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    Orgosolo, cuore della Barbagia: un’altra Sardegna

    admin5698By admin569820 Ottobre 2025Nessun commento15 Minuti di lettura
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    Orgosolo, cuore della Barbagia: un'altra Sardegna
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    Il centro storico di Orgosolo non è un labirinto intricato, eppure è facile perdersi tra le sue strette vie. Un piccolo mondo dipinto. Pochi passi a piedi da Piazza dei Caduti in Guerra fino a Corso Repubblica – la strada principale che attraversa il paese – e lì nei vicoli del vecchio borgo inizia un viaggio tra i murales che decorano le facciate di pietra di molte case e palazzi. «Qui i muri parlano, raccontano chi siamo e siamo stati», spiega l’orgolese Pietro Biancu, guida ambientale escursionistica dell’associazione Camineras de Orgosolo.

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    Centinaia di dipinti ritraggono scene di vita quotidiana di oggi e di ieri; narrano della cultura e delle tradizioni del luogo; tengono viva la memoria delle lotte politiche combattute dai suoi abitanti. Frasi tratte da celebri canzoni, poesie, filastrocche popolari, slogan di pace e motti di dissenso catturano l’attenzione ed emozionano chi, guardando e leggendo, si perde nello spazio ma si ritrova in ciò che vede.

    LEGGI ANCHE: Nantes, la città sulla Loira è un museo a cielo aperto

    Un murales tra le vie del centro storico di Orgosolo – “Noi camminiamo in Sardegna 2023” © Salvatore Frau

    Nel cuore della Barbagia

    Da Olbia si raggiunge Orgosolo in meno di due ore di auto lungo la statale 131 che scende fino a Cagliari. Prendendo la deviazione per Oliena si evita il traffico di Nuoro, l’Atene Sarda, che però vale una visita. Si entra nel cuore della Barbagia, a sua volta cuore pulsante della Sardegna centro-orientale. Una vasta regione montuosa che si estende sui fianchi del massiccio del Gennargentu, meta alternativa alle meraviglie del mare e alla vivace vita mondana della costa.

    Un’altra Sardegna, fatta di terra, di silenzi e di antiche tradizioni. Di piccoli paesi custodi di un’identità autentica, che si conserva ancora nella lingua, nello stile di vita, nel carattere dei suoi abitanti. Gente semplice, gentile, ospitale. Gente fiera, pronta a ribellarsi pur di difendere le proprie radici.

    Una Sardegna, quella della Barbagia, dove la natura selvaggia e incontaminata è la vera protagonista. Attorno al piccolo centro di Orgosolo, che spicca a circa 600 metri di altitudine sulle pendici del monte Lisorgoni, lo spettacolare paesaggio del Supramonte è un territorio impervio, caratterizzato da pascoli allo stato brado e boschi di lecci, percorso da gole e grotte profonde, punteggiato da tacchi calcarei e alte vette.

    Un territorio ricco anche di testimonianze archeologiche, tra cui varie domus de Janas (tombe scavate nella roccia in epoca prenuragica), tombe dei Giganti, nuraghi, oltre ai luoghi dello spirito resi celebri dal martirio della Beata Antonia Mesina, “martire della purezza”, una ragazza che a soli sedici anni preferì essere barbaramente uccisa a colpi di pietra piuttosto che perdere la sua integrità. Era il 17 maggio 1935 quando fu prima vittima di una tentata violenza sessuale, poi massacrata a colpi di pietra. Beatificata il 4 ottobre 1987 da Giovanni Paolo II, oggi è considerata la Patrona dei giovani della Sardegna, per la fierezza dimostrata a difesa dei suoi ideali. Le sue spoglie mortali sono conservate all’interno di una teca di vetro nella cripta della parrocchiale del Santissimo Salvatore di Orgosolo, nel centro del paese, poco lontano dalla casa natale (anch’essa visitabile). La giovane è vestita col tipico costume tradizionale, la sua testa è avvolta amorevolmente con il copricapo in seta orgolese.

