Solitamente si pensa ancora che Torino sia una città grigia, industriale. In realtà, anche lei respira. Negli ultimi anni, infatti, si è popolata di numerose vite e realtà al di là di quelle legate al lavoro.
La città che ha dato i natali alla Fiat ora si muove come un complesso formicaio: sono molti i suoi nuclei, da Piazza Vittorio a Porta Palazzo.
Ma esistono nuovi polmoni torinesi non ancora molto noti o che vengono visti semplicemente come semplici sbocchi verso il Raccordo Autostradale 10 e l’A55. Uno su tutti, Piazza Generale Antonio Baldissera.
Dedicata all’omonimo generale, Piazza Baldissera presenta oggi un importante mix di culture e commercio. A guardarla, sembra il basamento di un imponente albero secolare. Presenta quattro diramazioni principali che si immergono all’interno e all’esterno del tessuto cittadino: Corso Principe Oddone, Corso Vigevano, Corso Mortara e Corso Venezia.
Ognuna di queste radici ha infuso e tuttora infonde energia alle zone limitrofe, rendendole realtà che prendono vita e danno, a loro volta, vita.
Viaggio tra i Docks Dora
Partiamo dalla tratta Piazza Baldissera – Corso Venezia. A circa 650 metri dal Grande Polmone, in via Valprato 68, si trovano i Docks Dora, nati inizialmente per soddisfare le esigenze della zona industriale nord come infrastruttura per deposito di merci (originariamente sia su strada che su ferrovia).
All’inizio degli anni ‘60 il complesso cominciò a subire una serie di cambiamenti che portarono i magazzini a mutare la sua funzione: da polo dell’industria torinese divenne sempre più un luogo di incontro, dove arte e cibo si mescolano in una nube effervescente di luci, suoni, odori e sapori. È qui che si possono gustare sotto le stelle o circondati da peculiari pareti i panini della Burgeria Trattoria Americana-Docks Dora e le birre del Triple B.
Al Parco Dora, tra artisti di strada e skatepark
Un cambiamento dopo l’altro, ecco la diramazione Piazza Baldissera – Corso Mortara. Con 18 minuti sulle spalle, procedendo a passo diritto e sostenuto si raggiunge ciò che è considerato il cuore attivo di Parco Dora, ovvero il suo skatepark, in via Borgaro 2.
Qui, non sono solamente le ruote di skateboard e monopattini a viaggiare.
Infatti, lungo i muri dell’ex Spina 3, anche i piedi di generazioni di street artist zampettano sull’asfalto della zona e creano sbuffi, strisce, solchi piatti, che costituiscono un vero e proprio museo a cielo aperto, tra voci e alberi, nuvole e foglie, vento e il rumore sordo del tram linea 9 che diretto da Porta Nuova fa fermata proprio davanti al parco.
Sia con la pioggia che con il Sole, Parco Dora mantiene l’aspetto calmo e piacevole di un’oasi cittadina che mostra ancora le scaglie del suo passato.
Infine, la terza e ultima tappa del viaggio. In direzione Piazza Baldissera – Corso Principe Oddone sorge una delle piazze più magiche di Torino: Piazza Statuto.
Raggiungibile anche con la linea 10N dal Grande Polmone, la piazza è controllata dalla figura leggera e sicura di Lucifero, parte dell’imponente monumento eretto nel 1879 per celebrare la realizzazione del traforo ferroviario del Frejus.
“Il Genio Alato”, che sorge sopra una piramide composta da pietre provenienti dagli scavi del traforo e sopra i corpi dei titani, rivolge il volto proprio verso Piazza Castello, “casa” di Palazzo Reale e di Palazzo Madama.
Piazza Statuto e l’esoterismo
Ma perché questa piazza, che nelle immagini satellitari assume una forma verosimilmente uterina, rappresenta il luogo madre dell’esoterismo torinese?
La ragione affonda le sue radici in un lontano passato. Si pensa, infatti, che siano stati gli Antichi Romani ad adibire la zona a luogo di esecuzioni capitali e cimitero. Leggende che non hanno mai lasciato Piazza Statuto, tanto da rimanere vive ancora adesso.
Esoterismo a parte, i fianchi della piazza, ricchi di attività commerciali e punti di ristoro, mantengono un ottimo equilibrio tra la vegetazione della piazza centrale e la natura risorgimentale dei palazzi.
Poco più distante dalla cosiddetta “Porta dell’Inferno”, intrattenimento e religione si incontrano e innervano la vita in un quartiere che poco meno di un secolo fa costituiva l’estrema periferia della città.
L’esempio di Piazza Baldissera dimostra come ciò che è industria possa diventare arte, che ciò che in origine non è nato per uno scopo ben preciso, in futuro possa sempre cambiare faccia.
Torino è un perfetto esempio di come una città di lavoratori, grigia, rumorosa, all’apparenza noiosa, possa cambiare volto, semplicemente accogliendo e accettando il flusso del Tempo.

