ELI SHARABI, ‘L’OSTAGGIO. 491 GIORNI DI PRIGIONIA, UNA FAMIGLIA SPEZZATA, UNA DENUNCIA CONTRO LA VIOLENZA, L’INDIFFERENZA E LA GUERRA’ (Newton Compton con la traduzione di Andrea Russo e Annachiara Biagini, Pag. 288, Euro 12,90).
“Cinque terroristi entrano ad armi spianate. Siamo tutti in pigiama; loro in uniforme, con i passamontagna e i kalashnikov. Ci hanno trovati: siamo io, mia moglie Lianne, le nostre bellissime figlie Noiya e Yahel, e il nostro cane. Siamo nella safe room di casa nostra; è un rifugio rinforzato che dovrebbe proteggerci dagli attacchi missilistici, non da intrusi come loro. Il cane abbaia spaventato. Non le piacciono gli sconosciuti. Il rumore attira il fuoco dei terroristi, e gli spari rimbombano contro le pareti. Sono assordanti. Io e Lianne ci gettiamo sulle ragazze per proteggerle, controllando che non siano ferite e gridando ai terroristi di smettere. Li imploriamo. ‘Non temete’, rispondono in arabo, e ci ordinano di consegnare i cellulari. Guardo le mie figlie negli occhi. Noiya ha sedici anni. Yahel appena tredici. Cerco di rassicurarle, dico che andrà tutto bene. Non gridano. Non piangono. Non dicono una parola. Sono paralizzate dalla paura. Non dimenticherò mai il terrore nei loro occhi”. Inizia così ‘L’ostaggio. 491 giorni di prigionia, una famiglia spezzata, una denuncia contro la violenza, l’indifferenza e la guerra’, il racconto di Eli Sharabi che di quella drammatica esperienza ha raccontato in questo libro ora pubblicato anche in Italia da Newton Compton con la traduzione di Andrea Russo e Annachiara Biagini.
Il 7 ottobre 2023 i terroristi di Hamas hanno assaltato il kibbutz Be’eri, distruggendo la vita tranquilla che Eli Sharabi aveva costruito con sua moglie Lianne, cittadina britannica, e le loro figlie adolescenti, Noiya e Yahel. Trascinato fuori dalla porta di casa a piedi nudi mentre la sua famiglia guardava con orrore, Sharabi è sprofondato nella soffocante oscurità dei tunnel di Gaza. Mentre sopra di lui infuriava la guerra, è sopravvissuto a 491 giorni estenuanti di prigionia, aggrappandosi alla speranza di poter, un giorno, ricongiungersi ai suoi cari. Quella di Eli Sharabi è una storia di fame e dolore, di sofferenza fisica, nostalgia, solitudine e impotenza che minacciano di distruggere l’anima. Ma è anche una storia di forza, di resilienza e del rifiuto dello spirito umano di arrendersi. È la storia del cameratismo forgiato nella prigionia, del potere silenzioso della fede e della risolutezza di un uomo che, malgrado tutto, continua a scegliere la vita.
Nel primo libro di memorie scritto da un ostaggio israeliano liberato, Sharabi offre un racconto di prima mano di cosa significa sopravvivere in condizioni inimmaginabili, resistendo a privazioni, isolamento, percosse fisiche e abusi psicologici da parte dei suoi rapitori. Eli Sharabi è oggi un attivista internazionale per la liberazione degli ostaggi. Ha condiviso la sua storia in sedi prestigiose come le Nazioni Unite, incontrato leader mondiali.
Questo memoir è il primo libro di un ostaggio israeliano liberato, è il bestseller più venduto in ebraico ed è in corso di pubblicazione in tutto il mondo. Nato a Tel Aviv da genitori yemeniti e marocchini, ha vissuto a Be’eri con la sua famiglia e ha ricoperto ruoli dirigenziali nel kibbutz e in aziende israeliane. Continua a impegnarsi attivamente nella causa degli ostaggi.
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