(di Alessandra Baldini)
La Fondazione Massimo e Sonia
Cirulli di Bologna torna a a New York per una mostra a Poster
House che non potrebbe essere più tempestiva per come mette in
evidenza la continuità fra strategie visive dell’Italia tra gli
anni ’20 e ’40 e la propaganda contemporanea. “Il Futuro Era
Allora: il Volto Cangiante del Regime Fascista”, aperta fino al
27 settembre, racconta in una settantina di manifesti il confine
spesso indefinito quando l’arte pubblicitaria si trasforma in
propaganda.
Poster House nel quartiere di Chelsea è il primo museo
americano interamente dedicato all’arte e alla storia del
manifesto pubblicitario. Nata dall’esperienza trentennale del
Massimo and Sonia Cirulli Archive avviato a New York negli anni
’80, e ospitata a San Lazzaro di Savena nella ex showroom
progettata da Achille e Pier Giacomo Castiglioni per la
produzione del designer Dino Gavina, la Fondazione Cirulli è
un’istituzione volta alla narrazione e valorizzazione della
cultura visiva italiana del ‘900.
A prima vista le opere in mostra sono affascinanti: aeroplani
che sfrecciano in cielo, aquile in picchiata, auto lanciate in
gara nel culto della velocità e dell’ardimento, figure eroiche
rese con colori forti in uno stile modernista. Sotto la facciata
elegante del design c’è però una storia oscura di coercizione e
controllo. “La mostra – spiega il curatore e fotografo B.A. Van
Sise – è incentrata sulla capitolazione degli artisti alle
influenze politiche, culturali e artistiche del regime”. In un
momento in cui i musei americani sono messi in discussione,
“Poster House – spiega Van Sise – è l’unico che sta affrontando
il tema con immagini e testi che risultano attuali rispetto al
presente”.
Il New York Times ha inserito The Future Was Then tra le
mostre da non perdere. Van Sise ha colto al volo l’occasione di
organizzarla “perché i manifesti raccontano una storia che
sembra antica ma allo stesso tempo è contemporanea”. Secondo il
curatore, “la libertà degli italiani non fu tolta da Benito
Mussolini, ma gli fu consegnata. Nel curare la mostra, e
soprattutto nello scrivere i testi, ho voluto sottolineare
quanto profondamente il mondo dell’arte, che avrebbe dovuto
opporsi a Mussolini, si sia invece piegato. E quanto ciò abbia
danneggiato luoghi che amo e movimenti artistici che ammiro”.
Quando “Mussolini salì al potere, tutta la pubblicità cambiò:
l’ottimismo liberty dell’Art Nouveau si trasformò in un
futurismo severo e muscolare allineato all’umore dei
fedelissimi. Bandiere e fasci ovunque. Prodotti di bassa qualità
ricoperti di sciroppo nazionalista. Automobili che portavano i
nomi delle truppe d’assalto. Tutto avvenne molto, molto in
fretta”.
Tra i pezzi in mostra, secondo Van Sise, il più emblematico
e’ il manifesto allegro e luminoso di una corsa motociclistica
di Portogruaro, un luogo insolito per ospitare una gara
spettacolare, finché non si scopre che, pochi mesi prima, nella
sperimentazione imposta dal governo di un vaccino contro la
difterite mai testato, erano morti 28 bambini: “Rappresenta
perfettamente un aspetto in cui il fascismo era
straordinariamente abile: se ti stai godendo lo spettacolo,
dimentichi l’orrore che ti circonda”.
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