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    Arbatax, tra natura e comfort: cosa fare e dove andare

    admin5698By admin56986 Agosto 2025Nessun commento10 Minuti di lettura
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    Arbatax, tra natura e comfort: cosa fare e dove andare
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    Alle spalle i rilievi dell’Ogliastra, di fronte il mare tra i più limpidi d’Italia segnato da una costa rocciosa di falesie, cale protette e sentieri tecnici, come il Selvaggio Blu, 50 chilometri. In mezzo, un equilibrio perfetto tra natura ben preservata e presenza umana discreta. L’ospitalità non ha l’impronta industriale di altre aree turistiche ma privilegia strutture piccole, integrate nel contesto, una cucina che segue la stagione e un tessuto sociale che ha fatto della qualità della vita un fatto misurabile. Questo è l’Ogliastra, una delle cinque Blue Zone del pianeta ovvero i luoghi con la più alta concentrazione di centenari, dove la longevità si lega a dieta, relazioni e ambiente.

    Panorama da Punta Salinas

    Micro-geografia in equilibrio

    A metà strada fra Olbia e Cagliari, Arbatax è una frazione di Tortolì al centro di una piccola penisola appartata, punto in cui le montagne toccano il mare. Tra il faro di Capo Bellavista e una ferrovia dimenticata si parte per esplorare una delle zone più selvagge della Sardegna.

    Il suo nome potrebbe derivare dall’arabo arba atash, la “quattordicesima torre”, in riferimento a una delle torri costiere spagnole che segnano il litorale. Altri lo collegano invece al corbezzolo (arbutus), pianta diffusa nella macchia mediterranea locale.

    LEGGI ANCHE: Sant’Antioco, Sardegna: cosa vedere e cosa fare nella quarta isola più grande d’Italia

    Rocce e grotte dell’Ogliastra

    Il trekking più impegnativo d’Italia

    Di tutte le esperienze che si possono affrontare lungo la costa orientale della Sardegna, il Selvaggio Blu è la più impegnativa. Non per la lunghezza (sono circa cinquanta chilometri) ma per la struttura stessa del percorso: dislivelli continui, tratti esposti, calate in corda, orientamento incerto.

    Si parte da Pedra Longa e si arriva a Cala Sisine in cinque o sei giorni, seguendo le vecchie vie dei carbonai tra i boschi di lecci e il mare. Il sentiero non è segnalato, non ci sono rifugi, e le tappe richiedono preparazione fisica, attrezzatura adeguata, una guida esperta.

    Non è un trekking da affrontare in autonomia. Chi lo percorre si affida a operatori locali come la Cooperativa Goloritzé, tra le più affidabili della zona che organizzano accompagnamento, logistica e punti di bivacco. L’itinerario può essere alleggerito, con varianti meno tecniche, ma conserva in ogni caso la sua natura esigente: qui non si improvvisa nulla.

    Fatica ripagata

    Si scala, ci si cala, si dorme all’aperto. La fatica è continua, ma ripagata da una costa che resta tra le più spettacolari e inaccessibili del Mediterraneo. Primavera e autunno sono le stagioni ideali. L’estate è troppo calda, l’inverno troppo instabile. I giorni migliori si aprono con luce limpida, silenzi assoluti e passaggi in cui la montagna scende a strapiombo sull’acqua.

    Il Selvaggio Blu è questo: non un’escursione panoramica, ma un attraversamento. Un modo per leggere la geografia dell’Ogliastra con un altro passo.

    LEGGI ANCHE: Le Case delle Fate in Sardegna diventano patrimonio UNESCO: cosa sono, dove si trovano, come si visitano

    Sardegna verticale

    Chi non vuole mettersi alla prova per giorni sfidando i propri limiti, può esplorare la “verticalità” dell’Ogliastra con escursioni più brevi. Le falesie di porfido rosso che segnano il profilo di Arbatax sono un riferimento visivo netto: luminose, stratificate, disegnano una linea verticale che spezza la continuità del litorale. Sono la faccia esposta di un paesaggio che prosegue sottoterra, tra cavità e canyon nascosti nella roccia calcarea dell’Ogliastra.

    Poco più a sud, la Grotta del Fico si raggiunge via mare, con escursioni organizzate dal porto di Arbatax. Un tempo rifugio delle foche monache, oggi si esplora lungo un percorso attrezzato con passerelle sospese che attraversano cavità fossili e cunicoli affacciati sul mare.

