Ha fatto partire polemiche, soprattutto dal centrodestra, l’iniziativa del Comune di Bologna che, dalle prossime settimane, distribuirà pipe sterili monouso alle persone che fanno uso di crack. L’approccio è quello definito della riduzione del danno per le persone tossicodipendenti. Sono stati distribuiti in passato e lo sono ancora da parte di centri medici e comuni in diverse parti d’Europa e del mondo.
Perché fornire materiale per consumare droghe
Sono state immediate le polemiche, in particolare da parte del centrodestra secondo cui l’iniziativa sarebbe un incentivo al consumo di droga. Non è così secondo chi propone questa iniziativa, non solo a Bologna. Partendo dal presupposto che è molto complesso impedire totalmente l’utilizzo di droghe. Si sceglie allora di effetti connessi, infezioni e patologie secondarie. L’esempio che viene immediato alla mente è quello dell’utilizzo della stessa siringa da parte dei consumatori di eroina. Negli anni Novanta si è cominciato a distribuire siringhe sterili monouso. Spesso il crack è assunto con lattine e bottiglie di plastica già utilizzate, non igieniche e usate anche da più persone. Il passo successivo, nel fornire queste pipe, è quello di avvicinare le persone che fanno uso di crack e iniziare un percorso di aiuto e recupero.
L’assessorato comunale al Welfare e alla Sicurezza non la considera una soluzione definitiva, ma un passo che potrebbe almeno portare benefici escludendo altre infezioni e contaminazioni. Il progetto è partito in forma sperimentale l’anno scorso con una quarantina di persone, la cui salute è migliorata. La seconda fase prevede di fornire 300 pipe per fumare per un costo di 3500 euro. Alla base ci sono esperienze di altre città oltre a studi epidemiologici. A Bologna la zona in cui c’è spaccio e consumo è quella che sta dietro la stazione Centrale, nel quartiere della Bolognina dove sono state molte le segnalazioni di problemi di ordine pubblico legati a questo.
Che cosa è il crack e quanto è diffuso
Il crack si ricava dalla cocaina: è meno costosa, ma più pericolosa. Non si sniffa, si fuma. Dalla polvere della cocaina si parte per i cristalli di crack. Porta una sensazione di euforia immediata per pochi minuti e poi immediato abbattimento. Crea dipendenza velocemente.
Nella Relazione annuale del Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia pubblicato nel 2025, su dati 2024, si registra che la cocaina «è una delle sostanze con l’impatto socio-sanitario maggiore»: la cocaina è responsabile del 30% dei ricoveri ospedalieri legati a droghe e tra gli utenti in carico dei SerD il 23% fa uso di cocaina come sostanza primaria e il 3,3% di crack.
Nei primi sei mesi del 2025 il Serdp di Bologna, il servizio per le dipendenze patologiche, ha preso in carico 518 persone per consumo di crack, di cui 134 non erano mai state seguite prima. Per l’80% si tratta di uomini con un’età media di 40 anni. Nel 2024 le persone in carico per crack erano state 456, nel 2023 erano 353. Questi numeri non comprendono quanti non si rivolgono ai servizi contro le dipendenze e l’idea di fornire le pipe è proprio per arrivare a contattare più persone anche attraverso associazioni locali. come Asp. Fuori Binario in via de’ Carracci, che sarà punto di distribuzione.
La posizione dell’Associazione Coscioni
A proposito della distribuzione di centinaia di pipette per l’uso di crack nella città di Bologna, l’Associazione Luca Coscioni si congratula con l’assessora Madrid e l’amministrazione per «aver finalmente dimostrato cosa significhi applicare, cioè rispettare, quanto di livello essenziale di assistenza c’è nelle politiche di riduzione del danno. Politiche che pure riconosciute da 8 anni come Lea rarissimamente vengono messe in atto nella loro complessità, va dato quindi atto a Bologna di aver predisposto una serie di servizi alle persone che fanno uso di sostanze illecite per aiutarle nelle difficoltà reali e potenziali che tale uso può comportare. Non si tratta quindi di condonare o istigare l’uso si tratta di affrontare laicamente una realtà facendo tesoro di quando da decenni viene chiamato riduzione del danno e che l’Italia continua non solo a non applicare ma anche a disconoscere in sede di Nazioni unite. Auspichiamo che quanto prima anche altre città facciano sì che Bologna non sia l’eccezione ma la conferma di una regola».

