Soddisfazione dal leader leghista Salvini che pure in passato aveva difeso il centro. «Decenni di illegalità tollerata, e più volte sostenuta, dalla sinistra: ora finalmente si cambia. La legge è uguale per tutti: afuera!». Queste le parole del Ministro dell’Interno Piantedosi: «Lo sgombero del centro sociale Leoncavallo segna la fine di una lunga stagione di illegalità. Per trent’anni quell’immobile è stato occupato abusivamente. E al danno si è aggiunta la beffa: lo Stato costretto persino a risarcire i danni dell’occupazione. Oggi finalmente viene ristabilita la legalità. Il governo ha una linea chiara: tolleranza zero verso le occupazioni abusive. Dall’inizio del nostro mandato sono già stati sgomberati quasi 4mila immobili. Lo sgombero del Leoncavallo è solo un altro passo di una strategia costante e determinata che porteremo ancora avanti».
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«Nessun rispetto per 50 anni di storia dei movimenti, contro-cultura, aggregazione giovanile, politica dal basso. Avanza la Milano della speculazione edilizia e della gentrificazione, la città della rendita e delle “week”: una Milano senz’anima, esclusiva ed escludente, contro i poveri, contro chi vive del proprio lavoro, contro i giovani. Una Milano che appare più ricca e patinata, ma che in realtà è molto più povera e brutta». scrive sui social l’europarlamentare Ilaria Salis.
Nei commenti a queste dichiarazioni appare chiara la dicotomia dell’opinione pubblica sul centro sociale. Da una parte chi ricorda decenni di attività cultura e impegno gratuito, concerti e spettacoli, ma anche manifestazioni politiche. Dall’altra c’è chi sottolinea l’occupazione abusiva dello stabile e il mancato rispetto della proprietà privata.
La storia del Leoncavallo
Il Leoncavallo è uno storico centro sociale autogestito di Milano, fondato nel 1975. Si può senza dubbio definire il centro sociale più famoso d’Italia. Fino al 1994 è stato nel quartiere Casoretto in via Leoncavallo, dal nome del compositore che ha scritto I Pagliacci, poi in via Salomone, e quindi nello stabile in via Watteau. Sono passati di qui musicisti come i 99 Posse e gli Almaegretta. Qui sono stati presentati libri e si sono tenuti dibattiti. La prima fondazione è stata a opera di gruppi antifascisti che, negli anni settanta, arrivavano fino ai marxisti-leninisti. Aveva una forte impronta operaia, una volontà di alfabetizzazione e di protezione dei diritti delle donne. Quando l’eroina divenne emergenza sociale furono create ronde anti-spaccio. Nel 1978 due frequentatori del centro sociale, Fausto e Iaio furono uccisi a causa delle loro indagini sul traffico di droga nel quartiere. Li ha ricordati anche il presidente del Senato La Russa nel suo discorso di insediamento. Con la radicalizzazione dei movimenti politici il centro sociale assunse un lato più culturale come centro di riferimento per la musica in particolare.
Lo spazio è sempre stato al centro di questioni giudiziarie. I proprietari dei diversi immobili hanno sempre cercato di rientrarne in possesso attraverso cause legali. Il tentativo di sgombero più importante è quello dell’agosto del 1989 con scontri e lancio di lacrimogeni nella Milano socialista. Vennerro abbattuti i musi dell’edificio in via Leoncavallo. Un intero movimento di nuovi centri sociali in Italia è nato dopo questo episodio. Si arrivò alla guerriglia urbana in via Turati nel 1994. «Conosco quei ragazzi, i violenti sono pochi» disse Matteo Salvini in una posizione opposta da quelle attuali quando era un giovane consigliere. Vittorio Sgarbi aggiunse: «I murales lì intorno sono la Cappella Sistina della contemporaneità».

