Da “Made in Italy” a “Making Italy” è il cambio paradigmatico che suggerisce lo IAAD, l'istituto d'Arte Applicata e Design che fa parte del più importante network internazionale di scuole creative. Il direttore dell'istituto Alessandro Colombo e il responsabile di Social Innovation Design, Gianpaolo Barozzi, durante la masterclass alla Tech Week 2025 di Torino sono stati espliciti: il tempo della garanzia di provenienza, il sigillo che certifica la qualità, sono valori indiscutibili ma rischiano di diventare timbri appartenenti al passato, marchi da museo.
“Quindi dobbiamo mantenerlo vivo, rafforzarlo”, ha sottolineato Barozzi. E una delle strategie è certamente continuare a valorizzare il “fare”, essere attivi, immaginare, prendere dei rischi. “È un tema di processo, non di prodotto. È il futuro, non è nostalgia”.
In sintesi, come ha spiegato anche Colombo “make in Italy” non è un oggetto da custodire, ma un'opera aperta, che si fa nel tempo, che cresce insieme alle persone, alle tecnologie, alle comunità. Trasformare l'Italia in un laboratorio collettivo, dove imprese, scuole, artigiani, designer e cittadini non si limitano a produrre merci, ma generano cultura, relazioni, visioni.
Un intreccio virtuoso e dinamico di tre intelligenze complementari: “le mani che conoscono, le macchine che immaginano e le comunità che trasformano”. Fermo restando il fatto che “la creatività non si ricrea artificialmente”. Barozzi è convinto che si possa insegnare “tutto quello che c'è dietro, tutta quella che è la base culturale per far sì che poi nel momento in cui devi saltare nel vuoto sai che hai le ali”.
Colombo ha ricordato che “la creatività è anche la capacità di connettere e di riutilizzare ad alto livello di conoscenze esistenti, per creare nuova conoscenza. E in questo caso l'IA è un valido strumento di supporto, anche se rilevo che persino le imprese sono un po' indietro su questo fronte. Soprattutto sul come impiegarle. Porterà via quindi il lavoro ai creativi? Sì, ma solo a quelli mediocri”.
Entrambi hanno ribadito durante la loro masterclass che l'intelligenza delle mani non è mera esecuzione bensì una capacità cognitiva che dialoga con la materia, la interroga e la comprende. Per altro una delle convinzioni fondanti del pensiero pedagogico di Maria Montessori. Poi c'è l'intelligenza artificiale di cui non si può più fare a meno perché si candida a diventare partner creativo, un linguaggio che può generare forme inaspettate e simulare scenari complessi. Infine l'intelligenza sociale è la capacità di connettere, includere e costruire comunità. Senza questa intelligenza connettiva, ogni innovazione, per quanto brillante, rischia di diventare sterile o, peggio, escludente.
“CP Snow negli anni '60 ha scritto un libro interessante intitolato 'The Two Cultures: Humanistic and Humanism”. E ancora siamo divisi su questo, ma in realtà la nostra idea è che sfruttare e mettere l'IA al centro. Perché da una parte abbiamo la capacità dell'individuo di cambiare il mondo attraverso le proprie mani. E dall'altra la nostra capacità di cambiare e creare un impatto sociale insieme come comunità. Ma l'intelligenza collettiva, non solo l'intelligenza sociale e comunitaria, chiuderà il cerchio. E in tal senso l'istruzione è chiave”, ha rimarcato Colombo.
Il concetto di fabbrica del futuro e quindi di un nuovo Made in Italy nascerà, secondo gli esperti, nei luoghi della formazione e di cultura, più che dalle aziende. In fondo le arti applicate sono sempre state una forza motrice del paese: dai maestri del Rinascimento ai designer della Triennale, si è sempre manifestata la “capacità di tradurre idee in forme concrete”, quasi un atto politico, oltre che estetico.
“Oggi, le scuole devono diventare officine aperte, come sostiene Manzini. Non laboratori chiusi e iperspecializzati, ma hub porosi in cui si mescolano discipline, tecniche e cultura. La formazione del futuro dovrà essere: trasversale, critica e dinamica”. In pratica si parla di superare la divisione tra arti e scienzetra sapere umanistico e competenze tecniche. E poi educare a interrogare il senso e alle conseguenze del proprio lavoro.
“La possibilità di fare errori, il processo di errore è fondamentale. E la scuola è un luogo perfetto per impararlo”, ha puntualizzato Colombo.
Senza contare lo stimolo per abituarsi a una formazione continua, poiché ogni strumento è destinato a diventare obsoleto, soprattutto se digitale. Il “make in Italy” secondo i due referenti IAAD significa educare generazioni capaci di ibridare arti, scienze, AI e critica sociale. E quindi la priorità dovrebbe essere quella di “dar vita a nuovi modelli di formazione”.

