Il virus respiratorio sinciziale (RSV) – a cui abbiamo dedicato numerosi approfondimenti – è uno dei principali agenti infettivi responsabili di bronchiolite e polmonite nei bambini sotto i due anni, ed è la causa più frequente di ricovero nei neonati negli Stati Uniti e in molti altri paesi. Ogni anno, milioni di casi si registrano in realtà in tutto il mondo, con picchi stagionali che vanno dall’autunno alla primavera. Nella maggior parte dei casi i sintomi sono lievi, simili a quelli di un raffreddore, ma nei più piccoli – in particolare nei neonati – l’RSV può provocare gravi complicanze, soprattutto nei soggetti prematuri o con patologie croniche.
A oggi non esiste un vaccino pediatrico attivo contro l’RSV e le opzioni preventive sono limitate. È in questo contesto che si inserisce clesrovimab-cfor, un anticorpo monoclonale recentemente approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) negli Stati Uniti per la prevenzione dell’infezione nei neonati alla loro prima esposizione stagionale al virus.
Clesrovimab-cfor: come funziona e a chi è destinato
A mother holding child baby on the living room. The baby is sick having some coughLSOphoto
Sviluppato dalla multinazionale MSD (Merck & Co. negli USA e Canada), clesrovimab-cfor – di cui avevamo già parlato – è un anticorpo monoclonale a lunga durata d’azione pensato per offrire una protezione passiva e immediata. Viene somministrato tramite una singola iniezione da 105 mg, indipendentemente dal peso del neonato, e garantisce una copertura di cinque mesi – equivalente alla durata media di una stagione RSV, anche se sono sempre più lunghe.
L’approvazione riguarda i bambini nati durante o poco prima della stagione epidemica del virus. Nei neonati nati in piena stagione RSV, la somministrazione può avvenire fin dai primi giorni di vita; per quelli nati al di fuori di questo periodo, il farmaco va somministrato prima dell’inizio della prima stagione successiva. In caso di intervento cardiochirurgico con bypass nei primi mesi di vita, è prevista una seconda dose non appena il neonato è stabilizzato.
Efficacia clinica dimostrata
I dati clinici alla base dell’approvazione della FDA derivano principalmente da due studi su larga scala: il trial CLEVER e il trial SMART. Il primo, di fase 2b/3, ha coinvolto oltre 3.600 neonati, valutando l’efficacia di una singola dose contro l’insorgenza di infezioni respiratorie gravi. I risultati mostrano una riduzione del 60,5% dei casi di infezione delle basse vie respiratorie che necessitano di intervento medico e un abbattimento dell’84,3% delle ospedalizzazioni da RSV nei cinque mesi successivi alla somministrazione.
Il secondo studio, SMART, è invece andato oltre coinvolgendo neonati considerati ad alto rischio di complicanze da RSV, tra cui prematuri e bambini con patologie polmonari croniche o cardiopatie congenite. Anche in questo caso clesrovimab-cfor ha mostrato un’efficacia sovrapponibile a quella di palivizumab (farmaco attualmente utilizzato in profilassi nei neonati a rischio), con un profilo di sicurezza simile e una copertura più duratura.
Profilo di sicurezza favorevole
Clesrovimab-cfor è generalmente ben tollerato. Le reazioni avverse più comuni registrate nei trial sono state lievi o moderate e comprendono eritema (3,8%), gonfiore nel sito d’iniezione (2,7%) ed eruzione cutanea (2,3%). Non deve essere somministrato ai bambini con una storia nota di gravi reazioni allergiche a uno dei componenti del farmaco. Come per altri anticorpi monoclonali umani esiste un rischio teorico di anafilassi ma nei trial la maggioranza delle reazioni è stata di grado 1 o 2. Inoltre, il farmaco può essere somministrato in concomitanza con i vaccini infantili di routine senza comprometterne la tollerabilità.
L’opinione degli esperti
«L’RSV è una delle principali cause di ospedalizzazione nei neonati e può portare a condizioni respiratorie molto gravi, come bronchiolite e polmonite» ha spiegato Octavio Ramilo del St. Jude Children’s Research Hospital di Memphis, in Tennessee, coinvolto nei principali studi clinici sul farmaco. «Clesrovimab-cfor offre un’alternativa concreta, con dati clinici solidi e un vantaggio in termini di comodità di somministrazione».

