Cinque schede. Quattro sui quesiti referendari proposti dal sindacato Cgil che hanno a tema questioni di impatto sulla vita dei lavoratori. E il quinto sulla cittadinanza che punta a rendere più inclusiva la legge sempre ferma allo ius sanguinis. L’8 e il 9 giugno i cittadini sono chiamati a votare per i referendum abrogativi su lavoro e concessione della cittadinanza italiana agli extracomunitari.
I quatto quesiti sul lavoro
“Per il lavoro ci metto la firma”, è lo slogan scelto dalla Cgil. Quattro sono i quesiti sul lavoro.
Il quesito numero 1 (scheda verde) riguarda il lavoro tutelato e il “Contratto di lavoro a tutele crescenti”e chiede l’abrogazione delle norme che impediscono il reintegro al lavoro in caso di licenziamenti illegittimi. Si abroga in pratica la norma sui licenziamenti del Jobs Act di Matteo Renzi che vale per gli assunti dopo il 2015 e prevede per i licenziamenti illegittimi risarcimenti ma non il ritorno nel posto di lavoro.
Il quesito numero 2 (scheda arancio) è per il lavoro dignitoso. Riguarda l’abrogazione delle norme che facilitano i licenziamenti nelle piccole imprese. L’obiettivo è innalzare le tutele contro i licenziamenti illegittimi per i lavoratori che operino nelle imprese con meno di 15 dipendenti.
Il quesito numero 3 (scheda grigia) sul lavoro stabile. Questo referendum punta a cancellare le norme che hanno liberalizzato l’utilizzo del lavoro a termine. È la ricetta per superare la precarietà dei contratti di lavoro, abrogando la liberalizzazione dei contratti a termine per limitare l’utilizzo a causali specifiche e temporanee.
Il quesito numero 4 (scheda rosso rubino) è sul lavoro sicuro. È il quesito che riguarda l’abrogazione dell’art. 26 comma 4 del Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, ossia le norme che impediscono in caso di infortunio sul lavoro negli appalti di estendere la responsabilità all’impresa appaltante
Referendum sulla cittadinanza
Il quesito numero 5 (scheda gialla) è sulla cittadinanza e punta a rendere più inclusiva la legge sempre ferma allo ius sanguinis. Con questo quesito gli stranieri stabilmente e regolarmente residenti in Italia vedrebbero dimezzato il tempo – da 10 a 5 anni – per diventare italiani, se ne fanno richiesta.

