Non si è fatto che parlare di lei nel giorno, ieri, in cui il presidente Eugenio Giani doveva presentare la giunta che guiderà la Toscana nei prossimi 5 anni. E non potrebbe essere altrimenti visto che Bintou Mia Diop, livornese di 23 anni, nata in Italia da una famiglia di origini senegalesi, è la nuova vicepresidente della Regione, la più giovane nella storia della Toscana a diventare assessora. «Sono felicissima, ma sento anche una grandissima responsabilità» ammette stretta tra lo stato maggiore del Pd in Toscana, il segretario Emiliano Fossi e Marco Furfaro, fedelissimo di Schlein.
Pare che proprio la segretaria sia scesa in campo per la chiamata di Diop in giunta, tanta è la stima che nutre per la giovane politica e attivista, da un anno consigliera comunale a Livorno e già nella direzione nazionale dem, oltre ad aver lavorato in Regione nell’ufficio dell’ex consigliere regionale Pd Francesco Gazzetti. «Un jolly di questo pomeriggio (ieri per chi legge, ndr) — confida Fossi — . Mia Diop incarna il nuovo corso del Partito democratico, un profilo di innovazione per la giunta e per l’immagine del campo progressista». Tra i dem c’è chi si spinge ancora e in aula durante l’annuncio parla di «Toscana come New York» e di «effetto Mamdani», il nuovo sindaco della Grande Mela. «Una giovane donna, una seconda generazione, impegnata per i diritti umani che arriva in giunta — dice un’altra esponente Pd — , è un’ottima notizia per la Toscana». Come lei, anche il nuovo sottosegretario Bernard Dika, arrivato in Italia da bimbo con la famiglia di origini albanese, rappresenta l’Italia di oggi.
Diop è la scossa nella composizione della giunta. Il colpo a effetto dell’ultim’ora dato dall’area schleiniana. «Serviva una novità» si sente ripetere più volte durante la giornata. È nata in Italia nel 2002, significa che è anche la prima assessora della Gen Z, pronta a dare voce alla sua generazione, studentessa di Scienze politiche all’università di Pisa e appassionata di karate. Per lei si parla di deleghe a lavoro e pari opportunità. Il padre è di origini senegalesi ed è stato presidente della sua comunità a Livorno, la madre italiana con origini tedesche, attivista di sinistra.
«Io ho doppia cittadinanza, sono fortunata, però sono cresciuta vedendo amici e cugini senegalesi che non l’avevano» ha raccontato in un’intervista. Una sensibilità che l’ha portata già a 10 anni su un palco per esprimersi a favore dello Ius Soli davanti a Pierluigi Bersani. Oggi è al fianco di Elly Schlein. Nel mezzo un percorso netto: rappresentante d’istituto alle superiori, la tessera del Pd a 16 anni, la militanza nei Giovani democratici. A 21 anni era la più giovane coordinatrice dei volontari che si sono spesi per l’elezione di Schlein come segretaria dem.
Volto giovane del partito, ha dato una mano a Schlein e Fossi per la comunicazione e anche a Luca Salvetti, sindaco di Livorno, dove nel 2024 è stata eletta consigliera comunale. Nonostante questo curriculum, il salto a numero due della Regione non è per niente banale da reggere. Forse è anche per questo che ieri sera, dopo l’arrivo a Firenze, i suoi l’hanno subito “protetta” dalle interviste.
«Ho 23 anni, vado fiera del mio accento livornese, sono ottimista, credo nell’attivismo e nelle idee» scrive sui social, che nel 2023 l’avevano fatta finire al centro di una mini bufera nel Pd dopo una storia su Instagram post 7 ottobre in cui si definiva «sempre dalla stessa parte», con bandiera della Palestina, senza condannare Hamas. «Una strumentalizzazione e un tentativo di screditarmi» rispose lei, spiegando di riferirsi a un’altra vicenda (una manifestazione) e di «condannare apertamente le azioni del gruppo terroristico». Sembra successo una vita fa, visto la scalata che ha fatto in due anni.