    Più a nord, nel territorio di Dorgali, la Grotta del Bue Marino, un sistema carsico che mescola biodiversità, segni archeologici e leggenda. Interessante anche per la presenza di alcuni petroglifi risalenti alla cultura di Ozieri (4000 – 3500 a.C.): la presenza dell’acqua dolce all’interno della grotta fa ipotizzare che essa fosse un luogo sacro per gli antichi abitanti di queste terre.

    LEGGI ANCHE: Le 50 spiagge più belle d’Italia. Sparse in tutte le regioni costiere

    Vista sul mare nei pressi di Tortolì

    Spiagge a numero chiuso

    Due cale, nessuna strada: Cala Mariolu e Cala Goloritzé. Si raggiungono solo camminando o dal mare, in un sistema di accesso regolato che tutela un ecosistema fragile. I numeri sono contingentati, l’arenile non ha servizi e l’approdo è consentito via mare.

    Cala Goloritzé

    Cala Goloritzé, monumento naturale dal 1993 oggi al primo posto della prestigiosa classifica The Wolrd 50 Best Beaches’ si riconosce per l’arco di roccia e la guglia calcarea che si alza alle sue spalle. Per raggiungerla a piedi, si parte da Su Porteddu (Baunei) e si affronta un trekking di circa un’ora e mezza, tra lecci e salite rocciose. In alternativa, si può arrivare in barca, ma senza attracco diretto: si sosta al largo e si prosegue a nuoto (prenotazioni InfoPoint del Comune di Baunei, 380.4616989).

    Cala Mariolu

    Cala Mariolu, più ampia, è celebre per i suoi ciottoli bianchi e rosa e per i fondali che cambiano tonalità a ogni ora del giorno. La falesia che la circonda raggiunge i 500 metri di altezza e cade a picco sull’acqua sia a nord che a sud. Anche qui si arriva via mare oppure a piedi da Supramonte, con un percorso adatto solo a escursionisti esperti.

    Cala Biriola

    Nel territorio di Baunei, vicino a Grotta del Fico e Cala Sisine, Cala Biriola è una spiaggetta di sassolini bianchi tondeggianti, protetta dalla scogliera di falesia calcarea che descrive un arco di oltre due chilometri alla fine di un boschetto  di lecci secolari, ginepri e macchia mediterranea (via mare con Arbatax Gommoni).

    LEGGI ANCHE: Sardegna, spiagge a numero chiuso 2025: quali sono e come prenotarle

    Pesce fresco, vino testardo

    La cucina dell’Ogliastra ha la stessa sobrietà del suo paesaggio: è fatta di poche cose, precise. Il pane carasau, sottile e croccante, le verdure arrivano dagli orti, il pesce che si cucina fresco, senza sovrastrutture.

    Nei ristoranti e negli agriturismi intorno ad Arbatax stagionalità e chilometro zero sono alla base. Come da Abba e Murta, longevity restaurant a Tortolì dove assaggiare ottimi culurgiones tra i boschi e le vigne di un parco privato. Oppure, Al Porticciolo nella Marina di Arbatax per un menu mediterraneo a base di pesce.

    Lo stesso vale per il vino, come il Cannonau di Sardegna, vino rosso icona dell’isola, che trova in Ogliastra, una delle sue espressioni più autentiche: robusto, sapido, con profumi intensi di erbe mediterranee e frutti rossi.

    O il Vermentino, bianco profondamente mediterraneo, che racchiude fra i suoi profumi praticamente tutta l’Isola e il suo mare. Ad Arbatax si coltiva ancora in appezzamenti piccoli, spesso tramandati di generazione in generazione. Non si irrigano le vigne, sfruttando la brezza costiera e i terreni granitici per conferire carattere alle uve. Le Tenute Gebelias alle porte di Tortolì, sono situate nelle colline in prossimità dell’altopiano di Barisardo. La presenza costante dei venti provenienti dal mare conferisce alle uve una qualità unica e pregiata. Il risultato è un vino coerente con il territorio.

    LEGGI ANCHE: Dall’arte al cibo, è in atto una rivoluzione (creativa) a Boston

    Culurgiones, piatto tipico sardo

    La vita oltre i cento

    L’Ogliastra è una delle cinque Blue Zone del pianeta, le aree dove si registra un’altissima concentrazione di persone che superano i cento anni in buona salute. Un’anomalia demografica che ha attirato studiosi, ricercatori e giornalisti da tutto il mondo.

