«In meno di 8 mesi la malattia mi ha consumata. Con una violenza fulminea mi ha tolto le mani, le gambe, la parola. La vita è una cosa meravigliosa finché la si può vivere e io l’ho fatto». A causa della malattia che l’ha colpita, la Sla, Sclerosi Laterale Amiotrofica, Ada non può più parlare. Per questo ha affidato il suo video appello per l’accesso al fine vita, a una lettera letta accanto a lei dalla sorella Celeste. «Ho vissuto con ardore gioie e dolori, e ho sempre combattuto per quello in cui credo, come la libertà di scelta. Mi sono rivolta alla mia ASL, coinvolgendo anche il tribunale, chiedendo ora quella libertà per me stessa: poter scegliere una vita dignitosa e una morte serena, vicino alla mia famiglia, nel mio Paese, quando la mia condizione diventerà definitivamente insopportabile».
Dopo il diniego da parte dell’Asl alla richiesta di accesso al suicidio assistito, Ada, seguita dal collegio legale coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’associazione Luca Coscioni, ha presentato un ricorso d’urgenza al tribunale di Napoli. Nel corso dell’udienza è stata concordata una nuova valutazione medica, di cui Ada è ora in attesa dei risultati. «E ho intenzione di combattere per questo diritto finché ne avrò le forze. Ma quanto è crudele dover sprecare le ultime forze per una guerra?» , continua Ada.
Secondo l’azienda sanitaria, Ada, che il 5 ottobre parteciperà al Convegno dell’associazione Luca Coscioni a Orvieto, non soddisferebbe tre dei quattro requisiti richiesti dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale (Cappato-Antoniani) per accedere alla morte volontaria assistita in Italia. L’unico requisito riconosciuto è quello della patologia irreversibile di cui soffre Ada. Mancano, secondo l’azienda sanitaria, la volontà di procedere con la morte volontaria assistita, la dipendenza da trattamento di sostegno vitale e la presenza di sofferenze ritenute intollerabili dalla paziente. «Ada sta affrontando una prova straordinariamente difficile. La legge e la Corte costituzionale tutelano il diritto all’autodeterminazione dei cittadini, anche nelle scelte riguardanti la vita e la morte», ha commentato l’avvocata Filomena Gallo. «È responsabilità delle istituzioni e delle autorità sanitarie garantire che questo diritto venga rispettato senza indugi».
In Italia, dove fino ad oggi sono 16 le persone che hanno ricevuto il via libera per l’accesso al suicidio assistito, non esiste ancora una legge nazionale che regoli in modo organico il diritto al fine vita. L’accesso al suicidio assistito è al momento regolato dalla sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale che ha in parte depenalizzato l’art.580 del Codice penale.

