CARLO PALLAVICINO, ‘CI CHIAMAVANO SCIACALLI. LA VITA DI UN GIOVANE PROCURATORE NELLA GIUNGLA DEL CALCIOMERCATO’ (Baldini e Castoldi; 365 pagg.; euro 17,00)
L’esordio come cronista sportivo, ai tempi delle medie, col giornalino fatto in casa, ‘Il bagno sportivo’, nel palazzo di famiglia sul lungarno a Firenze dove anni dopo Rolando scelse l’Inter. A 24 anni il debutto come agente dei calciatori dando una mano a Giovanni Branchini con cui avrebbe fondato la prima agenzia internazionale di procuratori sportivi. Quanto alla passione per la Fiorentina, “sono tifoso viola dalla nascita”. È la “vita da tifoso, giornalista, procuratore, editore. Tra sciarpe, bandiere, radioline, articoli, contratti, cellulari, siti Internet, vittorie, soldi, tradimenti e passioni, sempre intorno a un pallone” di Carlo Pallavicino, raccontata con sincerità, ironia, ricordi struggenti e stile veloce, dallo stesso protagonista nel suo ultimo libro, ‘Ci chiamavano sciacalli – La vita di un giovane procuratore nella giungla del calciomercato”. Già autore di ’99 giorni. Una stagione con la Fiorentina perduta’ e ‘Tenetevi il miliardo. Lucarelli e Livorno, storia di un amore in 53 gol”, Pallavicino come giornalista ha collaborato con La Repubblica, Tuttosport, Reporter e Il Sole 24 Ore. Poi la carriera come procuratore, durata 30 anni e lasciata quando “mi consideravo ormai uno Sciacallo di primo grado”, prima di dedicarsi completamente a calciomercato.com, venduto nel 2021 a un fondo americano.
Nel 2023 l’uscita dal mondo del pallone, di cui ora è tornato a raccontare curiosità, retroscena, dolori, romanticismo, ingaggi, del suo costante senso di inadeguatezza – “Oggi è il giorno che mi scoprono. Se ne accorgono e mi cacciano… L’ho pensato ogni mattina per trent’anni” -, di giocatori, presidenti, allenatori, procuratori. Come Careca, il ‘suo’ primo calciatore da agente: “L’apprendistato più eccitante che un ragazzo come me potesse aspettarsi. Fosse anche di alzarmi all’alba per correre dallo sponsor a cambiargli le scarpe”. Accadde un lunedì di inizio gennaio 1988, quando, in viaggio per raggiungerlo a Milano, in un’epoca senza cellulari, chiamando il suo albergo col telefono a gettoni si ritrovò pure a dover urlare, per farsi sentire dall’interlocutore, il nome di Careca attirando l’attenzione di tutto l’autogrill dove si era fermato. C’è tra gli altri Lazaroni – “determinante nella mia formazione” – che portò ad allenare la Fiorentina, sebbene orfana di Baggio di cui racconta, tra i ricordi, anche il ritorno a Firenze da avversario, con la Juventus, il 6 aprile 1991: al Franchi il Divin codino “spuntò dalla scalette ai piedi della Fiesole, la via Crucis poteva avere inizio. Quale coreografia lo avrebbe accolto? Era la domanda dell’anno. Colse tutti di sorpresa. Raffigurava i monumenti di Firenze, dal Duomo al Palazzo Vecchio, come a dire: ‘Guarda cosa ti perdi’. E Baggio si perse. Per oltre un’ora”. Salvo poi ritrovarsi con Firenze a fine partita.
‘Ronaldo. Una notte movimentata’ è invece il diario di cosa accadde 28 anni fa, quando il Fenomeno, a Firenze col Barcellona per la semifinale di Coppa delle Coppe, fu portato a casa Pallavicino per un summit segreto e alle tre di notte, tra restare in Spagna o andarsene, scelse i neroazzurri. E c’è Stefano Borgonovo che Pallavicino riportò a Firenze per la terza volta, quando organizzò la partita di beneficenza tra i vecchi compagni di Fiorentina e Milan per raccogliere i fondi per far nascere la fondazione per la ricerca contro la Sla. Era l’8 ottobre 2008: la serata, tra lacrime, brividi e canti, “si tramutò in una scanzonata rimpatriata, proprio come se l’era prefigurata Stefano, e terminò tra i cori dei trentamila lì riuniti”. ‘Borgo’ “visse altri cinque anni dopo la notte di Firenze. Otto dalla prima diagnosi di Sla. Otto anni di solitudine e occhi sorridenti. Un record, o quasi”.
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