La Lega, primo firmatario il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, ha presentato ufficialmente in Parlamento una mozione – sottoscritta da tutti i deputati leghisti – per impegnare il governo “a sostenere la candidatura del presidente Donald J. Trump al premio Nobel per la Pace 2026, quale riconoscimento del suo ruolo di mediazione e del contributo alla pacificazione in Medio Oriente, condizionando tale sostegno al concreto svolgimento e alla realizzazione del piano di pace per Gaza”.
“Il premio Nobel per la Pace – ricorda la mozione – rappresenta il più alto riconoscimento internazionale conferito a chi abbia contribuito “al maggior bene dell’umanità” mediante la promozione della pace, della cooperazione tra i popoli e della soluzione pacifica dei conflitti”. La sua funzione non è solo celebrativa, “ma propulsiva e simbolica”, osserva la Lega citando tra i premiati Theodore Roosevelt (1906) Woodrow Wilson (1919) Anwar al-Sadat e Menachem Begin (1978) Yitzhak Rabin, Shimon Peres e Yasser Arafat (1994) e Barack Obama (2009).
“Tali esempi – si legge nelle premesse alla mozione – attestano come il premio Nobel per la Pace possa e debba essere conferito anche in chiave prospettica, quale incentivo alla prosecuzione di processi di pace, ovvero al consolidamento dei risultati diplomatici già avviati”.
Il “Piano di pace per Gaza”, promosso dall’amministrazione statunitense guidata dal presidente Trump, sottolinea ancora la Lega, “rappresenta ad oggi la più concreta e articolata proposta di cessate il fuoco e di stabilizzazione duratura dell’area, prevedendo una serie di misure e tappe politiche, umanitarie e di sicurezza, finalizzate alla smilitarizzazione di Gaza, alla ricostruzione civile e al riconoscimento reciproco delle parti”.
Un piano che, soprattutto, “è stato accettato da tutte le controparti, inclusa Hamas, segnando un evento di portata storica nella diplomazia mediorientale”. Ed è dunque da premiare “la mediazione che, sotto impulso della diplomazia statunitense, ha coinvolto attivamente Egitto, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania e Turchia, a conferma di un processo multilaterale di pace senza precedenti recenti nella regione”.
Viene infine valutato che “l’effettiva attuazione del piano di pace per Gaza, ovvero il mantenimento di un cessate il fuoco duraturo, sotto garanzie internazionali” potrebbe giovarsi di tale riconoscimento che potrebbe incoraggiare “tutti gli attori coinvolti, e in particolare la società civile israeliana e palestinese, a promuovere una cultura della pace e del reciproco rispetto”.

