Lei come reagisce?
«Mi presto sempre, d’altronde cosa mi costa fare un sorriso per un selfie? Scianel ha bussato alla mia porta – e meno male! – si è preso lo spazio nell’armadio con le sue tutine leopardate e il pubblico la ama, nonostante sia una camorrista che racconta l’orrore».
Lei come se lo spiega?
«Credo che la membrana che separava Cristina da Scianel abbia lasciato passare qualcosa di mio, un pizzico di umanità. Certo, è un boss che uccide la gente ma ha anche rinunciato alla sua femminilità, alla nuora dice che vorrebbe essere libera, consapevole di far parte di un sistema marcio. È diventata un archetipo del Male, al punto che oggi mi parlano di “scianellitudine” e la gente ripete le sue frasi iconiche».
Le manca?
«No, perché sta sempre con me, questa guascona».
Farà qualche incursione in Gomorra – Le origini, la serie in arrivo su Sky?
«Non nella prima stagione, che racconta i protagonisti ventenni quando Scampia non era ancora Gomorra City, ma chissà che non arrivi un cameo. D’altronde c’è un prima e un dopo Gomorra nella storia della tv e nella mia personale».
In che senso?
«Ho scoperto il tumore al seno durante quel periodo ma ho nascosto anche l’operazione alla produzione, sul set non l’ho detto a nessuno fino alla morte di Scianel per non farli preoccupare. So che la malattia cambia lo sguardo degli altri su di te e inizi a sentire l’ansia nella loro voce. Sarei stata penalizzata due volte, dal cortocircuito del cancro e dalla perdita di Scianel, che invece è stato il mio abito da supereroe. Per le riprese facevamo le notti e l’alba e io intanto mi sono potuta vivere una Cristina più fragile».
Cosa le ha insegnato questo dolore?
«A non rinunciare a fare le cose che ci piacciono, se abbiamo forza ed energia, parlo di piccole gratificazioni come cucinare un dolce, anche se ti viene la nausea per la chemio e poi non lo mangi. Io non pretendo di parlare per assoluti, né uso la retorica del guerriero perchè non avrei voluto fare nessuna guerra, ma racconto la mia storia e uso la mia visibilità per stare accanto a chi combatte».
Quale altro tema le sta molto a cuore?
«Questo mestiere richiede disciplina, ma anche la capacità di sapersi mettere in gioco invece di costruirsi una cornice attorno. Io voglio essere una persona tra le persone, ecco perché, ad esempio ho parlato di menopausa con ironia nel podcast Vamp che parla delle vampate con grande umorismo. Ti fa ridere di un argomento tabù mentre ci ragioni, cosa c’è di meglio?».

