Oltre 100 mila reperti
dell’Antico Egitto, la più grande collezione al mondo dedicata
ad una unica civiltà, riempiono le dodici gallerie del nuovo
Grande Museo Egizio, inaugurato dopo anni di attesa e
interruzioni. Tra questi spicca il tesoro di Tutankhamon, il
faraone bambino, finalmente riunito dopo essere stato a lungo
diviso tra Il Cairo e Luxor. Al centro, la splendida maschera
funeraria d’oro e lapislazzuli, destinata a conferire al giovane
re, morto a soli 19 anni, quella eternità promessa dagli dei e
realizzata in forma di memoria. Una bellezza che, ora si sa, non
apparteneva al vero Tutankhamon, adolescente di salute
cagionevole e con un piede equino.
Il vecchio museo di piazza Tahrir, nel pieno centro del
Cairo, resterà ad eterna testimonianza di un modo di fare
archeologia e museologia divenuto comunque storia anche se oggi
superato. Il nuovo Grand Egyptian Museum, detto Gem, appartiene
a un’altra generazione, e come molti musei moderni fa storia a
sè. Innanzitutto per essere il più grande museo al mondo
dedicato ad una sola civiltà, avendo superato per estensione
anche il Louvre, con i suoi 500 mila metri quadrati. Poi per il
costo, lievitato negli anni fino a un miliardo e 200 milioni di
dollari. E anche per il contributo internazionale profuso per la
sua realizzazione: il maggiore quello del Giappone, pari in
totale a 760 milioni di dollari, una prima tranche nel 2006 e
una consistente aggiunta nel 2011. Altri 150 milioni sono giunti
da investitori internazionali, e il resto dal governo egiziano
che molto ha spinto, specie negli ultimi tempi, per dare
compimento e lustro ad un’opera che vede insieme come simbolo e
concreta opportunità di rinascita, confermata da un turismo in
decisa ripresa, specie in questi ultimi giorni. Solo in questi
pochi mesi prima della fine dell’anno è previsto un flusso di 18
mila visitatori.
Il Museo si trova a ridosso delle piramidi di Giza, tanto da
essere a volte soprannominato ‘la quarta piramide’ dopo quelle
di Cheope, Chefren e Micerino, alle quali è ora collegata da un
passaggio lungo due chilometri. Tanta la distanza percorsa, via
strada, da un’enorme camion per trasferire nel nuovo edificio la
‘barca solare’ di Cheope. Scoperta dagli archeologi nel 1954
nella piana di Giza, era rimasta chiusa in una camera
ermeticamente sigillata, conservandosi intatta per 4.600 anni.
Custodita inizialmente in piccolo museo a fianco delle piramidi
progettato dall’architetto italiano Franco Minissi, la barca,
come pure una seconda scoperta successivamente, racchiude ancora
molti segreti oggetto di studio.
Il nuovo museo ospita una collezione di manufatti egizi
risalenti a vari periodi della civiltà egizia, dal periodo
predinastico all’Egitto copto, con un totale stimato di oltre
100.000 reperti, almeno 20.000 dei quali esposti per la prima
volta in assoluto. La sola collezione completa di Tutankhamon,
conta 5.398 pezzi. Alcuni oggetti recentemente restaurati
saranno esposti per la prima volta, come la seconda nave solare
di Cheope, la collezione della regina Hetepheres (madre di
Cheope)e una raccolta di oggetti di Yuya e Thuyu, genitori della
regina Tiye, in parte esposti in questi giorni alla mostra I
Tesori dei Faraoni in corso a Roma, alle Scuderie del Quirinale.
Tuttavia, scrigno all’altezza dei tesori che contiene, il Gem
vuole essere il centro di un polo turistico completo, dove
hotel, viabilità e fruibilità si sviluppino al massimo livello,
rimpinguando una economia che vede nel turismo la voce
principale. E quasi a sottolineare i legami degli antichi egizi
con il Sole, il museo produrrà anche 2,24 gigawattora di
elettricità grazie al faraonico impianto solare che lo sovrasta,
riducendo le emissioni di anidride carbonica della tentacolare
città del Cairo di circa 100.600 tonnellate all’anno.
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