    LEGGI ANCHE: Itinerario nel cuore del Lazio, tra i Patrimoni Unesco: cosa vedere a Anagni, Fiuggi, Alatri e Casamari

    Un altro murales nel centro storico di Orgosolo – “Noi camminiamo in Sardegna 2023” © Salvatore Frau

    Il borgo dipinto

    Orgosolo non è solo il centro geografico della Barbagia. È il luogo da cui partirono i primi movimenti di lotta e contrasto al potere, compiuti dai pastori e dagli agricoltori locali per difendere l’autonomia sulle terre che lo Stato voleva loro espropriare. Orgolesi ribelli. Orgolesi orgogliosi, non è un mero gioco di parole.

    È nato proprio ad Orgosolo alla fine del XIX secolo il banditismo, fenomeno che il regista Vittorio De Seta racconta bene nel film Banditi a Orgosolo (1961). E sempre qui, dopo la mobilitazione popolare nonviolenta di Pratobello, che riuscì a impedire l’installazione di un poligono militare a pochi chilometri dal centro abitato, è nato alla fine degli anni Sessanta il movimento del muralismo.

    Una corrente artistica tutt’oggi viva nel paese: accanto ai primi murales realizzati per raccontare l’intimo dissenso dei barbaricini, le lotte di potere, le tradizioni e lo stile di vita agro-pastorali, ogni anno se ne aggiungono di nuovi. Parlano di attualità, politica, cultura, di vari temi di (in)giustizia sociale. Di nuove e di vecchie battaglie, alcune mai del tutto risolte.

    Maria Corda, Presidente del Museo del Baco da Seta di Orgosolo – “Noi camminiamo in Sardegna 2023” © Salvatore Frau

    Il borgo dipinto conta oggi poco più di quattro mila abitanti, «siamo molti di meno rispetto a una decina di anni fa, ma anche se la popolazione cala, lo spirito orgolese fiero e ribelle rimane vivo e fervente nell’animo di chi resta», dice ancora Pietro Biancu.

    E proprio chi resta si impegna ogni giorno per mantenere vive e diffondere le memorie del luogo. La signora Maria Corda, per esempio, è l’unica persona a proseguire la tradizione dell’allevamento del baco da seta, da cui si ricava il filato utilizzato per confezionare su lionzu, il tipico copricapo del costume tradizionale femminile orgolese.

    Museo del baco da seta a Orgosolo – “Noi camminiamo in Sardegna 2023” © Salvatore Frau

    La si può incontrare al Museo della Seta, all’angolo tra via Mercato e via Giotto. Inaugurato nel 2005, questo luogo custodisce un sapere antico che si tramanda da generazioni.

    «Ho imparato ad allevare i bachi da seta da mia madre, che imparò dalla sua. Io l’ho insegnato a mia figlia e oggi portiamo avanti insieme questa tradizione», dice Maria con voce appassionata.

    Bachi da seta di razza “orgolese” allevati dalla Sig.ra Maria Corda, presidente del Museo del baco da seta di Orgosolo – “Noi camminiamo in Sardegna 2023” © Salvatore Frau

    Un lavoro che si fa ancora come una volta: «il bruco nasce grande quanto la punta di uno spillo e in circa 50 giorni cresce fino a raggiungere un peso massimo di 4 grammi, quattromila volte superiore rispetto al suo peso di partenza, per 8 centimetri di lunghezza. Va nutrito con foglie di gelso, dev’essere pulito e curato perché si ammala facilmente», spiega Maria.

    A molti è sconosciuto il percorso dalla cosiddetta “imboccolatura” fino all’ottenimento del filo di seta: «Raggiunta la fase matura della sua vita, il bruco smette di mangiare, dalla bocca inizia ad emettere una bava con cui avvolge gradualmente il suo corpo. Proprio quel bozzolo protettivo è già il filo di seta, basta srotolarlo come un gomitolo».

    Dal filo di seta ottenuto dall’allevamento dei bachi di “razza orgolese” si confeziona da sempre su lionzu, un accessorio un tempo fondamentale nell’abito nuziale delle donne del Paese. Quell’abito e il tipico copricapo oggi non hanno più un mercato, «ma io e mia figlia continuiamo a portare avanti la tradizione, per orgoglio e per cultura: questo vestito dice chi siamo e da dove venivamo, racconta di noi più di tante parole», aggiunge Maria con il suo sguardo intenso e un grande sorriso che le illumina il viso.

