Il caso Garlasco e il nome di Chiara Poggi tornano a incrociarsi con una vicenda dai contorni oscuri. Il filo conduttore è Flavius Savu, 41 anni, latitante di origine romena, arrestato in queste ore vicino a Zurigo, in Svizzera, dopo sette anni di irreperibilità, con un mandato di cattura internazionale.
Condannato a cinque anni di carcere per estorsione aggravata e latitante dal 2018, Flavius Savu è coinvolto in un’inchiesta che coinvolge il santuario della Madonna della Bozzola di Garlasco e che, nel tempo, ha sfiorato anche l’omicidio della studentessa, uccisa il 13 agosto 2007 nella sua villetta di via Pascoli.
Savu era stato condannato insieme al connazionale Florin Tanasie per un ricatto ai danni dell’allora rettore del santuario, don Gregorio Vitali. I fatti risalgono al 2014: i due riuscirono a estorcere decine di migliaia di euro al sacerdote, minacciandolo di diffondere video che lo ritraevano in rapporti sessuali. Già durante il processo, conclusosi nel 2018 con la condanna definitiva a cinque anni, Savu si era reso irreperibile, diventando latitante.
L’inchiesta svelò un giro di ricatti a sfondo sessuale collegati al santuario, che da allora è rimasto al centro di ipotesi e ricostruzioni contrastanti.
Negli ultimi mesi Savu aveva rilasciato alcune dichiarazioni a giornali e televisioni: secondo quanto riportato da Il Tempo, avrebbe sostenuto che Chiara Poggi fosse stata uccisa perché a conoscenza di abusi sessuali, anche su minori, che avvenivano nel santuario. Una versione mai suffragata da prove concrete, ma che ha alimentato nuove piste investigative.
A maggio, inoltre, un presunto memoriale del nipote di Savu, mostrato da Telelombardia, parlava di un giro di prostituzione all’interno della Bozzola, pur senza citare nomi direttamente legati all’indagine sul delitto di Garlasco, né Stasi né il nuovo indagato Andrea Sempio.
A rafforzare i sospetti, almeno sul piano mediatico, c’è anche un dettaglio: un album fotografico sequestrato a casa di Alberto Stasi e contenente immagini di lui e Chiara in gita proprio al santuario, del quale però si è poi persa ogni traccia.
Secondo la Provincia Pavese, nei giorni precedenti all’arresto Savu avrebbe ribadito telefonicamente l’esistenza di un collegamento tra il caso Poggi e la Bozzola, pur ammettendo di non aver mai conosciuto personalmente Chiara.

