La potenza del fuoco, le mani sapienti di un artigiano, le pietre e i metalli preziosi: nascono così i gioielli nelle botteghe orafe di Vicenza, la città dell’oro.
Le botteghe orafe di Vicenza
“Dal disegno all’esecuzione, realizziamo tutto rigorosamente a mano, creando monili unici e originali”, sorride Daniela Vettori, che ha cominciato a sperimentare con i metalli preziosi in uno scantinato alla fine degli anni Settanta.
Nel 1981 ha aperto il suo atelier e oggi esporta i suoi gioielli dagli Stati Uniti al Giappone. La sua non è una realtà isolata in città, conosciuta fin dal Trecento per la sua produzione orafa.
Sono tanti i laboratori custodi di una tradizione secolare e di “ricette” segrete per creare una lega d’oro dal colore più luminoso alle tecniche tramandate, riprese e reinventate da artigiani, spesso autodidatti, che hanno saputo sottrarsi alla meccanizzazione industriale.
La bottega di Daniela Vettori, sotto la Basilica Palladiana, organizza visite per mostrare ai partecipanti come nasce un gioiello, a partire dalla fusione del metallo. Alcuni monili della collezione Magal, frutto della ricerca della figlia Margherita, sono realizzati con l’antica tecnica giapponese kintsugi, che valorizza le crepe e le fratture degli oggetti riparandole con l’oro.
In corso Fogazzaro, l’antico cardo romano, si trova invece il negozio di Laura Balzelli, che lavora l’oro “applicando tecniche antiche per creare gioielli contemporanei, ispirati soprattutto alla natura”, come racconta.
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La vista di Piazza dei Signori dalla terrazza della Basilica Palladiana
La Basilica Palladiana e il Museo del Gioiello
La visita a questi atelier diventa il fil rouge per scoprire una città a misura d’uomo, da percorrere a piedi.Lasciandosi affascinare dalla bellezza e dall’eleganza dei suoi palazzi in un itinerario che si snoda tra le vie del centro storico: sotto i portici della Basilica Palladiana, nel Trecento, si costituì la prima corporazione di orefici della città e qui avevano sede le botteghe fin dal Medioevo.
“Non è possibile descrivere l’impressione che fa la Basilica di Palladio”, scrisse Goethe nel suo Viaggio in Italia. Fu il famoso architetto, a metà Cinquecento, a occuparsi del progetto per rivestire il Palazzo della Ragione in marmo.
Oggi la Basilica ospita diverse mostre e dal tetto offre una vista incantevole sulla città. Da ammirare al bar La Terrazza della Basilica con in mano un calice di Pinot grigio o di Chardonnay a pochi metri dalle statue bianche seicentesche, mentre il sole tramonta sui Colli Berici e sui tetti dei palazzi.
All’interno della Basilica, il Museo del Gioiello, primo in Italia e uno dei pochi al mondo, espone manufatti che vanno dal IV millennio a.C. ai giorni nostri.
Tra questi, la Corona e il Pettorale della Madonna di Monte Berico, capolavori donati alla patrona cittadina, a cui è dedicato l’omonimo santuario.
Un punto privilegiato di Vicenza, a cui si arriva con un percorso a piedi in salita sotto i portici o con una scalinata di 192 gradini, per godere di un magnifico panorama che spazia dalla Basilica alle piccole Dolomiti, dall’altopiano di Asiago al monte Grappa.
Al Museo vengono organizzati workshop: sono a cadenza mensile, con la designer orafa Barbara Uderzo, per mettersi alla prova realizzando gioielli dei più diversi materiali.
Per ammirare, invece, la vista sulla bellissima piazza dei Signori con i suoi numerosi edifici, come la Loggia del Capitaniato del Palladio, ci si può fermare al bar Borsa, sotto i portici della Basilica, per un aperitivo accompagnato da un tagliere di salumi e formaggi (da non perdere la soppressa e l’Asiago) o gli sfiziosi stuzzichini chiamati in veneto cicchetti o spunciotti.
Un workshop organizzato dal Museo del Gioiello
I capolavori del Palladio
La città dell’oro è a sua volta un gioiello architettonico. Una tappa al Palladio Museum, ospitato nello splendido Palazzo Barbarano, permette di apprezzare i capolavori dell’architetto sparsi per la città, respirando il suo estro creativo nei disegni di progetto originali.
E poi modelli fisici e digitali, foto e video, ma soprattutto i racconti dei più grandi studiosi di Palladio e dei suoi lavori, proiettati sulle pareti.
Tra le opere spicca La Rotonda o Villa Almerico Capra, a ridosso della città: iniziata nel 1566, a pianta centrale, ha una grazia luminosa ed è tra le più belle architetture del Rinascimento.
E poi il Teatro Olimpico, in piazza Matteotti, il primo Stabile coperto dell’epoca moderna, in cui l’architetto si rifece ai modelli romani.
Vicino, in corso Palladio, vale una sosta gustosa Il Ceppo, gastronomia con bistrot che prepara i classici della cucina vicentina, dai bigoli all’anatra al famoso baccalà.
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Daniela Vettori impegnata nella creazione dei suoi gioielli artistici.
Vicenza romana
Oltre le grandi architetture, ci sono angoli più nascosti che vale la pena scoprire. Come lo scorcio pittoresco sulla Basilica vista da ponte Furo, nella zona sud di Vicenza, ancora più suggestivo con la luce del tramonto o alla sera, quando il celebre edificio viene illuminato.
O il ponte san Michele, del Seicento, che assomiglia tanto a quelli di Venezia, a due passi dal Museo del Gioiello: qui vicino ci sono i resti, oggi incorporati in alcuni palazzi, del Teatro romano di Berga del II secolo, distrutto nel Settecento.
Ma la ricchezza non è solo in superficie: c’è una parte segreta, spesso sconosciuta agli stessi abitanti, che regala suggestioni inattese. È il percorso sotterraneo di Vicenza romana, sei metri sotto la cattedrale di Santa Maria Annunciata, che comprende un criptoportico del I secolo, cioè un corridoio a U coperto da una volta a botte e interrato.
Faceva parte di una ricca domus romana e venne alla luce negli anni Cinquanta. Si può esplorare ogni mese con un visita guidata, in un breve viaggio alla scoperta del passato remoto della città. Che della bellezza e dell’arte ha fatto la sua vocazione più autentica.
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Uno scorcio di Vicenza con la Torre Bissara sullo sfondo

