“Il futuro da come l’ho visto io è
molto positivo. Basta pensare che stanno facendo studi per
curare malattie come il Parkinson. Io ne vedrò solo un
pezzettino, ma sarà radioso”. Giorgio Panariello ha un po’ di
jet lag nel suo rientro dal 2045, ma tutto sommato non si
lamenta. Infatti, porta avanti il suo nuovo spettacolo per due
ore, fa ridere il pubblico del teatro Brancaccio, poi ritorna
nel futuro lasciando il posto al suo Silvano per salutare gli
spettatori. Il titolo dello show, all’esordio ieri a Roma (ma
sarà nella capitale pure stasera e domani), è ‘E se domani…’. Lo
porterà in giro per i principali teatri italiani (Torino,
Napoli, Bari, Bologna, tantissime date nella sua Firenze), con
altri 17 nuovi appuntamenti tra marzo e aprile 2026.
Panariello rivela di essere stato scelto per spostarsi di
vent’anni più avanti. La riflessione è nata in realtà dal suo
podcast ‘Nel garage’, in cui ha intervistato esperti per
scoprire come sarà il domani. Senza fare troppi spoiler, ne
risulta che mangeremo insetti, andremo su Marte, avremo a che
fare con androidi ogni giorno. “I lavori del ponte sullo Stretto
nel 2045 saranno stati finalmente conclusi – rivela a un certo
punto – ma non serve a nulla perché ci sono le auto volanti. E
ora chi glielo dice a Salvini?” Il comico parla pure di temi
politici. “Ho le mie idee ma non sono mai stato uno che fa”
comicità di questo tipo, perché “lavoro per tutti”, sostiene.
“Però ho pensato che potesse essere giusto raccontare come
potrebbe essere la politica del futuro”. Secondo lui ci sarà
sempre meno fiducia nelle istituzioni, e alle elezioni 2045 gli
astenuti saranno l’87%.
“Ho scelto il 2045, non mi sono spostato tanto in avanti,
perché non volevo fosse fantascienza – continua -, né volevo
fare il professorino, il divulgatore come Alberto Angela. Volevo
fare il comico ma dicendo le cose come saranno, perché tutto ciò
che ho detto è attendibile e possibile”. Le sue preoccupazioni
per l’avvenire? “Che le nuove generazioni siano sempre più
isolate”.
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