È la storia di un femminicidio
Otello – di precise parole si vive. Lo spettacolo, interpretato
da Lella Costa, con regia di Gabriele Vacis e scenofonia di
Roberto Tarasco, produzione Teatro Carcano, è in cartellone il
10 e 11 novembre alle 20.30 al Teatro Massimo di Cagliari. La
pièce apre la rassegna Pezzi Unici del Cedac. “Nella tragedia,
al di là della bellezza delle parole, Shakespeare affronta temi
che ci toccano particolarmente. Per questo l’Otello racconta un
pezzo della nostra vita”, afferma l’attrice e autrice milanese,
protagonista anche de La Fata e Le avventure di Pinocchio di
Collodi, l’8 novembre a Tempio Pausania e il 9 a Dorgali.
Costa dà voce a tutti i personaggi sul palco, tra le pieghe
di stoffa e le trasparenze della scenografia di Lucio Diana, che
rimanda alle vele delle navi della Serenissima e ai fasti del
Palazzo Ducale, ma si trasforma anche in uno spazio simbolico,
un paesaggio dell’anima, teatro di un delitto.
Venticinque anni dopo il successo di Precise Parole, in
questa nuova versione l’Otello di Shakespeare parla ancora al
presente, interroga le coscienze e offre spunti di riflessione.
“Oltre all’attualità della trama, un classico caso di
femminicidio, il Moro è l’archetipo dello straniero – sottolinea
l’attrice – e si esprime in una lingua diversa dalla sua lingua
madre, quasi con devozione, per raccontare le sue storie e
dichiarare a Desdemona il suo amore”.
Una favola moderna, dove una giovane donna sfida regole e
convenzioni, fugge da casa e si imbarca su una nave, per seguire
l’uomo di cui è innamorata, ma senza lieto fine. “Nell’ultima
scena – svela Costa – Desdemona sa cosa sta per succedere, anzi
è già successo: è tutto finito, l’amore non c’è più, così resta
immobile, in quello stato di intorpidimento in cui si ritrovano
molte donne vittime di violenza. E’ un’immagine poetica, molto
lirica: in quegli istanti di lucida consapevolezza, lei non
vuole rivendicare nulla, non chiede nulla, ormai tutto è
perduto, e come in un flusso di coscienza finale, sente e ripete
tra sé tutte le parole. La sua è l’ultima voce, suo l’ultimo
sguardo”.
La Fata è invece un divertissement teatral-musicale “su quel
che pensiamo, quando parliamo di fate – spiega l’attrice –
Inizio dalla Fata Turchina di Pinocchio, passando per le fate
classiche, quelle dei film di Walt Disney, per arrivare a
Morgana, con un ricordo di Michela Murgia”.
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