Lasciata a piedi alla stazione di Pescara, perché l’autista del taxi che doveva portarla in albergo nell’adiacente località balneare di Montesilvano si è rifiutato di far entrare in auto il suo cane guida. L’episodio, raccontato dall’edizione locale de Il Messaggero, ha visto coinvolta una donna non vedente di nome Katia: di origini portoghesi, da tempo trapiantata in Emilia-Romagna, arrivava da Bologna per godersi una breve vacanza estiva. Che è partita però sotto il segno della discriminazione, anzi dell’illegalità: la legge permette ai non vedenti di muoversi col loro cane-guida a bordo di qualsivoglia mezzo pubblico. Taxi inclusi.
La norma non è servita a nulla, nonostante le rimostranze di Katia e dell’uomo in viaggio con lei, a sua volta ipovedente. Un diritto sacrosanto e inopinatamente negato. «Quando il tassista ci ha detto che non potevamo salire, ho spiegato che la legge sui cani guida è chiara; ma lui si è mostrato noncurante, “niente cani nella mia macchina”, ed è andato via – ha raccontato la donna all’Ansa – Non sapendo più come fare, ho chiamato il 112 e nel frattempo è arrivata la Polfer (la polizia ferroviaria), ed è stato grazie al loro intervento che siamo riusciti ad arrivare in hotel…».
Lo choc è stato forte. «Era da un bel po’ di tempo che non mi capitava un episodio così. Mi sono sentita spiazzata: uno arriva in vacanza, vuole essere rilassato e tranquillo…» . Denunciato alla polizia locale, il tassista rischia adesso una multa o una sospensione della licenza fino a un mese.
«Questo episodio è sconcertante perché ci fa capire come l’inclusione sia ancora davvero molto lontana dalla realtà» ha commentato Claudio Ferrante, presidente dell’associazione Carrozzine Determinate. I sindaci di Pescara e Montesilvano, Carlo Masci e Ottavio De Martinis, non ci stanno: «Siamo città inclusive, questo non è il nostro vero volto». Hanno porto le loro scuse alla donna, che le ha accettate volentieri.
Sulla vicenda è intervenuta anche la ministra per la disabilità Alessandra Locatelli: «Quanto accaduto ancora una volta ci dimostra che dobbiamo impegnarci tutti: non bastano i fondi, non bastano le leggi, serve un cambio di sguardo, un salto culturale e di civiltà che coinvolga davvero tutti, istituzioni a tutti i livelli e soprattutto i singoli cittadini. È un percorso impegnativo ma necessario, e che richiede tanto coraggio».

