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    Home»Persone»Olly: «Non cerco più di fare l’artistoide, voglio fare canzoni che possono cantare tutti. Ci resto male quando dicono che sono costruito a tavolino»
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    Olly: «Non cerco più di fare l’artistoide, voglio fare canzoni che possono cantare tutti. Ci resto male quando dicono che sono costruito a tavolino»

    admin5698By admin56984 Ottobre 2025Nessun commento6 Minuti di lettura
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    Vanity Fair Italia
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    Olly torna con Tutta Vita (Sempre), la nuova edizione dell’album già certificato quattro volte disco di platino e per tredici volte al primo posto della classifica FIMI. Prodotto da July, il disco aggiunge cinque inediti a brani che hanno già segnato il percorso del cantautore genovese, da Questa domenica a Depresso fortunato, passando per Balorda nostalgia, vincitrice di Sanremo, e Per due come noi con Angelina Mango. I nuovi brani – Così così, Il brivido della vita, Come noi non c’è nessuno, Occhi color mare e Buon Trasloco – raccontano una maturità crescente e segnano una svolta verso sonorità più organiche e suonate, con l’uso di strumenti come sax e armonica. «Sentirmi vivo è una cosa che mi porto dentro da sempre. Non significa per forza fare follie, ma anche le cose semplici: scrivere ti amo su un marciapiede, ballare nudo per casa, seguire il vento. Con questo album mi sono lasciato trasportare di più, anche grazie a July. Andare al bar a prendermi un caffè non sarà più come per tutti gli altri, ma non rinuncio. Sto riscoprendo anche la bellezza di parlare con chi mi ferma, invece di limitarmi a una foto».

    Il legame con i suoi amici e il rapporto con i social sono stati al centro anche del caos mediatico della scorsa estate, legato alla famosa tovaglia sporca con accuse varie di maleducazione. Olly rivendica la sua posizione: «Su 365 giorni all’anno, 364 non ci riprendiamo. Capita raramente, perché siamo una compagnia di amici, e io ho una compagnia che mi protegge. In qualche modo devo essere protetto dai rischi che ci sono nell’essere oggi un personaggio pubblico. Anzi, sono orgogliosissimo dei miei amici: siamo dei grandi quando siamo insieme. Fa parte del voler vivere: andare a prendere un caffè, fare le mie esperienze, anche accettando di essere chiacchierato. A volte si viene giudicati per cose normalissime, che però fanno notizia solo perché non si vedono spesso persone famose farle. Certo che c’è un po’ di gelosia dei momenti miei, ma ormai di mio c’è poco: la musica è la cosa più mia del mondo. Quella la condivido volentieri. Il resto, una volta condiviso, non è più affar mio: io pago le responsabilità per quello che dico, non per quello che gli altri capiscono».

    Proprio la musica resta al centro anche nella scrittura: «Non è mai costruito a tavolino, però sappiamo riconoscere quando una cosa è cantabile. Le mie canzoni devono poter essere cantate da tutti. Non cerco più di fare l’artistoide, voglio dirti le cose nel modo più chiaro». Un esempio è Così così: «La portammo dal vivo la prima volta nel 2023, acustica, e la gente si affezionò a quella versione. Poi è arrivata la collaborazione con Angelina ed è stata bellissima. Il pubblico ha avuto un peso enorme nella decisione di inserirla nel disco». Dopo il successo dei concerti sold out de La Grande Festa e dei due ippodromi, Olly è pronto per il suo primo tour nei palazzetti. Il Tutta Vita Tour 2025-2026 partirà dall’RDS Stadium di Genova il 4 ottobre e toccherà le principali città italiane con 20 appuntamenti tutti esauriti, da Milano a Roma, da Firenze a Napoli, fino a Bari ed Eboli. Il tour invernale si concluderà a marzo, ma Olly è già proiettato a Il Gran Finale Tour, con tre date evento nello Stadio Luigi Ferraris di Genova il 18, 20 e 21 giugno 2026, tutte sold out in tempi record, e due nuovi appuntamenti speciali: il 30 giugno al Rock in Roma e il 3 luglio alla Reggia di Caserta: «Mi sono preparato come un matto. All’ippodromo è andato tutto come speravo, anche la pioggia è arrivata nel momento giusto, quasi da film. È stata una presa di consapevolezza: abbiamo unito 80.000 persone in due giorni. Questa è la vittoria più grande. Lo stadio di Genova è una tappa unica: non enorme ma simbolicamente potentissima. Chiudere lì due anni così folli è l’unico modo giusto. Mi sembra un segno incredibile del destino che l’ultimo ad averci suonato sia stato Vasco. È casa mia, e per i miei coetanei sarà il primo evento di quel tipo mai vissuto a Genova. È un onore e una responsabilità enorme».

    Dentro il repack trova spazio anche un brano speciale: «Buon trasloco è il pezzo che ho ascoltato di più, anche se è il più intenso e pesante. Racconta la storia del papà di July, che è mancato proprio quando usciva il disco. Lui non l’ha mai spiattellata troppo, ed è rimasta una cosa intima. Ma attraverso la musica è diventata universale. Dentro c’è anche la fisarmonica che suonava suo padre. È come un iceberg: sotto c’è tantissimo che non si vede, ma arriva lo stesso». Non mancano riflessioni sulle polemiche seguite a Sanremo: «Una sera mi sono messo a leggere tutti i commenti e da lì è nata una canzone. È stato un modo per esorcizzare. All’inizio non capivo bene come gestirmi, ma ora sono più distaccato, più centrato sul mondo reale. Credo che il confronto non vada mai negato. Non ce l’ho con una categoria in particolare: se mi invita Striscia la Notizia non ci vado, ma se si parla di musica con qualcuno che la capisce sì. Non voglio che parlino per me, preferisco essere io a dire le cose». E ancora: «Ci rimango male quando dicono che sono costruito a tavolino. Dentro di me so benissimo di non esserlo e non esserlo mai stato. C’è ancora chi mi vuole etichettare così, ma non posso farci nulla».

    Anche il rapporto con il rap è chiaro: «L’approccio alla scrittura resta quello, ma adesso non ho pezzi rap in cantiere. Amo il genere e se un giorno mi verrà lo farò. Però ho capito che c’è chi lo fa meglio di me, mentre io riesco a esprimermi meglio altrove». Infine, uno sguardo ai concerti che verranno: «Cambierà un po’ la scaletta, posso finalmente permettermi di togliere pezzi e inserire altro. Non voglio esagerare con effetti extra, preferisco che la musica resti al centro. Sul palco sono me stesso, nel bene e nel male».

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