    Ma qui la longevità non è una formula né un mistero da risolvere. A pesare non è un solo fattore, ma un equilibrio tra ambiente, relazioni, alimentazione e ritmo di vita. Le comunità sono piccole, stabili, interconnesse. La dieta è semplice, stagionale, fondata su legumi, verdure, pane e vino rosso in moderate quantità. Il lavoro, agricolo o pastorale, mantiene il corpo attivo fino a tarda età, mentre il legame familiare e comunitario riduce l’isolamento sociale.

    Non c’è un “prodotto Blue Zone” da acquistare, né un pacchetto benessere da prenotare. L’unico modo per capire, è restare qualche giorno, osservare, capire e sedersi a tavola.

    Una stanza de Arbatax Park Resort & Spa

    Un resort dentro il paesaggio

    Sessanta ettari di promontorio affacciati sul mare, dove l’ospitalità si mescola al paesaggio senza sovrastarlo. L’Arbatax Park Resort & Spa nasce da una visione precisa: creare un modello ricettivo funzionale, ma discreto all’interno del Parco naturalistico Bellavista.

    L’imprenditore sardo Giorgio Mazzella ha trasformato un’area naturale dell’Ogliastra in un sistema integrato di accoglienza, articolato in sette hotel indipendenti (ciascuno con un proprio stile e un ristorante di riferimento) interconnessi da un principio di accessibilità condivisa.

    L’ambiente resta protagonista: si cammina su sentieri tra ulivi e calette, ci si muove a piedi o con il Boboi, la navetta interna, si incontrano daini, cavallini e mufloni: qui vivono oltre 500 esemplari della fauna sarda.

    LEGGI ANCHE: Relax, storia e fascino: giro delle grandi città termali d’Europa patrimonio UNESCO

    Tra il 2019 e il 2024, il resort è stato premiato per sei anni consecutivi come World’s Leading Eco Resort, un riconoscimento che trova conferma tanto nelle scelte strutturali quanto nei numeri: sette spiagge Bandiera Blu nei dintorni, un approccio ambientale radicato, una filosofia dell’ospitalità che privilegia l’integrazione e la cura.

    La vicinanza con la Blue Zone ogliastrina ha ispirato anche l’offerta wellness, che ruota attorno alla Spa Bellavista e al programma LongAge Fitness, pensato per prolungare la qualità della vita pensato per propone sessioni quotidiane di allenamento guidate da personal trainer qualificati, con esercizi che combinano forza, resistenza, mobilità e respirazione.

    Ogliastra, Treno Verde, tratto Gairo

    Viaggio tra stelle e rotaie

    Arbatax è anche un punto di partenza per un viaggio lento nell’interno della Sardegna. Il Trenino Verde, linea storica a scartamento ridotto, attraversa l’Ogliastra collegando la costa al cuore montuoso dell’isola, tra boschi di lecci, altopiani e piccoli borghi.

    Il capolinea ideale è Lanusei, a circa 25 chilometri da Arbatax, uno dei centri più alti della zona, incastonato tra foreste e falesie. Qui si trova l’Osservatorio Astronomico “Ferdinando Caliumi”, aperto al pubblico su prenotazione: un piccolo osservatorio scientifico a uso didattico che offre serate di osservazione guidata, grazie alla limpidezza del cielo ogliastrino e all’assenza di inquinamento luminoso.

    Il sito ospita un telescopio Newton-Cassegrain da 400 mm, oltre ad altri strumenti professionali, ed è particolarmente adatto all’osservazione di uno dei cieli più scuri d’Europa. Un modo diverso per esplorare il territorio: di giorno, tra vallate e binari dimenticati; di notte, con lo sguardo rivolto alle costellazioni.

    Arbatax, Rocce Rosse

    Quando andare e perché

    Non c’è una stagione sola per scoprire Arbatax. L’estate offre il massimo in termini di balneazione e attività in mare, ma è anche il momento più affollato, con prenotazioni da fare in anticipo e spiagge regolamentate.

    La primavera e l’autunno – soprattutto tra fine aprile e metà giugno o da metà settembre a ottobre – sono le stagioni ideali per chi ama camminare: il clima è stabile, la luce radente accende i contrasti tra il porfido rosso e il blu del mare, il sentiero Selvaggio Blu è in condizioni perfette. Il territorio rimane di una bellezza immutata, in ogni stagione, così tutto l’anno ogni occasione vale il viaggio alla sua scoperta.

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