Sbuchiamo tra gli alberi, e ci affacciamo tra le nuvole. Ha appena smesso di piovere. Torino sta lì, ai nostri piedi, sospesa. I rumori del traffico in lontananza, le vie bagnate che brillano e sembrano piccoli corsi d’acqua. Alte montagne abbracciano la città. – Portami a fare un giro. – Gio è a Torino solo per un giorno e vuole che io, torinese da una vita, gli mostri qualcosa. Ma cosa?
Torino è difficile da spiegare. Ancora più difficile da mostrare. È conosciuta per la Mole o per il Museo Egizio, ma nessuno dei due racconta davvero chi è. È un groviglio di complessi industriali ma anche di palazzi barocchi e grattacieli. Neppure io credo di averla capita fino in fondo. Mi viene in mente un solo posto.
– Andiamo fuori. –
– Fuori? –
– Sì, fuori. Ti porto sulle colline. –
Torino dall’alto
Scelgo di mostrargli una Torino a cielo aperto. Di portarlo in un luogo lontano dai turisti dove solo un vero torinese andrebbe.
Così adesso siamo al Parco Europa. Abbarbicato su una collina, è una fitta oasi verde che si affaccia sulla città come un balcone. Guardiamo dall’alto “il capo” di Torino.
– Questa città per me ha senso solo da quassù — gli dico. — Perché da dentro è un casino.
La gente fa colazione con il bicerin e pranza col pokè. Le signore portano ancora la pelliccia, i ragazzi la tuta della Juve. Si viaggia su tram gialli usciti dall’Ottocento, oppure sulle Tesla. Eppure, da quassù, tutto si tiene insieme.
Ti accorgi che le strade sono dritte e ortogonali, e in qualche modo si incontrano sempre. Ed è per questo che un grattacielo ha senso anche se circondato da case basse come tappi. Da dentro Torino è un groviglio, da qui è uno schema.
-È bella, questa città. – mi dice osservando il mare di tetti e monumenti. Ha ragione, è bella davvero.
– Indicami un posto, uno in cui vuoi andare. – tanto Torino non si conosce visitandola. La si capisce solo inciampandoci dentro.
Gio, scorre con lo sguardo la mappa torinese ed indica un punto.
– Andiamo. –
Sulle tracce di una libreria
Camminiamo nel centro, che è un fiume di teste. Io avanzo a passo moderato, ma Gio dice che vado troppo veloce. Non capisce: a Torino, se cammini piano, ti superano anche le nonne con la borsa della spesa. Sbuffo, ma rallento. Forse ha ragione lui. Poi mi blocco. Una libreria che amavo non c’è più. Al suo posto, ora c’è il negozio di una catena.
– Qui prima c’erano le stampe antiche — gli dico, indicando la vetrina. — qua, montagne di libri. Ora? Una pubblicità di cioccolatini. –
Lui sorride.
– Vuoi che entri a chiedere dove si è trasferita la libreria? –
Annuisco timidamente.
— È nella Galleria Subalpina.
– Ma è qua a fianco. – Lo prendo per un braccio e passiamo attraverso uno dei portoni che custodiscono le viscere segrete della città. Torino ha un’intera rete di gallerie e portici sotto i suoi tetti. Dopo tutto, in una città di nebbia, serviva un modo per poter passeggiare anche col maltempo. Torino, in un certo senso, vive sotto Torino.
Entrare nella Galleria Subalpina è un po’ come entrare in una grotta sotterranea. Le alte pareti di roccia massiccia, la luce che entra pacata dall’alto. Il tempo, qui, sembra fermo all’ottocento, così come l’aria che aleggia un po’ impolverata. Eppure qualcosa è diverso dall’ultima volta che sono venuta. Molte delle vetrine, incastonate nelle pareti, prima vuote adesso sono di nuovo occupate, le loro luci accese. Un negozio di tè, uno di occhiali, persino il vecchio negozietto di bijoux, che sembra l’interno del comò della nonna, oggi è aperto al mondo. Mi guardo attorno: la libreria è tra queste.
-Entriamo.-
Profumo di libri e di caffé
È la stessa: carte, pile di libri. Ma gli scaffali sono nuovi, i vetri più lucidi. Prendo un libro e ci affondo il naso per sentire l’odore, ma un altro profumo mi attrae: caffè. Seguo l’aroma in una stanzetta nascosta dietro una parete di libri. Gio è già lì ad aspettarmi. A quanto pare adesso c’è un bar nella libreria.
– Merenda? – mi porge una tazza di caffè ed un tramezzino. Curioso come sempre si è già informato di tutto.
– Il caffè proviene dal Brasile, i panini invece sono tipici di qui.
– Che strano abbinamento. – penso mentre guardo fuori dalla vetrata.
Osservando questa galleria, però, trovo finalmente le parole per parlargli di questa città.
– Torino non è che un’anziana signora orgogliosa, che ha capito che i lunghi abiti di un tempo non vanno più, e allora li accorcia un poco, ma sempre con eleganza.-
– Secondo me l’anziana signora sei tu. Che non sopporti neanche che la tua libreria di fiducia venga spostata di dieci metri. –
E forse è così, mi dico. Forse è che noi Torinesi, proprio come la nostra città, siamo tradizionalisti e sedentari, ma sentiamo che il cambiamento è necessario e ci avviamo verso esso con passo lento ma deciso. Forse Torino, non è che un cassetto di bijoux che adesso, piano piano, abbiamo deciso di spolverare, mettere in ordine e mostrare al mondo. E c’è tanto da mostrare.
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L’articolo Chi è Torino? Una guida inaspettata sembra essere il primo su Dove Viaggi.

