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    Politica

    "La corruzione cambia. Adesso politici e burocrati si trasformano in imprenditori"

    admin5698By admin569818 Novembre 2025Nessun commento6 Minuti di lettura
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    "La corruzione cambia. Adesso politici e burocrati si trasformano in imprenditori"
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    AGI – “Separare le carriere dei politici e dei burocrati da quelle degli affaristi”. Quella di Costantino Visconti, giurista e direttore del Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Palermo, è una provocazione che coglie nel segno di una trasformazione dello schema della corruzione: dagli anni Novanta, che a Tangentopoli vedevano il politico farsi recapitare la mazzetta senza incontrare mai l’imprenditore, a oggi, in cui il politico e il burocrate tendono essi stessi a farsi imprenditori assegnatari di appalti e contratti con la pubblica amministrazione. Il caso Cuffaro è l’ultimo di una serie di inchieste sul mondo della sanità in Sicilia. In un’intervista al ‘Sole 24 ore’ il generale Domenico Napolitano, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Palermo, parla di “scambi di utilità” che “creano dipendenze destinate a riproporsi nel tempo, generando anche forme di fidelizzazione”.

    Cosa intende dire, secondo lei? “Quello della sanità in Sicilia – risponde Visconti all’AGI – è un affare da circa 10 miliardi di euro, che transitano nel bilancio regionale, ma è sotto gli occhi di tutti un differenziale tra quanto si spende e la qualità del servizio sanitario. Qualsiasi decisore pubblico dovrebbe farsi delle domande: cosa accade? Una risposta la si ha sul piano strutturale e nazionale: ci sono meno soldi per la sanità. Esistono, però, altre ragioni che i decisori pubblici, politica e burocrazia, non vogliono affrontare”.

    Sospetti di commistione tra politica e operatori economici

    Cioè? “Determinate scelte su contratti, appalti e consulenze – dice Visconti all’AGI – sono alla radice molto spesso inquinate da interessi privati, vere e proprie ‘tribù’, nascosti dietro operatori economici e dentro il mondo politico-burocratico. Si ha la sensazione che molte scelte sul dove destinare le risorse pubbliche siano condizionate da una logica tribale. Affiora una commistione tra operatori economici e politica: va verificato se vi siano pezzi di potere politico-burocratico che stanno dentro, direttamente o indirettamente, gli assetti proprietari degli operatori economici che contrattano con la pubblica amministrazione in materia di sanità. Ad esempio: se voglio incrementare il budget di una struttura sanitaria, manderò a dirigere l’Azienda sanitaria provinciale il portatore di interessi di quella stessa struttura sanitaria espressione di una determinata tribù”.

    L’evoluzione della corruzione: da mazzetta a imprenditore

    È un salto di qualità, pari a quello che Giovanni Falcone descrisse per la mafia: il mafioso non si maschera più da imprenditore, ma lo diventa. “In questo caso – spiega il giurista – non credo che la mafia giochi un ruolo rilevante, non direttamente, almeno, ma il processo è simile. Dobbiamo verificare l’ipotesi che interessi politico-burocratici siano direttamente inseriti negli assetti proprietari degli operatori economici che ottengono risorse pubbliche dalla Regione Siciliana”.

