(di Laura Valentini)
C’è una verità di segno opposto a
quella processuale sul caso del ‘Mostro di Firenze’, emersa
dalle carte e dalle indagini e che potrebbe a breve portare a
una svolta nel segno di quella ‘pista sarda’ già emersa ma
inspiegabilmente archiviata a fine anni 80. Ne è convinto Pino
Rinaldi, giornalista d’inchiesta e autore di ‘Il mostro di
Firenze. La verità nascosta’ (Mursia, pp. 292, 17 euro), scritto
insieme al generale dei carabinieri Nunziato Torrisi, colui che,
all’epoca maggiore, per primo segui’ la ‘pista sarda’ e che
analizza l’impressionante serie di omicidi attribuiti al
‘Mostro’ fino alle novità emerse in questi ultimi mesi.
“Questo libro è una versione riveduta e ampliata, con cinque
nuovi capitoli, di un libro precedente che avevo dedicato al
caso con il titolo ‘Il mostro è libero se non è morto'” spiega
Rinaldi conversando con l’ANSA sul saggio che ripercorre punto
per punto le indagini mettendone in luce le criticità: “Non c’è
una prova, non c’è un testimone ma solo i racconti di un
collaboratore di giustizia che era un povero disgraziato che non
sapeva come mettere insieme il pranzo con la cena e quindi
questa persona deve recitare una parte , ma durante l’udienza si
sbaglia continuamente, è evidente che dice tante cavolate”. Il
libro ha per sottotitolo “la verità nascosta – spiega ancora il
giornalista, inviato storico di Chi l’ha visto e volto del
programma di La7 Ignoto X – e segue le vicende delle indagini
compresa la parte in cui il superpoliziotto cui si permise di
fare di tutto e di più cerca di dimostrare l’esistenza di un
secondo livello rispetto a questi tre personaggi, Vanni, Lotti e
Pacciani, i ‘compagni di merende’ che per anni con le loro
azioni avrebbero tenuto in scacco l’Italia. Ma il secondo
livello non si trovo’ mai: lui disse che era stato fermato
perché si stavano raggiungendo livelli altissimi; in realtà chi
fu fermato fu proprio Torrisi ovvero la persona che ha più
indagato sulla cosiddetta pista sarda e su una persona in
particolare che lui aveva attenzionato. Era arrivato al
nocciolo, come non fecero nè Pier Luigi Vigna né il giudice
istruttore Mario Rotella: tutto si era bloccato e dopo qualche
anno è ripartita la storia dei compagni di merende. Bisognava
arrivare a dei mostri e così è stato” afferma Torrisi per il
quale dire che Pacciani, Vanni e Lotti commisero i delitti
imputati al Mostro di Firenze “è una barzelletta”.
Nel libro , prosegue, “è tutto documentato e attraverso una
serie di analisi tutto torna perfettamente. Tra un mese, un mese
e mezzo, la Cassazione dovrà rispondere a una istanza di
revisione del processo che ha condannato i ‘compagni di
merende’; se verrà accolta si ricelebrerà il processo e questa
volta non sarebbe possibile non considerarli innocenti. Ora ci
sono delle nuove prove sia scientifiche che testimoniali che già
emersero all’epoca, ma oggi le cose sono andate avanti e la
Corte d’appello d’assise di Genova ha dichiarato che quella che
è stata presentata è una prova nuova. Io spero che la verità
venga finalmente alla luce e poi sarà compito della procura di
Firenze riaprire le indagini” osserva ancora il giornalista.
Il libro, che si apre con Rinaldi che contatta il generale
Nunziato Torrisi per intervistarlo durante un singolare viaggio
in treno, è certamente il saggio più documentato sull’intera
vicenda ma ha anche un doppio registro, quello di un romanzo
giallo. Scrive nella prefazione Valerio de Gioia, Consigliere
della prima sezione penale della Corte d’Appello di Roma: “Il
libro non racconta un fatto, te lo fa rivivere. Non descrive un
luogo, ti ci porta. Magia della scrittura immersiva e
dell’enorme lavoro di documentazione e dell’esperienza
dell’autore. Ma non poteva essere diversamente. Pino non fa il
giornalista di inchiesta, è un giornalista di inchiesta”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA

