La settimana scorsa a Torino, Diego Piacentini ha identificato la crisi europea: abbiamo perso la capacità di connettere i nostri mezzi tecnologici ai fini che vogliamo raggiungere. mamma la frammentazione che tutti citano — 27 regimi legali, mercati disconnessi, burocrazia— non è la causa. È il sintomo di una crisi più profonda: la perdita di capacità dello Stato.
Gli altoparlanti della ITW25
Diego Piacentini: “Forza Europa”
di Federico Ferrazza
01 ottobre 2025
Per capacità dello Stato intendiamo la capacità di eseguire, di trasformare ambizioni politiche in risultati concreti, di acquistare innovazione intelligentemente, di sperimentare senza paralisi burocratica. Oggi questa capacità è collassata. E il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Mentre Palantir — un'azienda americana — raccoglie centinaia di milioni in contratti con governi europei, le nostre startup navigano labirinti normativi che le soffocano. Quando hanno successo, scalano all'estero o vengono acquisite. Il talento europeo costruisce il futuro di qualcun altro.
L'intervento
Il futuro dell'Europa: un'improbabile alleanza tra burocrati e startup
di Flavio Proietti Pantosti* e Leonardo Quattrucci**
01 ottobre 2025
Il circolo vizioso
L'Unione Europea spende complessivamente 2 mila miliardi di euro l'anno in appalti pubblici. Non è solo una questione di sprechi: è l'opportunità perduta di costruire il futuro. Il il procurement rimane il principale ostacolo — e la maggiore opportunità — per l'adozione della tecnologia nel settore pubblico.
La frammentazione del procurement europeo non è inefficienza burocratica: è una scelta politica. È lo Stato che decide di non essere cliente e orchestratore dell'innovazione, ma solo il suo regolatore. Una scelta che ci costa la sovranità tecnologica.
Digitalizzare una burocrazia mal organizzata produce solo inefficienza digitalizzata. Troppo spesso si pensa di digitalizzare, non di innovare davvero — che non significa automatizzare il processo esistente, ma ripensarne la logica.
Quando lo Stato perde la capacità di comprare bene, di sperimentare, di adottare innovazione, innesca un meccanismo che si autoalimenta.
Le startup europee non trovano il loro primo grande cliente domestico. Devono guardare a mercati esteri per scalare. Si trasferiscono o vengono acquisite. L'ecosistema rimane frammentato. Lo Stato diventa sempre meno capace di innovare. Il ciclo si ripete e l'Europa si impoverisce.
La frammentazione non è solo geografica o burocratica, è culturale. La burocrazia premia la prevedibilità; l'innovazione prospera nel rischio. Lo Stato si misura sulla conformità; la tecnologia sulla scala e sull'impatto. Gli incentivi politici non sono allineati con l'approccio iterativo che l'innovazione richiede.
Cosa Servire
La dimensione dello Stato non è il problema. Servire governo efficace. E un governo efficace richiede tre cose che oggi mancano.
- Persone che sanno progettare e costruire tecnologia—ingegneri, data scientist, product manager—accanto ai policy maker tradizionali. Lo Stato non può comprare ciò che non capisce.
- Meccanismi di procurement che premiano l'innovazione, invece di cementare oligopoli. Ogni euro di procurement pubblico deve essere un investimento nel futuro, non una rendita.
- Capacità di sperimentare rapidamente. Non ogni politica deve essere permanente. Serve la libertà di provare, fallire, iterare.
La soluzione non verrà né solo dallo Stato né solo dalle startup. Servono connettori che parlino entrambe le lingue, che capiscano i vincoli della policy e le dinamiche di mercato, che possano trasformare 2 mila miliardi di euro di procurement da freno a motore dell'innovazione.
L'Europa ha il talento. Ah le risorse. Ha persino – sempre di più – la consapevolezza del problema.
Quello che manca è la capacità di esecuzione.
E quella si costruisce un progetto alla volta, un contratto alla volta, una partnership alla volta. L'Europa di domani vedrà la luce se sarà riconnessa dalla capacità dello Stato di diventare, di nuovo, protagonista dell'innovazione.
* Flavio Proietti Pantosti è l'italiano selezionato l'anno scorso per l'Obama Scholarship a New York.
** Leonardo Quattrucci è professore associato di innovazione presso Sciences Po aParigi.

