(di Alessandra Baldini)
Per la prima volta dopo Knife, il
memoir sull’aggressione che tre anni fa lo lascio’ piu’ morto
che vivo sul palco di un festival letterario nello stato di New
York, Salman Rushdie torna alla fiction. The Eleventh Hour, una
raccolta di racconti e novelle concatenate che esplorano i
misteri dell’ora che precede la mezzanotte della vita, sara’
pubblicata martedi’ negli Usa e in Gran Bretagna da Penguin
Random House.
Il nuovo libro presenta “personaggi indimenticabili” come, in
Late, il fantasma di un docente di Cambridge ispirato a E.M.
Foster che aiuta una studentessa a “vendicarsi del suo
persecutore di sempre”: Salman incrocio’ davvero il novantenne
autore di Passaggio in India quando lui aveva appena 19 anni e
studiava storia a King’s College. Nel Musicista di Kahani un
altro ‘figlio della mezzanotte a quattro anni diventa un
prodigio musicale dotato di un dono magico. In The South due
vecchi di Mumbai, la Bombay dove Rushdie e’ nato e ha passato
l’infanzia, si punzecchiano tutto il giorno dalle rispettive
terrazze: uno dei due muore in un incidente e l’altro si dispera
fino a quando non capisce che “morte e vita sono solo verande
adiacenti”.
Rushdie, 78 anni, e’ una delle grandi ispirazioni del romanzo
contemporaneo avendo lasciato le sue impronte nelle opere di
autori come Elif Shafak, Kiran Desai, Mohsin Hamid e Marlon
James. The Eleventh Hour è ambientato in tre luoghi del mondo in
cui lo scrittore ha vissuto: India, Inghilterra e Stati Uniti.
La morte e’ un tema ricorrente: “Le tre novelle di questo volume
esplorano temi e luoghi che ho avuto molto presenti nella mente
— la mortalità, Mumbai, gli addii, l’Inghilterra (in particolare
Cambridge), la rabbia, la pace, l’America. E anche Goya, Kafka e
Bosch,” aveva dichiarato Rushdie lo scorso maggio quando era
stata annunciata la pubblicazione: “Pur così diverse tra loro
per ambientazione, trama e tecnica, le trame riescono a
dialogare l’una con l’altra e con i due racconti che fungono da
prologo ed epilogo di questo trio. Ho finito per considerare il
quintetto come un’unica opera, e spero che i lettori possano
vederlo e apprezzarlo nello stesso modo”.
La fiction e’ valsa allo scrittore anglo-indiano un premio
Booker (per Figli della Mezzanotte del 1981) e la fatwa degli
ayatollah iraniani (per Versetti Satanici del 1988). Sono
seguiti L’ultimo Sospiro del Moro, La Terra Sotto i Suoi Piedi,
Furia, Shalimar il Clown, La Maga di Firenze, Luka e il Fuoco
della Vita e, nel 2023, La Citta’ della Vittoria che era gia’
quasi pronto all’epoca dell’agguato di Chautauqua.
“Le parole ci abbandonano” recita l’ultima frase di The Old
Man in The Piazza, il racconto ‘calviniano’ che chiude il
volume. Pubblicato per la prima volta nel 2020 sul New Yorker,
e’ una potente parabola sulla liberta’ di parola e i pro e i
contro della litigiosita’ del nostro tempo: ambientato in una
piazzetta molto italiana ispirata a quella di Rocca di Papa,
teatro del folle inseguimento di macchine che chiude il primo
film della Pantera Rosa, l’ultimo ‘capitolo’ del quintetto e’ un
omaggio all’autore del Barone Rampante ma anche, nel tono
postmoderno, a The Flight of Pigeons from the Palace di Donald
Barthelme.
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