    Camminatori lungo il sentiero che porta al sito archeologico di Sirilò, nel Supramonte di Orgosolo – “Noi camminiamo in Sardegna 2023” © Salvatore Frau

    Sulle orme di pastori, Santi e briganti

    Il Supramonte in realtà non esiste dal punto di vista geografico. Il termine è una traduzione in italiano di un modo di dire sardo che indica i monti sopra, rispetto ai 5 centri abitati che si trovano, appunto, sotto.

    Costituito da rocce di dolomie e calcari, è incorniciato da montagne carsiche tra le più alte della Sardegna, seconde in altezza solo a quelle del Gennargentu. La zona del Supramonte si scopre a piedi, un passo alla volta, o in sella a una bicicletta. Meglio se in compagnia di una guida locale, che conosca come le sue tasche i sentieri escursionistici.

    «Dal 2018 portiamo i camminadores in tutta l’area centrale della Sardegna, sia in montagna sia sulla costa», spiega Salvatore Gungui, un’altra guida ambientale escursionistica dell’associazione Camineras Orgosolo, «la natura selvaggia del Supramonte impone la presenza di un accompagnatore esperto, a meno che il trekker non abbia una buona preparazione personale, sappia leggere le carte e destreggiarsi con il GPS», aggiunge Salvatore, che poi precisa «nessuno comunque conosce questi luoghi meglio di noi locali!».

    Un sentiero nella zona del Supramonte di Orgosolo © Salvatore Gungui

    E lo conferma anche un’altra guida che negli anni ha contribuito a “disegnare” diversi percorsi lungo i sentieri dei banditi e dei briganti, dei pastori e delle domus janas, sulle orme dei Santi tra i vicoli della transumanza nella zona del Supramonte di Orgosolo: «La cultura e le tradizioni non si insegnano, si tramandano. Lo stesso vale per la conoscenza del nostro territorio, a tratti inaccessibile», dice Martino Pira, che di passi ne ha fatti tra i boschi del Supramonte: «Quando ero un bambino prima con mio padre, poi da solo, mi occupavo degli animali al pascolo della mia famiglia; in questi boschi ho passato la mia giovinezza, li ho vissuti, respirati da cima a fondo e per me non hanno segreti».

    SCOPRI ANCHE: Le 26 nuove Riserve della Biosfera UNESCO

    Vista dalla torretta che domina il sito archeologico Sirilò – “Noi camminiamo in Sardegna 2022” © Roberto Moro

    Destinazione Sirilò

    L’itinerario parte da Orgosolo e si distende lungo i sentieri dei pastori che portano al Supramonte, fino al Parco archeologico di Sirilò, un sito che custodisce tombe preistoriche, torri dell’età del Bronzo e capanne abitate per millenni nel cuore di una natura selvaggia e incontaminata.

    Appena fuori dal Paese, oltre la chiesa campestre di San Marco, la più antica dell’abitato, in stile gotico sardo con archi a sesto acuto all’interno, il sentiero entra nella lecceta, il classico bosco sempreverde della macchia mediterranea sarda. Non c’è una segnaletica ufficiale, ecco perché è fondamentale farsi accompagnare da una guida.

    Si incontrano subito le prime famiglie di maialini domestici, alcuni osservano curiosi, altri corrono via appena avvertono uno scricchiolio di passi. E poi cinghiali, greggi di mucche e di pecore, ai più fortunati può capitare di vedere anche esemplari di muflone, una specie protetta. Il profumo dominante, intenso, che ricorda il curry o la liquirizia, viene dai cespugli di elicriso che crescono nelle porzioni di terreno più sabbioso e arido dell’areale.

