LEVICO TERME – Paura e poi sollievo, domenica 10 agosto, sulle rive del lago di Levico. Quello che poteva trasformarsi in un dramma, come la tragedia di Cavallino, si è invece concluso con un “lieto fine” e con una dimostrazione esemplare di solidarietà spontanea.
La scomparsa
Erano da poco passate le 13, nella spiaggia pubblica del parco di via Segantini, quando una giovane madre, in preda al panico, ha chiesto aiuto a uno degli assistenti bagnanti della Security srl, incaricata del servizio “Spiagge sicure”. Suo figlio, sei anni appena, proprio come la tragedia avvenuta a Cavallino, era scomparso. Lo aveva visto fino a un attimo prima giocare vicino alla riva; poi, un vuoto improvviso. Solo le sue ciabattine, a pochi passi dall’acqua.
La catena umana
Temendo che il bambino fosse entrato in acqua e magari in difficoltà, la madre ha lanciato l’allarme. Il responsabile del servizio, Marco Salvo, ha immediatamente avviato le procedure di emergenza. Mentre un gommone iniziava la perlustrazione, si è optato per la strategia d’intervento messa a punto negli ultimi anni: una catena umana in acqua per sondare rapidamente il fondale. Grazie ai fischietti e alle indicazioni degli assistenti bagnanti, circa quaranta persone – perlopiù sconosciuti tra loro – hanno risposto senza esitazione. Mano nella mano, distanziati di pochi centimetri, hanno avanzato nel lago fino all’altezza delle spalle, scandagliando ogni tratto d’acqua.
La mobilitazione immediata
Pochi minuti dopo, la tensione si è sciolta: il bambino è stato ritrovato sano e salvo in un’altra zona del parco, ignaro della mobilitazione in corso. «Al di là del falso allarme – ha commentato Salvo sulla stampa locale – colpisce la prontezza con cui tante persone si sono messe a disposizione. È la dimostrazione che il senso civico può fare la differenza in un momento di potenziale pericolo».

