Geometria, ordine, minimalismo, perfezionismo e genio, queste ‘Le mille luci’ di Antonello Falqui documentario di Fabrizio Corallo presentato alla Festa del Cinema di Roma e che andrà in onda su Rai 3 il 7 novembre.
Un film da non perdere che ripercorre la vita e la straordinaria carriera del regista che ha firmato programmi cult della storia della Rai come Studio Uno, Canzonissima, Il Musichiere e Milleluci. Trasmissioni che, riviste oggi, mostrano ancora di più tutta la loro eccezionalità ovvero il fatto che il varietà televisivo in quegli anni era davvero una forma d’arte, simbolo di eleganza, ritmo e qualità.
Nel docu che esce in occasione del centenario della nascita di Falqui e prodotto da 3D Produzioni, in collaborazione con Rai Documentari e Associazione Antonello Falqui, materiali d’archivio delle Teche Rai e di Luce Cinecittà con le testimonianze di protagonisti e amici come Gianni Morandi, Christian De Sica, Carlo Verdone, Renzo Arbore, Massimiliano Pani, Maurizio Micheli, Pippo Franco, Leopoldo Mastelloni, Michele Guardì, Aldo Grasso, Jimmy Falqui, Luca Falqui, Bruno Maccallini e Leontine Snel.
Un inno alla vita di questo artista nato a Roma il 6 novembre 1925, figlio del critico e scrittore Enrico Falqui, che raggiunge la celebrità per quel pubblico che di sera si riuniva nelle poche abitazioni o locali pubblici in cui era presente un apparecchio televisivo, con Il Musichiere, programma condotto da Mario Riva, in onda dal 1957 al 1960.
Falqui diceva che la televisione doveva essere aderente alla realtà mentre il varietà “è nato come svago, come evasione: divertirsi e passare il tempo piacevolmente vedendo qualcosa di elegante. E ancora sul varietà: “Non ha funzione culturale, ma può almeno tentare di stimolare il senso critico e il buon gusto. Mentre infine sulla Rai aveva le idee molto chiare: “È un ente morale, come è scritto nello statuto. Ha una missione sociale, non deve adeguarsi alle reti private ma distinguersi in qualità”.
Centrale nel documentario il suo rapporto con Mina che stimava profondamente. Falqui la trasformò nella sua musa televisiva e la fece protagonista assoluta di Studio Uno, ma nonostante la loro grande amicizia, dopo il ritiro dalle scene di lei, i due si allontanarono. Molti dicono che Falqui aveva preso le distanze perché non approvava la sua decisione di abbandonare le scene. Il legame tra loro comunque non si spezzò: per i suoi novant’anni, Mina gli inviò un messaggio vocale di un minuto, un affettuoso saluto.
I molti viaggi negli Stati Uniti, in Europa e in Messico ispirarono Falqui a portare sul palcoscenico italiano star come le gemelle Kessler che dovettero scontrarsi con la censura perbenista (le loro celebri gambe vennero così fasciate da calze nere, ritenute meno scandalose).
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