L’ultima ad entrare nel Patrimonio Mondiale dell’Unesco del Lazio è stata lo scorso anno la via Appia Antica, la Regina Viarum che da Roma ha visto – e vede ancora – transitare persone, idee, civiltà e pellegrini. È il sito numero sei dopo Villa d’Este, Villa Adriana, il centro storico di Roma, la Necropoli della Banditaccia di Cerveteri, la Necropoli di Monterozzi a Tarquinia.
Tuttavia la Regione Lazio vanta anche un Patrimonio Unesco dell’Uomo e della Biosfera come il Parco Nazionale del Circeo, due Patrimoni Naturali dell’Umanità ovvero la Faggeta Secolare dei Monti Cimini e la Faggeta Vetusta, nonché tre Patrimoni Immateriali: Macchina di Santa Rosa a Viterbo, antica Transumanza delle greggi e la celebre Corsa con la Cannata di Arpino in Ciociaria, inserita pochi anni fa grazie al famoso recipiente di terracotta utilizzato nell’antichità per il trasporto dell’acqua, portato in testa in perfetto equilibrio dalle donne durante la festa del Gonfalone e per questo inserito tra le “Buone pratiche Unesco per la salvaguardia dei giochi e sport tradizionali”.
Uno scorcio di Anagni
È stato un traguardo che non ha riguardato solo la città di Cicerone bensì l’intera comunità ciociara, un motivo in più per esplorare la provincia di Frosinone il cui nome è un omaggio alle cioce, tipiche calzature usate un tempo dai pastori.
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Anagni
Su e giù per la Ciociaria, la partenza è da Anagni, posizionata su una collina tra i Monti Ernici e la Valle del Sacco, nota come “Città dei Papi” per aver dato i natali a quattro pontefici: Innocenzo III, Alessandro IV, Gregorio IX e Bonifacio VIII. Legata anche alla vicenda dello storico Schiaffo di Anagni (7 settembre 1303) ovvero l’umiliazione di Papa Bonifacio VIII da parte degli emissari di Filippo IV il Bello che segnò la fine del conflitto tra il potere temporale del re di Francia e quello spirituale del papato, la cittadina offre verde a perdita d’occhio.
Un ambiente ideale per l’allevamento delle bufale, assai diffuso nel territorio. Come alla Fattoria Valle Martelli di Anagni o Nonna Pitta nel vicino borgo di Amaseno, che producono ricotta o stracchino di bufala dolci e cremosi dal sapore unico. Fanno felici tutti.
L’interno della Basilica di Santa Maria Annunziata ad Anagni (ph: iStock)
Passeggiando nel centro di Anagni, vicino alla cattedrale, in piazza Cavour, vale un pit stop spezzafame alla Macelleria Paniccia, per gustosi panini a base di salsiccia casereccia condita con la buccia d’arancia. Mentre, dopo aver visitato il Museo della Cattedrale, a pochi passi anche dalla dimora di Bonifacio VIII con la Cripta di San Magno, autentico tesoro d’arte medievale, a fine giornata si prenota una notte al Casale San Pietro, il cui proprietario italo-inglese promuove esperienze nel territorio.
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Fiuggi
Se Anagni è stata fondata dal dio Saturno, come racconta il mito insieme a Alatri, Atina e Ferentino (un tempo Antinum), proseguendo sulla SR155 si raggiunge Fiuggi, celebre per le sue acque termali, per i campi da golf e i centri benessere.
Fiuggi è famosa per le terme e le sue architetture sontuose, tra cui il Teatro comunale, ricavato nell’ex Grand Hotel della città
Poche macchine nel centro storico, meglio salire a piedi tra le case in pietra con una passeggiata lenta che permette un contatto più intimo con l’anima autunnale del luogo, soprattutto quando si varca la porta in legno della Taverna del Castello, osteria genuina di Pierantonio De Santis con tavoli accanto al camino o all’aperto affacciati sul panorama, se il tempo lo permette. Da assaggiare qui le sagnette fiuggine – pasta home made acqua e farina – con pesto di mandorle e rosmarino, oppure il saporito stinco di maiale brasato al Cesanese del Piglio, il vitigno autoctono.
Alatri
In un on the road di curve e tornanti lontani dai problemi di overtourism, fra casali in pietra, bufale al pascolo, ulivi e viti, la tappa successiva guidando sulla via Prenestina SR 155 è Alatri, con le imponenti mura ciclopiche e l’acropoli ben conservata: la cittadina racconta una storia antichissima che affonda le radici nell’epoca pre-romana ed è un esempio di architettura antica in Italia, simbolo delle città megalitiche laziali.
La mura ciclopiche e il leone di Alatri (ph: iStock)
Abbazia di Casamari
E se gli itinerari hanno anche valore come strumenti di pace, unione di popoli e sistemi per la salvaguardia delle comunità, il gusto della deviazione è puntare dritti a Veroli, per visitare l’Abbazia di Casamari, uno dei più raffinati esempi di architettura cistercense in Italia. Circondata da quiete e silenzio nella campagna laziale, Casamari (frazione di Veroli) è luogo d’incontro tra due cammini: la via Francigena e la via Benedicti, cammino quest’ultimo in corsa per ottenere il riconoscimento di “Itinerario Culturale Europeo” in virtù del valore universale del culto di San Benedetto.
Il chiostro dell’Abbazia cistercense di Casamari (ph: iStock)
Lo stile gotico cistercense privo di colori, decorazioni e intagli marmorei sottolinea da sempre la volontà di tornare a vivere nella povertà evangelica dei monaci dell’Abbazia di Casamari, che ancora oggi sono disponibili ad accompagnare turisti o pellegrini di passaggio attraverso chiesa, refettorio, chiostro e sagrestia seguendo la rotta del silenzio.
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