Genio creativo e figura
controversa, Wolfgang Beltracchi è considerato il falsario più
brillante del dopoguerra, che ha ricreato lo stile di grandi
maestri e venduto i suoi lavori come opere perdute. Condannato
nel 2011 e oggi riabilitato, l’artista tedesco rappresenta oggi
un simbolo di ribellione al sistema dell’arte tradizionale.
Nella mostra L’invenzione del vero, a cura di Francesco Longo –
in programma dal 31 ottobre al 19 novembre a Spazio Musa
(Torino) – Wolfgang Beltracchi si rivela per ciò che è: un
demiurgo capace di plasmare epoche, contaminare linguaggi,
giocare con il tempo e la materia fino a dissolvere il confine
tra verità e menzogna, tra genio e inganno.
Le opere in mostra, realizzate dopo la sua parabola
giudiziaria, raccontano un artista che ha scelto di trasformare
la condanna in un atto di libertà. Nella serie dedicata al
Salvator Mundi, l’artista rilegge l’iconica immagine di Cristo
non più come semplice figura salvifica, ma come specchio di un
sistema dell’arte che cerca redenzione nel mercato stesso. Ogni
versione, declinata nei linguaggi di Van Gogh, Picasso, Dalí,
Warhol e altri maestri, trasforma l’immagine in un simbolo
molteplice: un Cristo universale, un’icona pop, un riflesso
spirituale e commerciale insieme. È qui che la pittura di
Beltracchi si fa anche critica radicale della storia e
del presente. Ogni quadro esposto è un invito a interrogarsi su
cosa sia davvero l’autenticità, su quale sia la differenza tra
“originale” e “opera d’arte”.
Accanto alle tele, la mostra include la sua produzione
digitale e Nft: un passaggio ulteriore nella sua ricerca, in cui
il gesto pittorico incontra l’infinità replicabile dell’universo
virtuale.
Venerdì 31 ottobre alle 17.30 è in programma un’anteprima
riservata alla stampa con la presenza dell’artista.
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