    Mappatura degli assetti proprietari e titolare effettivo

    Come? “La Regione, con una norma ad hoc – spiega Visconti – potrebbe mappare gli assetti proprietari degli operatori esistenti, dalle case di cura private alle rsa e tutti gli altri fornitori di beni e servizi; e poi, con una semplicissima ricognizione amministrativa e un monitoraggio con adeguate verifiche, potrebbe censire le numerose consulenze a terzi assegnate a pioggia, anche negli enti controllati dalla Regione, poiché vi è il rischio criminale di ‘triangolazioni’: si scambiano favori e si facilitano interessi comuni tra politici, burocrati e imprenditori. È un esame del sangue alla spesa sanitaria regionale?” “Sì – sottolinea il giurista – poiché l’analisi della titolarità effettiva degli operatori economici, del cosiddetto ‘ultimo beneficiario’, è un metodo consolidato nel nostro ordinamento, promosso da fonti europee e applicato nelle prassi anti-riciclaggio in materia di segnalazioni di operazioni sospette: un approccio che la Regione Siciliana potrebbe recepire, con l’effetto di prevenire meglio i conflitti di interesse da cui spesso si generano vere e proprie fenomenologie corruttive. Con un decreto ministeriale del 2022 riguardante la destinazione dei fondi del Pnrr, peraltro, è stata introdotta la richiesta del ‘titolare effettivo’, ovvero colui che, pur non detenendo partecipazioni di maggioranza nella proprietà di un’impresa, esercita un controllo e un’influenza sulle sue scelte. Ma, mi creda, dico cose assai scontate per gli addetti ai lavori e non posso credere che all’Ars e a Palazzo D’Orleans non se ne sappia nulla”.

    La sfida al potere mafioso-corruttivo e l’esempio di Mattarella

    Emerge dalle inchieste che si susseguono una Sicilia in cui la corruzione e la concussione sembrano spadroneggiare, nelle mani dei soliti Gaio Verre. L’Isola è davvero ripiombata in un quadro che riporta a uno dei processi più clamorosi della Repubblica romana, che ebbe come accusatore Cicerone? La Sicilia è irredimibile? “Senza spingermi così lontano nel tempo, voglio raccontarle – prosegue Visconti all’AGI – un frammento del processo per l’omicidio Mattarella. Il consulente nominato per verificare la presenza di anomalie nei famosi sei appalti per le scuole di Palermo nelle mani di imprese controllate da Vito Ciancimino cerca di dissuadere il presidente dal protocollare la relazione predisposta per evitare di aumentare il rischio di reazioni, e ‘evitare di ritrovarsi, l’uno o l’altro, in una betoniera’. Mattarella, tra il serio e il faceto, gli dice ‘non si preoccupi, vorrà dire che chiederemo una betoniera a due posti’. Sfidò a mani nude il potere mafioso-corruttivo, tanto che per varare quell’ispezione sugli appalti del comune di Palermo andò a pescare una norma che dava poteri straordinari al presidente della Regione che nessuno aveva mai utilizzato. È finita come tutti sappiamo. Oggi, invece, abbiamo mille strumenti a disposizione e non sappiamo o non vogliamo utilizzarli”.

    Chi, non vuole utilizzarli? “Ovviamente – continua – si parla in questi giorni di Cuffaro, ma io ancora sono fermo alle vicende riguardanti il presidente dell’Oiv (il cuore delle azioni anti-corruzione della pubblica amministrazione regionale) della Regione Siciliana nominato e poi sostituito in seguito al suo arresto da Schifani, il dott. Sciacchitano. Ecco, ciascuno di noi può porsi le domande tra storia e politica e abbozzare qualche risposta. Tutti noi sappiamo che il coinvolgimento di Sciacchitano ha a che fare con la sanità, con i rapporti tra il pubblico e i fornitori privati. Parliamoci chiaro: abbiamo affidato ai lupi la protezione dei nostri agnelli, abbiamo affidato la nostra sanità a chi rappresentava altri interessi, non certamente quelli dei pazienti siciliani“.

    L’appello ai vertici regionali e la questione morale

    Dal 2020 al 2025, ricorda l’inchiesta del Sole 24 ore, sono 250 gli indagati in Sicilia, procedimenti che riguardano gestione degli appalti, nomine pubbliche e scambio politico-amministrativo. Lei, di recente, ha fatto un appello, con un’intervista televisiva, al presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, e al presidente della Commissione Antimafia siciliana, Antonello Cracolici, sollevando la “questione morale” e indicando possibili interventi, come quelli spiegati qui. Come hanno risposto? “Se vuole può leggere la relazione del Presidente Cracolici tenuta all’Ars qualche giorno addietro e darsi da solo una risposta: io non ho avuto tempo per leggerla ma ho invidiato l’aplomb di un presidente della commissione antimafia e anticorruzione che senza colpo ferire riesce a parlare di questi temi di fronte al presidente dell’Ars in carica. Chapeau!”

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