L’AI è tra noi, più di quanto pensiamo. E anche il mondo della cosmetica inizia a doverci fare i conti. Di recente mi sono imbattuta in un video di una fotografa @cassandra.klepac che faceva notare come in un servizio editoriale di un magazine beauty, che si auto-definisce «The Beauty Authority», fosse stata scelta una foto di una modella creata con l’intelligenza artificiale per parlare di procedure di medicina estetica. E al posto del credito del fotografo in costa all’articolo ci fosse la dicitura «AI Prompt high fashion editorial photo». Una scelta discutibile perché propone standard di bellezza nel vero senso della parola irrealistici, non umani, e che giocano con la fiducia dei lettori che ricevono quel tipo di informazioni.
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Non è la prima volta che questo accade. Di recente anche un’altra pubblicazione ha scelto di dare spazio a una pubblicità di un brand di moda che aveva come protagonista una modella che non esiste. Il problema in tali casi non è solo che in quest’industria si toglie lavoro a fotografi, modelli, fashion e beauty stylist, ma è l’idea estetica che viene venduta che fa paura. Vogliamo davvero somigliare a un’immagine di donna senza rughe o imperfezioni solo perché creata a tavolino?
Un pericolo per il mondo della bellezza già annunciato nel 2024 in una campagna pubblicitaria del brand Dove in difesa della bellezza autentica, reale, felicemente imperfetta, che boicottava le immagini di bellezza generate dall’Intelligenza Artificiale. Lo spot intitolato The Code inizia con un previsione: il 90% delle immagini di bellezza entro il 2025 sarebbero state generate con l’intelligenza artificiale. Poi si vede una ragazza che chiede a un generatore di immagini di creare una donna stupenda e il risultato sono donne praticamente indistinguibili: giovani, magre e bianche, con capelli biondi e occhi azzurri.
Sappiamo che la visione di queste donne impossibili può creare un impatto sulla salute mentale delle persone e influire negativamente sulla loro immagine corporea.
È questa la preoccupazione che deve farci riflettere dopo anni di battaglie per la body positivity, per l’inclusività, per cambiare il linguaggio della cosmetica, renderlo positivo e non focalizzato sulla lotta al nostro essere umani, quindi alle rughe, al peso, ai capelli che diventano bianchi. Quel che cambia dai tempi dei ritocchi con Photophop o con i filtri e che, almeno allora si partiva da una persona reale, mentre questi modelli estetici di intelligenza artificiale vengono creati digitalmente per apparire perfetti, privi di difetti, incongruenze o unicità umane. Visto che gli standard di bellezza irrealistici e i loro effetti dannosi non sono una novità, allora perché stiamo cadendo in questa trappola? Per dimostrare a tutti i costi che siamo all’avanguardia?

