(di Paolo Petroni)
ALESSANDRO ROBECCHI, ”TALLONE DA
KILLER” (SELLERIO, pp. 342 – 16,00 euro) – Ironico come il
gioco di parole del titolo è tutto questo ultimo, godibilissimo
romanzo comico noir di Robecchi che crea due paradossali
personaggi, Quello con la cravatta e il Biondo, seri e simpatici
artigiani dello sporco lavoro di uccidere su commissione a
pagamento, attenendosi a severe regole professionali e di
sicurezza, che da bravi imprenditori stanno cercando di cogliere
l’occasione per un salto di qualità, avendo ottenuto un incarico
che riguarda una persona molto ricca da una persona altrettanto
facoltosa.
Dei due non sapremo mai il nome, che vari ne adotteranno, ben
riportati su documenti falsi, e riescono a condurre una doppia
vita borghese, normale. Quello con la cravatta ha addirittura
famiglia, una moglie e un figlio adolescente che lo credono
manager di un’azienda che produce strumenti di alta precisione
per le cliniche ospedaliere e che opera molto all’etero, il che
giustifica alti guadagni e frequenti assenze.
Certo è un lavoro non privo di rischi e, dopo uno dei loro
primi incarichi, la mandante, moglie dell’ucciso, preda dei
sensi di colpa si era autodenunciata ai carabinieri, ma per
fortuna risalire a loro era impossibile, specie avendo solo due
approssimativi identikit fatti da una signora di una certa età a
mesi dai fatti. Quindi bisogna procedere in assoluta cautela,
altrimenti ”la sicurezza che è sempre stata la nostra prima
regola, rischia di diventare un problema, un tallone
d’Achille”.
La loro società, Snap Srl, ha una clientela borghese che
chiede di uccidere per questioni famigliari, corna e eredità che
tardano a arrivare. Il problema comunque è sempre quello di come
farsi conoscere e reclamizzare il proprio lavoro, cosa che
riescono a fare, e il lettore scoprirà come, tanto che un bel
giorno si presenta l’elegante, seducente signora Serena Betamè,
che offre una somma ingente se esaudiranno il suo desiderio di
eliminare il proprio amante, il ben noto finanziere Andrea De
Carli, amministratore delegato di un importante fondo di
investimento che tratta, come si scoprirà, somme provenienti in
genere da attività illecite.
Un incarico che appare una benedizione, perché ”il comparto
che non conosce crisi è quello del lusso, quindi conviene di più
ammazzare dei ricchi”. Il problema è che il loro uomo si muove
tra Milano e Londra e ha una certa visibilità, così, come è
facile capire, si complicano le cose, nascono contrattempi,
difficoltà impreviste, in una girandola di equivoci, colpi di
scena, incidenti, avventure sorprendenti, col lettore che si
trova sempre più coinvolto in un intreccio di buon ritmo
paradossale e realissimo assieme.
Ripescando e dando vita a due personaggi che già comparivano
in un romanzo e alcuni racconti con l’oramai celebre
investigatore giornalista Carlo Monterossi, protagonista di una
serie di romanzi di Robecchi, lo scrittore milanese classe 1960
ha creato due figure fulminanti, esilaranti con l’impassibilità
di Buster Keaton cui non sarà facile dare seguito senza perdere
ritmo e invenzione.
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