«Vi rendete conto che con delle barchette a vela, la Flotilla ha provato a sfidare un ricercato internazionale che si crede Mosè. Una Flotilla di barchette senza armi, senza violenza e senza l’aiuto degli Stati, portavano cibo, incubatrici per i bambini, portavano l’idea di un corridoio umanitario, portavano un messaggio di pace, portavano la difesa del diritto internazionale ma soprattutto portavano una speranza per l’umanità». È tornato Maurizio Crozza, e il primo monologo della nuova stagione di Fratelli di Crozza, in onda il venerdì sera in prima serata sul Nove e in streaming su Discovery+, ha deciso di dedicarlo alla Flotilla e alla Striscia di Gaza. «Per me sono degli eroi, eppure li hanno chiamati provocatori e irresponsabili», ha continuato riprendendo le parole della premier Giorgia Meloni pronunciate nei giorni scorsi. «Dunque, a Genova sullo scoglio di Quarto, vicino dove vivo io, c’è un monumento con i nomi di mille irresponsabili. Faccio notare che senza questi irresponsabili non ci sarebbe l’Italia, perché c’è un momento nella storia in cui se vuoi cambiare le cose devi essere irresponsabile per forza».
Da genovese, Crozza trova la sua metafora a pochi passi da casa: sullo scoglio di Quarto, dove nel 1860 partirono i Mille di Garibaldi, «mille irresponsabili» che decisero di sfidare l’impossibile. Poi prosegue elogiando il Paese sceso in piazza in tutta Italia in solidarietà con il popolo palestinese e la Global Sumud Flotilla. «Oggi l’immagine dell’Italia è questa, erano anni che non vedevo un’Italia così bella, guarda che belle queste due bandiere, due popoli, due Stati, senti come suona bene. Con gli ultimi arrivi, i Paesi all’Onu che riconoscono lo Stato di Palestina sono 157 su 193, rimangono fuori solo gli amici degli Stati Uniti e alcuni piccoli Paesi sottosviluppati tipo l’Eritrea e l’Italia. Ma questa è acqua passata, perché adesso c’è il piano di pace».
Nella seconda parte Crozza ha invece analizzato il piano di pace presentato da Donald Trump insieme al Netanyahu, sottolineando quanto sia bizzarro che proprio chi porta avanti questa guerra oggi sia promotore di pace. Ma c’è un perché, ricorda Crozza, è nascosto sotto il mare della Striscia di Gaza e si chiama gas.

