(di Nicoletta Tamberlich)
PINO CORRIAS- ROMANZO ROSSO- GLI ANNI
DEL FURORE DI PIOMBO (SEM EDITOR, PP. 442. EURO, 20,00).
Un romanzo di quasi 450 pagine, ottimo per chi è in vacanza
da leggere sotto l’ombrellone, in montagana, o in casa con al
fresco, non spaventatevi scorrono veloci, veloci e narrano
attraverso la scrittura veloce, incandescente e scorrevole di
Pino Corrias, giornalista e scrittore la Milano degli anni ’70,
un periodo di fervore politico e sociale, attraverso la storia
di una generazione che ha cercato di cambiare il mondo,
affrontando rabbia, utopia e sconfitta e grandi errori. In
“Romanzo rosso”, Pino Corrias racconta la rabbia, l’utopia e la
caduta di una generazione che ha provato a cambiare tutto. Anni
indelebili della nostra Storia. Segnati dalla violenza diffusa e
insieme dall’escalation del partito armato che il 16 marzo 1978
sequestra Aldo Moro e l’intero Movimento, avviandolo alla
sconfitta.
Milano, anni Settanta. Sogni armati, barricate, amori bruciati e
vite in fuga. Il romanzo epico di un’Italia che voleva assaltare
il cielo.
L’autore cattura l’atmosfera e le emozioni di quel periodo
storico: ambientato nella Milano degli anni di piombo, un
periodo caratterizzato da scontri, violenza politica e profonde
trasformazioni sociali, seguendo un andamento cronologico, dai
primi scontri fino alla latitanza, all’esilio e a nuove
battaglie in Sud America. Il protagonista, Piero, e i suoi
compagni (il Biondo, Nuvola, Lampo, Falco, Lisetta, Francesca)
sono i protagonisti di questa storia, ognuno con le proprie
motivazioni e il proprio percorso di vita.
Piero Villa, detto Biondo, è stato un ribelle, un militante
politico nel pieno degli anni settanta, gli anni del furore e
del piombo. È stato un soldato del Mucchio, uno dei più
spericolati gruppi di quella galassia sovversiva chiamata
Autonomia Operaia, estrema eresia di un’eresia. Lui e i suoi
compagni hanno combattuto lo Stato delle stragi, i partiti dei
compromessi e i sindacati degli accordi al ribasso, hanno
combattuto i padroni e i padroncini, la polizia e i pretoriani
della sicurezza privata, i fascisti e gli spacciatori di eroina.
Hanno praticato il contropotere e l’illegalità di massa, perché
– se il comunismo esiste – non sta nel prendere il Palazzo
d’Inverno: “Sta nel prendersi la merce / Sta nel prendersi la
mano / E tirare i sampietrini nell’incendio di Milano”. A
vent’anni, Piero vuole assaltare il cielo, ha il mondo in mano e
la sua mano è armata. Questa è Milano, nella stagione delle
aspettative crescenti. Questa è la capitale senza nessuna morale
dell’insurrezione: pioggia di sassi e lacrimogeni, ululati di
sirene, barricate agli incroci della Storia, automobili in
fiamme a illuminare una rivolta che scheggia la cronaca tra
assalti, feriti, agguati, espropri, irruzioni nelle armerie e
nelle banche. Il bollettino dei morti, intanto, si allunga. Va
più veloce di tutti, il Biondo. Il Mucchio è la banda. Nuvola e
Lampo sono i compagni di strada. Falco è il tessitore,
l’intellettuale, il capo. Lisetta l’approdo del suo cuore a
singhiozzo. Francesca il grande amore, rimpianto e smarrito
nell’infuriare della lotta. Ma incombe già il tempo della
sconfitta, degli arresti, della latitanza, dell’esilio e di
nuove battaglie sotto il cielo del Centroamerica. Poi il
rendiconto di una vita arriva inatteso. È disegnato sul volto di
Nelson, il figlio concepito con Francesca, mai previsto, mai
conosciuto: da convocare oggi alle pendici di un vulcano cileno,
nel deserto di Atacama, dove i telescopi inquadrano la Storia
dentro le stelle più antiche, mentre il Biondo racconta i molti
mondi del suo passato che sono anche il nostro. “Io sono
l’escalation di cui parlano i giornali borghesi. Sono la lotta
armata che avanza. Ho sparato in piazza contro i gipponi. Ho
rubato automobili. Ho assaltato banche. Sono il fuoco dentro
agli anni del fuoco.”
Il libro è dedicato da Pino Corrias alla moglie Micol che “tine
in tasca la luce”
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