(di Laura Valentini)
Torna ‘Passato e presente’ uno dei
programmi più longevi della tv se si pensa che in questa nona
edizione, in partenza lunedì 6 ottobre, taglierà il traguardo
della millesima puntata: la nuova stagione della trasmissione
che realizza vere e proprie brevi monografie su un dato
avvenimento della storia utile a leggere l’oggi ricomincia da
Boccaccio, uno dei padri fondatori della letteratura italiana,
di cui a dicembre ricorre l’anniversario dei 650 anni dalla
morte avvenuta nella natia Certaldo. Ci saranno altri importanti
anniversari al centro del programma di approfondimento storico
condotto da Paolo Mieli, dai 250 anni dalla dichiarazione
d’indipendenza degli Stati uniti agli 80 anni del referendum
monarchia-repubblica trattati sempre “ricercando una chiave di
ingresso particolare: in nessuna puntata – spiega Mieli
conversando con l’ANSA – parliamo di un anniversario sic et
simpliciter. Lo facciamo attraverso un dettaglio da approfondire
e sempre in relazione alla necessità di trovare materiale
fotografico e di archivio: questo attraverso il lavoro di
tantissime persone di cui cito le capofila Alessandra Bisegna e
Sara Chiaretti”. ‘Passato e presente’ ospita anche una pattuglia
di giovani storici che si affiancano a professori universitari o
esperti di un dato periodo e che “in tanti casi – afferma il
conduttore – abbiamo visto crescere: sono coltissimi, le loro
competenze vanno dai fenici alla bomba atomica. Diciamo che il
nostro programma invece di compatire i ragazzi o ospitarli nel
ruolo di tronisti ha mostrato la realtà diversa di una
generazione che ha studiato e ha avuto successo proprio grazie
all’applicazione e allo studio”.
In onda su Raitre dal lunedì al venerdì alle 13,15, orario in
cui molti sono al lavoro, poi alle 20.30 su Rai Storia e sempre
disponibile su RaiPlay, ‘Passato e presente’ negli anni si è
costruito uno zoccolo duro di appassionati che preferisce il
programma alle news dei telegiornali di quella fascia oraria
(anche in replica totalizza circa 400mila spettatori) ma che
comunque se lo va a cercare: “andiamo in onda d’estate e
d’inverno, tutti i giorni anche a Natale e Capodanno (se non
capitano di sabato e domenica) ed è successo che durante la
pandemia la gente che stava a casa per non vedere i tg che
parlavano solo di covid ha cominciato a seguirci, molti su
RaiPlay o Rai Storia, e così ci siamo ritrovati un pubblico
enorme, siamo diventati un programma molto noto. Il segreto da
una parte sono i ragazzi, i giovani storici di cui dicevo che
sono sessanta/settanta segnalati dai loro professori come i
laureati migliori di tutte le università italiane, dall’altra il
fatto che siamo come un orologio svizzero, un meccanismo dalla
ritualità rassicurante tutta dedicata all’approfondimento di un
tema visto da un angolo visuale il più possibile inedito”. Ci
sono anniversari quest’anno, come quello della morte dell’allora
premier israeliano Yitzhak Rabin il 4 novembre 1995, che più di
altri si potrebbero prestare a una riflessione sul presente:
“Mai in nessuna puntata del programma si trova un riferimento
diretto alle cose del giorno; le nostre puntate sono fatte per
durare nel tempo, prima di tutto perché devono poter andare in
replica. E’ una delle leggi che ci siamo dati, le puntate si
vedono nelle scuole, devono essere ‘eterne’, cerchiamo inoltre
di essere il più possibile obiettivi: ‘Passato e presente’ ti
deve dare le categorie per capire il presente, ma non è mai il
presente giornalistico. Il giornalismo invecchia, il giorno
dopo, un’ora dopo può non valere più niente. La storia no”
sintetizza Mieli. Anche quest’anno ci sarà un filone dedicato ai
grandi romanzi come chiavi di lettura di un’epoca: “penso che
una puntata dedicata al Gattopardo o ai Vicere di De Roberto
racconti molto bene la storia successiva all’unità d’Italia
anche se in questi casi il 90% della puntata viene dedicata
all’analisi del libro, la sua fortuna, le polemiche, e comunque
il resto serve a capire il periodo storico: così come parlare
del Cantagiro ci puo’ far comprendere meglio l’Italia del boom
economico” conclude Mieli.
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