per emergenze, i militari controllano la città». In casa guardano le immagini sui canali Facebook della città che brucia, del parlamento dato alle fiamme, sentono le voci di chi era nel corteo contro la corruzione del governo e ha visto partire gli spari. «La polizia ha sparato sugli studenti dopo poche ore dall’inizio della manifestazione, sono morti subito in 19, ora le vittime sono salite a 25, più di 600 sono feriti ricoverati in ospedale».
Nepali student protestors clash with police near the Federal Parliament building in Kathmandu, Nepal, on September 8, 2025, as they defy the prohibitory order while protesting against the social media ban and corruption. (Photo by Subaas Shrestha/NurPhoto via Getty Images)NurPhoto/Getty Images
«Siamo scesi in piazza contro la corruzione, per un Nepal migliore e un futuro migliore», dice Mingma, 30 anni, anche lui di Kathmandu, che ha partecipato alle proteste del primo giorno: «Era una manifestazione pacifica su cui hanno aperto il fuoco».
«Tutto è iniziato con il blocco dei social, i giovani sono scesi in strada per difendere la loro libertà di parlare e di confrontarsi. Ma la verità è che i giovani della Gen Z non vogliono più un governo come quello che c’è stato fino ad ora», racconta Beni che ha 45 anni e da tre giorni è in casa, in coprifuoco. «Sono preoccupata per quello che sta succedendo ma contenta, tante cose in Nepal non funzionano, i diritti del pubblico sono sempre più usurpati dagli interessi privati, la vita funziona solo con i soldi e le tangenti, dalle quelle che devi pagare per aprire una tua attività fino ai visti per andare all’estero. Ieri il primo ministro ha rassegnato le dimissioni e molti ministri hanno lasciato il Paese. In queste ore i rappresentati della Gen Z stanno facendo un incontro con i militari per formare un nuovo governo: lo fanno su Zoom e invitano tutti a dare suggerimenti nei commenti. È un sistema nuovo, è una rivoluzione dei giovani che si è estesa dalla capitale in tutto il Paese, sono i giovani contro i vecchi politici. Il Primo ministro ha più di 70 anni, lui come molti ministri erano i rappresentati di una classe politica che è al potere da anni, ma non siamo più una monarchia siamo una repubblica, vogliamo un governo democratico che sia rappresentativo della popolazione: il primo ministro fino ad oggi non era eletto dal direttamente dal popolo, ora vedremo».

