Da una parte le comodità di una metropoli moderna, dall’altra l’atmosfera di una capitale a cavallo tra Oriente e Occidente, con le scritte ancora in cirillico. Sofia, una delle città più antiche d’Europa, trasuda cultura turca e russa: dominata da ottomani e sovietici, oggi è finalmente libera. E quasi tutti i giovani ormai parlano inglese. Arrivarci è facile: la si raggiunge in un’ora e 50 minuti da Milano con voli low cost.
È una capitale inclusiva: qui convivono in pace una delle più antiche moschee e la più grande sinagoga dell’Est europeo, con molte meravigliose chiese ortodosse. L’Art Nouveau domina, tra maestosi palazzi, parchi e boulevard. E poi ci sono locali dove gustare una cucina a base di prodotti freschi provenienti dalle campagne e dagli allevamenti locali, inebrianti spezie, carni prelibate, accompagnati da vini doc di gran qualità (dal Cabernet Sauvignon al Riesling, dal Merlot allo Chardonnay) e grappe profumate. Una città dove fare shopping di oggetti che non si trovano altrove, dai cosmetici alle essenze a base di rose, simbolo del Paese.
Shopping e nightlife, tra Tsar Shisman e Vitosha
Questi sono gli ultimi mesi in cui si usa la valuta locale, il lev: dal 2026 la Bulgaria sarà inclusa nell’Eurozona, 19 anni dopo essere entrata in Europa. Già si paga quasi ovunque con carta di credito, tuttavia conviene effettuare un cambio per le piccole spese ai mercati e per i taxi, molto economici. Concedersi un weekend, poi, è ancora più conveniente, perché gli hotel costano meno, essendo orientati alla clientela business.
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Settembre e ottobre sono i mesi migliori, con il clima ancora mite e le fioriture autunnali. Il centro è molto sicuro, di giorno e di notte, in buona parte pedonale e lo si esplora volentieri anche per scoprire i tanti localini sorti negli ultimi anni, i negozietti di design nella zona di Tsar Shisman Street, dietro l’incrocio di strade chiamato Largo, o nelle traverse di Vitosha Boulevard.
Musei e monumenti a Sofia
Bellissimo anche il suo nucleo verde, con sontuosi edifici un tempo appartenuti a ricche famiglie, ora sede di istituzioni e ambasciate, luoghi di culto e musei monumentali. Su tutti spicca il Museo nazionale archeologico, ospitato in un ex moschea ottomana in piazza Burov, che espone i meravigliosi ori dei Traci (tel. +359.2.98.82.406). Attorno, una periferia di palazzoni e case slabbrate, eredità del mondo sovietico. La si attraversa per andare alla chiesa di Boyana, con il magnifico ciclo di affreschi medievali Patrimonio Unesco, in un bosco ai piedi del monte Vitosha, a circa nove chilometri dal centro.
Un graffito in Graf Ignatiev Street, nel cuore di Sofia (ph: iStock)
I mercati di Sofia
In tre giorni Sofia − che ha cambiato nome sei volte e alla fine è stata chiamata così in omaggio al termine greco che indica sapienza e saggezza − si lascia scoprire. E solletica la voglia di esplorare tutta la Bulgaria. Per esempio, a 26 chilometri dalla capitale si trova il Pozzo sacro di Gărlo, frazione del comune di Breznik, gemellato con Sardara, in Sardegna: risale al II millennio a.C. ed è quasi identico a quelli nuragici. Una meta per cui vale la pena allungare il viaggio, tra boschi, cicogne e monasteri. Ma non prima di aver colto l’anima balcanica della città.
Il Tsentralni Hali, mercato centrale della capitale bulgara (ph: iStock)
A cominciare dai mercati. C’è quello degli ebrei, Halite, con i suoi odori forti di spezie e verdure, lo street food, gli oggetti di artigianato artistico come maschere, camicie, opere in legno. C’è lo Zhenski Pazar o mercato delle donne, ancora più autentico, in pieno centro. E c’è il mercato coperto del 1911, il Tsentralni Hali, che oggi sembra un supermercato radical chic, ma conserva uno stile neorinascimentale con elementi barocchi, la torre dell’orologio a tre quadranti e lo stemma della città sulla facciata.
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Chiese, moschee e sinagoghe: Sofia multiculturale
Non lontano sorgono la sinagoga di Sofia (1909), visitabile come un museo, in stile neomoresco con elementi Art Nouveau, e la moschea Banya Bashi (1576), che merita uno sguardo non frettoloso per i suoi volumi monumentali, opera del grande architetto ottomano Mimar Sinan. Nei pressi, tra fontane e giardini, al posto del Museo storico di Sofia dovrebbero riaprire le Terme municipali, bellissime, con elementi bizantini, che erano in funzione sino a quarant’anni fa e risalgono al 1913: nell’attesa, ci si può ristorare attingendo alle fontanelle pubbliche di acqua caldissima.
L’interno della moschea Banya Bashi, opera dell’architetto ottomano Mimar Sinan, risalente al XVI secolo (ph: Mari Mollica)
Si prosegue fino alla fermata della metro Serdika (l’antico nome tracio della città), accanto alla quale si vedono le fondamenta del Foro romano: risalgono al periodo in cui Costantino il Grande voleva fare di Sofia la Caput mundi dell’Impero d’Oriente (IV secolo). Tra gli scavi spicca la suggestiva chiesetta medievale di Santa Petka (XI secolo), scoperta solo dopo la Seconda guerra mondiale.
Adesso si imbocca Vitosha Boulevard, il lungo viale della vita mondana tra negozi, bar e ristoranti con terrazze, che termina in uno degli spazi verdi più belli, Yuzhen Park, polmone attorno al Palazzo nazionale della cultura (NDK), dove si alternano mostre, concerti, festival, proiezioni su otto piani e 13 sale affrescate e decorate (ndk.bg).
Il ristorante Moma Bulgarian Food and Wine
In effetti, la qualità dell’offerta culturale sorprende. Ma anche la vita mondana è in fermento, tra un appuntamento al ristorante-giardino Made in Blue, una cena nel mitico Moma, arredato come un atelier di Antonio Marras, un aperitivo sul rooftop del raffinato Sense Hotel, aperto da poco e con vista sulla Cattedrale Aleksandr Nevskij dalla cupola dorata. Costruita nel 1882 in memoria dei 200 mila soldati russi, ucraini, bielorussi e bulgari che morirono nella guerra russo-turca del 1877-78, è la seconda più grande dei Balcani: alta 45 metri, neobizantina, vanta al suo interno un museo di icone, oltre a decorazioni di artisti provenienti da tutta Europa.
La mappa di Sofia
Non lontano, ecco la chiesa di Santa Sofia, che dà il nome alla città (VI sec.), austera fuori e ricca dentro di una splendente iconostasi. Tutto attorno spiccano sontuosi palazzi del secolo scorso dipinti di giallo. Anche la pavimentazione lungo Tsar Osvoboditel Boulevard è in mattoni di marna color ocra, realizzata per celebrare il matrimonio dello zar Ferdinando, agli inizi del ‘900. Un tempo passeggiare qui era un piccolo lusso, oggi bisogna fare attenzione a non scivolare. Ma di notte, quando la strada riflette le luci dei lampioni, sembra di muoversi dentro una fiaba.

