Modena celebra Giorgio de Chirico
con la mostra dedicata a ‘L’ultima metafisica’, a cura di Elena
Pontiggia, dal 29 novembre al 12 aprile nella nuova ala del
Palazzo dei Musei. L’esposizione riunisce cinquanta capolavori,
offrendo al pubblico un percorso affascinante attraverso
l’ultima stagione creativa del fondatore della pittura
metafisica. Promossa dal Comune in collaborazione con la
Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, da cui provengono le opere
esposte, e prodotta da Silvana Editoriale, la mostra
approfondisce il pensiero e la poetica di uno dei protagonisti
assoluti dell’arte del Novecento.
Diceva Picasso che ci vuole molto tempo per riuscire a
diventare giovani: de Chirico vi riesce in modo singolare a
ottant’anni, quando nel 1968 inaugura la sua stagione
neometafisica. In questo periodo torna ai temi, alle figure e ai
motivi che avevano animato la sua pittura dagli anni Dieci ai
primi anni Trenta, infondendo loro un nuovo significato, più
giocoso, pervaso da una giovinezza dello sguardo ormai libera
dal senso tragico che, celato dietro un’apparente serenità,
permeava le sue opere di oltre mezzo secolo prima. La mostra
ripercorre questo decennio (1968-1978), in cui de Chirico torna
a dipingere manichini, Piazze d’Italia e altri enigmi del suo
universo poetico, reinterpretandoli con rinnovata libertà
creativa e immaginazione fertile, tra memoria e reinvenzione.
Alla pittura densa e corposa del periodo “barocco” sostituisce
una pittura limpida, fondata sul disegno e sulla costruzione
nitida delle forme. La mostra documenta questa fase del percorso
creativo attraverso capolavori come Ettore e Andromaca davanti a
Troia (1968), L’astrologo (1970) e Sole sul cavalletto (1973),
dove de Chirico rielabora liberamente le proprie invenzioni,
trasformandole in una riflessione matura e ironica sulla vita e
sull’arte. La svolta viene riconosciuta per la prima volta nel
1968 da Buzzati, che recensisce la mostra milanese ospitata
nella galleria di Alexander Jolas riconoscendo nella nuova
produzione una sincerità e una freschezza autentiche: che “a
ottant’anni un artista abbia l’animo di mettersi in un’impresa
simile – scrive – è cosa meravigliosa”. È l’inizio della
riscoperta del “nuovo” de Chirico.
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