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    Home»Guide»Follett, il mio Stonehenge tra storia e immaginazione – Libri – Narrativa
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    Follett, il mio Stonehenge tra storia e immaginazione – Libri – Narrativa

    admin5698By admin569812 Ottobre 2025Nessun commento5 Minuti di lettura
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    Follett, il mio Stonehenge tra storia e immaginazione - Libri - Narrativa
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    (Di Laura Valentini)
    Ci sono l’amore e la guerra, c’è una
    grande opera, un progetto enorme e un po’ folle da costruire per
    tramandare la propria identità e soprattutto tanta fantasia a
    sorreggere una narrazione che ha luogo in un’epoca antecedente
    alla scrittura, preistorica, indicata in 2500 anni prima
    dell’era comune. Non solo: con il suo ultimo romanzo, ‘Il
    cerchio dei giorni’ (Mondadori), Ken Follett si concentra su
    quello che a tutt’oggi è ancora un enigma per gli studiosi,
    Stonehenge, il sito neolitico del Regno Unito e le sue colossali
    pietre erette in cerchio la cui funzione è ancora oggetto di
    ipotesi.

       
    “Qui come in altri romanzi quello che mi interessa è creare
    un mondo immaginario dove attrarre lettori e lettrici al punto
    che si curino dei personaggi sul piano emotivo, che li abbiano a
    cuore” spiega lo scrittore britannico maestro di best seller, in
    Italia per presentare il nuovo libro. “Ogni romanzo storico ha
    per base dei fatti reali su cui l’autore immagina delle vicende:
    l’unica differenza che comporta scrivere un romanzo ambientato
    nell’età della pietra è che qui la base fattuale è molto
    ridotta, quindi ci è voluta più immaginazione. Ciò detto –
    prosegue Follett – non è un fantasy, non ci sono draghi o
    supereroi, è un romanzo storico e come tale poggia sul mondo
    reale: quello che ho cercato di immaginare o indovinare riguarda
    Stonehenge ma partendo sempre da elementi noti”.

       
    Oppure altamente probabili, come il fatto, narrato nel libro,
    che in precedenza sul sito che si trova a nord di Salisbury
    potesse esistere una struttura similare di legno. “Molti
    archeologi – sottolinea lo scrittore – pensano che prima di un
    monumento in pietra a Stonehenge ci fosse un monumento di legno
    e anche a me è sembrato più credibile che le persone della mia
    storia volessero ricostruire un monumento piuttosto che
    edificarlo dal nulla. Del resto, anche se ci piace pensare il
    contrario, i grandi eventi nella storia avvengono gradualmente,
    spesso impiegano tempo a diventare realtà: per me quello era già
    un sito importante e poi accadde qualcosa che fece pensare alla
    gente ‘in legno non va bene meglio in pietra’, e uno dei motivi
    è che un monumento in legno è soggetto agli incendi”.

       
    Autore tra i più popolari al mondo, Follett ha all’attivo 160
    milioni di copie vendute di suoi romanzi, tra cui rimane al top
    ‘I pilastri della terra ‘ che narrava l’edificazione di una
    cattedrale. “Mettere al centro di un romanzo la costruzione di
    qualcosa, un progetto, è una buona idea, un buon modello da
    seguire, con personaggi che sentono fortemente questa missione e
    magari incontrano delle avversità nel portarla a termine. Spesso
    l’edificio che vogliono costruire rappresenta qualcosa di
    spirituale: nel caso di Stonehenge è una lotta per tramandare la
    propria identità. I personaggi del libro pensano che quella
    costruzione sarà visibile a lungo e per migliaia (non so se
    sapessero ipotizzare milioni) di anni”.

       
    Ne ‘Il cerchio dei giorni’ ci sono calamità naturali e c’è la
    guerra: “tristemente – osserva l’autore – ci sono sempre state
    guerre perché gli scavi archeologici lo dimostrano con la
    scoperta in alcuni siti di migliaia di teste di freccia, non
    cinquanta che potrebbe far pensare a una partita di caccia: il
    che significa che ci sono state battaglie anche nell’età della
    pietra. Studiando gli scheletri si trovano sempre persone uccise
    violentemente, si vede dal tipo di fratture, è un fatto
    deprimente ma gli esseri umani hanno sempre fatto la guerra in
    tutta la storia”. Anche oggi ci sono tanti conflitti nel
    pianeta, e nonostante l’accordo tra Hamas e Israele lo scrittore
    si mostra scettico per il futuro dell’area: “naturalmente
    desidero la pace e la convivenza pacifica tra israeliani e
    palestinesi ma in questi anni a Gaza sono state poste le
    fondamenta per nuove guerre e nuovo terrorismo. E’ invariabile:
    nel Medio Oriente un atto di violenza ne genera sempre un
    altro”.

       
    Quanto alla scelta dell’ex premier britannico Tony Blair per
    la guida di un organismo internazionale che garantisca la
    transizione pacifica, Follett taglia corto: “non avrei scelto
    lui”. E in tema di laburisti al governo il giudizio dello
    scrittore di Cardiff, classe 1949, non è negativo sull’operato
    dell’esecutivo guidato da Keir Starmer: “E ‘indubbio che il
    governo laburista abbia vissuto un primo anno molto deludente:
    personalmente penso che gran parte delle cose fatte dal governo
    siano state buone cose, ma sono state molto mal presentate. Io
    penso che però ora ci si renda conto che non basta varare
    politiche giuste ma occorre presentarle anche in maniera
    convincente”. A ridosso dell’assegnazione dei Nobel pensa mai
    all’ipotesi di ricevere il premio assegnato a Stoccolma per la
    Letteratura? “No, e non ci tengo davvero; il motivo per cui
    scrivo – afferma con schiettezza l’autore – è quello di
    raccontare storie che vengano lette dal pubblico per puro
    piacere. Il premio viene assegnato a autori o autrici che
    producono un tipo di letteratura diversa, molto alta,
    intellettuale. Ma non è quello che scrivo io, non ho aspettative
    in questo senso e dunque non ho delusioni”.

       

    Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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