    Oltre al fruscio leggero e continuo delle foglie mosse dal vento, la colonna sonora del cammino è un componimento folk ad opera dei campanacci posti al collo delle mucche, un suono piacevole da sentire e utile al pastore per localizzare gli animali, anche in aree estese. Proprio questi terreni dell’altopiano del Supramonte sono stati il teatro della rivolta di Pratobello del 1969. Scampati al sequestro, oggi sono riservati al pascolo degli animali allo stato brado (si dice: ad uso civico) e costituiscono un grande dono della natura fortunatamente fruibile a tutti.

    Tombe preistoriche nel sito archeologico di Sirilò, nel Supramonte di Orgosolo – “Noi camminiamo in Sardegna 2023” © Salvatore Frau

    Una manciata di chilometri a passo lento e qualche metro in salita fino alla sommità del monte, ecco l’area archeologica di Sirilò. Dalla cima, a circa mille metri di altezza, appare in tutta la sua bellezza il Massiccio del Gennargentu a sud-ovest; a nord-est domina la Valle del Cedrino; e poi la cordigliera del Supramonte, condivisa tra i cinque paesi sottostanti di Orgosolo, Oliena, Urzulei, Baunei e Dorgali (questi ultimi due degradano verso il mare).

    Sempre sulla sommità si trovano i resti di un nuraghe, mentre alle pendici si dispongono un villaggio, varie domus de janas – ne sono state individuate finora 13 -, un dolmen e un curioso tempio che “ingloba” un’altra domus. Il villaggio conta una quindicina di capanne, abitate già in età pre-nuragica. Dello stesso periodo è la necropoli, le cui tombe furono scavate nella roccia granitica attorno alla quale si estende un bosco di lecci. Poche centinaia di metri separano Sirilò da un’altra necropoli pre-nuragica: le domus de janas di Oreharva. Sono 17, immerse nella foresta. Una è interrata, due sono rimaste incompiute.

    SCOPRI ANCHE: I nuraghi e gli itinerari alla loro scoperta

    In località Montes sul sentiero che porta al tacco calcareo chiamato Monte Fumai – “Noi camminiamo in Sardegna 2023” © Salvatore Frau

    Ai due tacchi

    Il sentiero ad anello che collega i due tacchi calcarei di Monte San Giovanni e Monte Fumai inizia dal parcheggio della Foresta di Montes, vicino alla caserma forestale, ai piedi della sorgente del fiume Cedrino (Funtana Bona). Attraversa un paesaggio ancestrale, aspro e inospitale ma di rara bellezza, abitato da grandi ammassi di rocce calcaree sporgenti, alberi di lecci e bassi arbusti. Un orto botanico naturale, ricco di specie vegetali endemiche come la rosa canina, il prugnolo selvatico, la santolina. E ancora, svariate felci, cespugli di elicriso e di camedrio amaro, o Teucrium marum, un ottimo rimedio omeopatico per il sistema respiratorio.

    Paesaggio in località Montes – “Noi camminiamo in Sardegna 2023” © Salvatore Frau

    La foresta ospita alberi di lecci, alcuni secolari, monumentali, i cui tronchi e rami avviluppano le rocce mentre le radici a tratti affiorano intrecciandosi in un groviglio indefinito e a tratti si rigettano nella terra penetrandola a fondo alla ricerca di acqua e nutrimento. Sotto la superficie arida e sabbiosa, c’è una rete di grotte e di corsi d’acqua che emergono solo quando trovano una faglia di scisto o di granito.

    Il sentiero porta dapprima ai piedi del tacco chiamato Monte Fumai, un torrione calcareo dalla forma vagamente piramidale la cui cima raggiunge i 1.316 metri di altezza, facendone una delle vette più alte del Supramonte di Orgosolo.

    Escursionista sulla scalinata che porta alla sommità del Monte San Giovanni © Salvatore Gungui

    Si prosegue nel bosco, fino alla base dell’altro tacco calcareo detto Monte Novo San Giovanni, alto poco meno del primo, con guglie che sfiorano i settanta metri. Qui si può salire una scalinata ricavata sulla roccia, di possibile origine preistorica, per raggiungerne la sommità dove «si vede mezza Sardegna», dice orgogliosamente Salvatore, «quello laggiù è il lago di Olai, nella fenditura tra quelle montagne c’è il canyon di Gorropu, lungo un chilometro e mezzo, con pareti fino a 1.500 metri e attraversato dal Flumineddu, un piccolo fiume che divide il territorio di Orgosolo da quello di Urzulei. Oltre i monti del Gennargentu, c’è il mare della costa orientale della Sardegna».

    La casetta sulla sommità del Monte San Giovanni, rifugio per gli escursionisti e per i forestali durante la campagna estiva antincendio © Associazione Camineras de Orgosolo

    Sulla cima del San Giovanni c’è anche una casetta in legno, utilizzata come riparo dagli escursionisti e come punto di vedetta durante i mesi estivi della campagna antincendio. Sembra uscita da un libro di fiabe. Prima di andare via con gli occhi pieni di bellezza, è d’obbligo fermarsi un attimo a salutare il forestale di turno e per lasciare una traccia del proprio passaggio.

    Una frase, una firma, uno scarabocchio sulle pareti della casetta: il forestale sarà contento di fornire una penna, l’unica difficoltà sarà trovare un millimetro di spazio libero tra le tante iscrizioni lasciate negli anni da chi è passato di lì.

    Totem dell’Iniziativa “Noi camminiamo in Sardegna 2023” © Salvatore Frau

    A piedi per la Sardegna

    Un’iniziativa volta a promuovere un turismo esperienziale, lento e sostenibile. “Noi Camminiamo in Sardegna” è la manifestazione promossa dall’Assessorato regionale del Turismo, Artigianato e Commercio, dedicata al turismo lento e ai cammini dell’Isola. Giunto nel 2025 alla sua quarta edizione, anche quest’anno ha incluso Orgosolo come una delle destinazioni chiave. Ma non solo.

    L’evento, andato in scena tra il 28 settembre e il 4 ottobre 2025, punta a celebrare i cammini, i borghi e i pellegrinaggi che attraversano la Sardegna da nord a sud, da est a ovest. Nella quarta edizione sono stati 700 i chilometri percorsi e 55 i comuni attraversati. A farla da protagonisti, gli otto Cammini di Sardegna e le otto destinazioni di Pellegrinaggio. Sedici gruppi (composti da giornalisti, video maker, content creator, tour operator) hanno percorso contemporaneamente sedici itinerari della Sardegna per scoprire i suoi diversi territori, a contatto con le comunità locali e le sue antiche tradizioni.

    Il progetto ha coinvolto gli itinerari del Cammino Minerario di Santa Barbara, Cammino di San Giorgio Vescovo, Cammino di Santu Jacu, Cammino di Sant’Efisio, Cammino 100 Torri, Via dei Santuari e Cammino Francescano in Sardegna, ai quali si è aggiunto il nuovo itinerario pilota del Cammino dei Beati, che attraversa i territori di Dorgali, Galtellì, Oliena, Orgosolo e Orosei. Inoltre, al centro le Destinazioni di Pellegrinaggio: Borutta, Dorgali, Galtellì, Genoni-Gesturi Laconi, Luogosanto, Orgosolo e Sant’Antioco, autentici borghi di spiritualità, accoglienza e memoria.

    Borghi unici e suggestivi legati a figure di santi e beati, oasi di ospitalità, silenzio e meditazione. Luoghi ideali per una rigenerazione fisica e mentale, dove l’accoglienza è considerata sacra.

    Il gran finale della quarta edizione è andato in scena a Pula, perla del sud-ovest della Sardegna, dov’è stata inaugurata la quinta tappa del Cammino di Sant’Efisio, tra la chiesa di San Giovanni Battista e la chiesetta di Sant’Efisio a Nora, attraversando luoghi di fede, paesaggio e memoria. Un nuovo tratto di 10 km che porta il percorso complessivo a oltre 90 km, rafforzando il valore identitario e devozionale del cammino dedicato al santo più venerato dell’Isola. Appuntamento all’anno prossimo per la prossima edizione.

    LEGGI ANCHE: Cammini in Trentino: i 50 percorsi della Via delle Valli

     

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