“FILOMENA NITTI E IL NOBEL NEGATO”
(Carola Vai, Rubbettino editore, pag. 204, euro 16) “Il mio
destino è stato segnato dalla fortuna e dalla sfortuna di avere
accanto due grandi persone… li ho entrambi amati e ammirati,
ma ho fatto fatica a non scomparire con la loro ombra”. Così la
scienziata Filomena Nitti spiegava la sua vita di figlia dell’ex
premier Francesco Saverio Nitti e moglie del Nobel per la
medicina Daniel Bovet. Di quest’ultimo fu insostituibile
collaboratrice, ma dal Nobel restò esclusa.
Il suo tentativo di destreggiarsi tra studi, famiglia, figli,
politica e scienza è narrato nel nuovo libro di Carola Vai
“Filomena Nitti e il Nobel negato” (Rubbettino editore). Uno
forzo che la lasciò comunque fuori dal Nobel. Cosa la penalizzò?
L’autrice, con la collaborazione di Maria Luisa Nitti, nipote di
Filomena, cerca di rispondere raccontando la vita della
scienziata, coetanea di Rita Levi- Montalcini, premio Nobel per
la medicina 1986, della quale si è occupata nella biografia
“Rita Levi-Montalcini una donna libera” (Rubbettino). Coetanee,
diversissime, incrociarono spesso le proprie vite in pubblico e
in privato, senza mai diventare amiche.
Filomena Nitti, nata il 10 gennaio 1909 a Napoli, ultima dei
cinque figli di Francesco Saverio Nitti, ministro, poi
presidente del Consiglio nel 1919-1920, e di Antonia Persico,
figlia del giurista Federico, trascorre un’infanzia tranquilla
tra Napoli, Roma e d’estate nella casa di Acquafredda, in
Basilicata. Fino a quando, per i continui attacchi delle squadre
fasciste al padre, la famiglia nel giugno 1924 si rifugia in
esilio all’estero. Prima in Svizzera, dove il caro-vita lo
costringe presto ad andarsene. Poi a Parigi. Qui Filomena viene
educata a diventare una donna indipendente e a vent’anni sfida
la famiglia: sposa un giovane giornalista polacco, ha due figli,
si trasferisce a Mosca. In poco tempo la vita della coppia
diventa insopportabile e Filomena lascia il marito, prende i due
figli, torna dai genitori. In Francia ottiene il divorzio.
Riprende gli studi, diventa una scienziata. Attraverso una
borsa di studio entra all’Istituto Pasteur di Parigi, dove già
lavorano il fratello Federico Nitti, ricercatore, e il collega e
amico Daniel Bovet, svizzero emigrato in Francia per motivi
professionali. L’incontro sfocia presto in un grande amore e in
una stretta collaborazione scientifica. Si sposano. Hanno un
figlio, il primo per Bovet, il terzo per Filomena. A fine guerra
la coppia lascia la Francia e si stabilisce in Italia, a Roma,
dove entrambi vengono assunti all’Istituto superiore di sanità,
nello stesso laboratorio. Chimici, nel loro campo diventano due
star. Firmano tutti i lavori con il nome e cognome di entrambi.
Fino all’ottobre 1957, quando una telefonata annuncia il Premio
Nobel per la medicina e la fisiologia a Daniel Bovet. A lui
soltanto. Nemmeno un cenno a Filomena Nitti.
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