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    Home»Politica»"Troppa violenza sui bambini". L'allarme Unicef per la giornata dei diritti dell'infanzia
    Politica

    "Troppa violenza sui bambini". L'allarme Unicef per la giornata dei diritti dell'infanzia

    admin5698By admin569819 Novembre 2025Nessun commento6 Minuti di lettura
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    "Troppa violenza sui bambini". L'allarme Unicef per la giornata dei diritti dell'infanzia
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    AGI – “Stiamo vivendo in questo momento la peggiore epoca per l’infanzia dal 1946 ad oggi, è per questo che mi viene da dire che non c’è nulla da celebrare. Il 20 novembre è la giornata mondiale dell’infanzia. Ma in realtà è la giornata dell’infanzia che abbiamo dimenticato, che abbiamo violato, di cui ci ricordiamo solo quando vediamo le immagini dei bombardamenti, delle morti che ci indignano un giorno, perché poi torniamo alla nostra quotidianità”.

    Lo dice Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef in Italia che in una intervista all’AGI, in occasione della giornata mondiale per l’infanzia che si celebra il 20 novembre, lancia un appello a non abbassare la guardia, a non dimenticarsi mai, neanche per un minuto, dei bambini vulnerabili del mondo.

    Vediamo immagini, soffriamo, ma poi ci riprendiamo il nostro vivere, “anche se oggi – prosegue – la nostra quotidianità è fatta anche in Italia di grandi violenze sui bambini, all’interno delle famiglie, e di episodi di cronaca violenti nei confronti di tutto ciò che riguarda la vita di un minorenne. Abbiamo davanti ai nostri occhi le immagini dei bambini di Gaza, dell’Ucraina, dei piccoli vittime delle guerre: 500 milioni in tutto il mondo. Ma abbiamo anche le immagini dei bambini vittime di violenza in Italia”.

    E allora, prosegue il portavoce Unicef, “siamo davanti a una spirale di violenza nella quale l’infanzia è coinvolta. E viene da dire che questo trattato del 1989, il più ratificato al mondo, e preciso che solo l’America non l’ha fatto, è anche il più violato al mondo. Per questo, mi sento sostenere che celebriamo un trattato che di fatto noi adulti non stiamo assolutamente rispettando e che in qualche modo, mette ogni giorno i bambini in condizioni opposte a quelle che invece il testo ci richiede”.

    Cosa chiede?

    “Il diritto a essere protetti, ad avere una casa, a non stare sotto le bombe. Il diritto a essere uguali per razza, per religione senza alcuna distinzione. I bambini – precisa Iacomini –  in molte parti del mondo, sono privi di diritti e hanno sempre più bisogno del nostro sostegno”. 

    Il portavoce dell’Unicef snocciola dei dati che fanno rabbrividire: “213 milioni di bambini in 146 paesi hanno bisogno di assistenza umanitaria – spiega –  un bambino su 5 vive in una zona di conflitto, (500 milioni circa), 50 milioni di bambini sono sfollati, un miliardo vive in 33 paesi in condizioni di povertà e ad altissimo rischio di impatto per i cambiamenti climatici. E poi, c’è il problema dei tagli ai finanziamenti e agli aiuti umanitari che stanno avendo le conseguenze sul loro presente e sul loro futuro”.  

    E davanti a questi numeri, è lecito chiedersi: che cosa celebriamo il 20 novembre?

    “Giusto. Che cosa celebriamo se per esempio a Gaza – sottolinea Andrea Iacomini –  dopo due anni di conflitto, 64 mila bambini sono stati uccisi, sono stati feriti, hanno perso le loro case, gli ospedali sono distrutti, altri 56 mila hanno perso uno entrambi i genitori…Quale giornata celebriamo se in Ucraina 3,2 milioni di bambini hanno bisogno di assistenza umanitaria o se in Sudan che è la vera grande crisi del pianeta, completamente oscurata, ci sono 16 milioni di bambini che hanno bisogno di aiuto, vengono violentati e stuprati..”

    Ma perché non si riesce a fare di più per la fame, la povertà e il disagio?

    “Le analisi dell’Unicef dicono che almeno 14 milioni di bambini affronteranno l’interruzione dei servizi e verranno privati del supporto nutrizionale a causa dei tagli ai finanziamenti globali – risponde Iacomini – quindi se prima era complesso, ora lo sarà sempre di più ed esporremo i minorenni a un rischio sempre maggiore di malnutrizione grave e anche di morte. Morte che oggi è la piaga della nostra epoca nella quale vivono i bambini. La crisi dei finanziamenti avviene proprio in un momento di bisogni senza precedenti per i bambini, che continuano ad affrontare dei livelli record di sfollamento, nuovi e prolungati conflitti, epidemie di malattie, conseguenze mortali del cambiamento climatico. Tutti fattori che stanno minando il loro accesso a una alimentazione naturalmente adeguata”.

    Il portavoce in Italia dell’Unicef ricorda che presto, ci sarà anche la giornata contro la violenza sulle donne: “Vogliamo con forza ribadire e chiedere agli Stati un impegno concreto per contribuire a risolvere grandi problemi che riguardano le giovanissime: a livello globale – aggiunge – una ragazza su 5 si sposa durante l’infanzia; ci sono 700 milioni di ragazze che si sono sposate prima dei 18 anni; in 122 milioni non frequentano la scuola; 4 ragazze adolescenti e giovani donne su 10 non completano gli studi della secondaria e superiore; una ragazza su 4 di età compresa tra i 15 e i 19 anni che ha avuto una relazione, ha subito una violenza da parte del partner. In tutto il mondo l’Unicef collabora proprio con gruppi e associazioni guidate da ragazze per fare in modo che loro voci non siano solo ascoltate, ma anche seguite da azioni concrete, proprio per definire le politiche, la programmazione e la risposta umanitaria”.

    Ma come possiamo aiutare?

    “Innanzitutto non dobbiamo restare indifferenti. E oggi accade il contrario. Si spendono 3 bilioni dollari per armi – sottolinea Iacomini – e solo il 10% di quella spesa, ad esempio, potrebbe contribuire a risolvere il problema della povertà globale. Oggi più che mai, proprio a fronte dei tagli e degli investimenti nelle armi dobbiamo salvare la vita dei nostri figli investendo in aiuti, aiutando, prestando soccorso. L’aiuto è la risposta a questa epoca, la donazione è la risposta a questo momento terribile per l’infanzia che stiamo, ripeto ironicamente, celebrando. Aiutare vuol dire sostenere le organizzazioni umanitarie in modo che le politiche dei tagli non privino i bambini dei tanti successi che si sono ottenuti, come il calo della mortalità infantile, le vaccinazioni, gli accessi a scuola. La risposta è una sola quindi: donare. E poi, trovare un nuovo modo di amare. Il professor Leo Buscaglia diceva che l’opposto dell’amore non è l’odio come noi pensiamo, perché l’odio si può sconfiggere, non è la rabbia, perché la rabbia si può incanalare: il contrario dell’amore è l’indifferenza. E quindi, la cosa importante è combattere con l’amore, l’indifferenza”.

    Ha un desiderio Andrea Iacomini maturato da quando è portavoce Unicef in Italia?

    “Sembra paradossale eppure, il mio auspicio sarebbe quello di rimanere disoccupato. Si, perché se Unicef chiude, vuol dire che il suo compito è finito e abbiamo salvato tutti i bambini del mondo e non c’è più bisogno di lavorare per una grande organizzazione come questa. E perché se cosi fosse, finalmente, l’infanzia non vive più le condizioni drammatiche di oggi”.

     

     

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