«Gli volevo bene». Mario Ocone, 23 anni, è il figlio maggiore di Salvatore Ocone, che martedì all’alba, a Paupisi, ha ucciso a colpi di pietra la moglie Elisabetta Polcino e il figlio quindicenne Cosimo, ferendo gravemente la figlia Antonia, 16 anni. Di perdonarlo, Mario sembra non volerne sapere, come spiega al Corriere: «Probabilmente no».
Lui non era in casa al momento della tragedia: si trovava a Rimini, dove lavora in una pizzeria. Appena avvertito dai carabinieri, si è precipitato a Paupisi. «Che mio padre soffrisse di depressione ormai lo sanno tutti, ma nessuno era mai arrivato a pensare che potesse accadere una cosa del genere. Lui prendeva i farmaci, era seguito. L’ho sentito l’ultima volta venerdì sera e abbiamo fatto i soliti discorsi. Era tutto normale», racconta.
Parlando della famiglia, Mario chiarisce: «Sì, qualche litigio tra lui e mia madre capitava, ma come in tutte le coppie. A casa nostra non c’era un ambiente malato. E sono sicuro che se ci fossi stato io tutto questo non sarebbe successo».
Adesso Antonia è ricoverata all’Istituto neurologico Mediterraneo di Pozzilli, in provincia di Isernia, in terapia intensiva e in coma farmacologico. «Nei prossimi giorni potremo avere il quadro della situazione. Per ora ha subito un intervento delicato ed è in coma farmacologico. Dobbiamo aspettare», spiega Mario. La lunga attesa tra quando la ragazza è stata ferita e il ricovero, circa nove ore, complica ulteriormente il lavoro dei medici, che stanno cercando di salvarle la vita.
Secondo le indagini, i due ragazzi sono stati colpiti in casa e poi trascinati fino all’auto. Salvatore Ocone ha trascorso un’intera giornata chiuso nella sua auto con i corpi dei figli, di cui uno deceduto. Grazie a due frame degli impianti di videosorveglianza, i carabinieri hanno ristretto l’area delle ricerche nei dintorni di Campobasso, e una pattuglia in elicottero ha individuato l’auto parcheggiata in campagna, mezza nascosta tra due balle di fieno.
Durante l’interrogatorio con il procuratore facente funzioni di Benevento, Gianfranco Scarfò, Ocone ha confessato di aver colpito la moglie perché «lei aveva sempre un atteggiamento aggressivo nei suoi confronti». Mario Ocone, invece, smentisce categoricamente questa versione.
Gli accertamenti dei carabinieri hanno confermato che Salvatore Ocone era affetto da «psicosi cronica» e nel 2011 era stato sottoposto a Tso. Ma non risultano precedenti denunce né interventi dei servizi sociali nei confronti della famiglia Ocone.

